Stefano Romano
La chiesa di S. Stefano al Vomero
Dall’Archivio di una Chiesa di Campagna
Ed. Ecclesiae Domus, Napoli, 2009.

366 pagine
Euro 20,00 – in vendita presso le principali Librerie Religiose

Presentazione di Mons. Armando Dini, Arcivescovo Emerito di Campobasso-Boiano
Introduzione di Antonio La Gala, studioso e scrittore di storia, urbanistica ed architettura.
A corredo del testo:
82 riproduzioni fotografiche di documenti, carte geografiche, illustrazioni e stampe antiche.
109 fotografie attuali (a colori) e storiche (in bianco e nero stampate con tecnica a colori)
41 riproduzioni fotografiche di spartiti del Puzone
2 riproduzioni fotografiche di spartiti del Sanfiorenzo

Stefano Romano

La chiesa di S. Stefano al Vomero. Dall’Archivio di una Chiesa di Campagna
Ed. Ecclesiae Domus, Napoli, 2009.

La Storia dispone delle opere umane a proprio piacimento. Ne conserva alcune, ne sacrifica altre, apparentemente senza alcun comprensibile criterio di scelta. Questo è ciò che molti pensano in merito alle vicende dei beni storici, specie in una città come Napoli che non è mai stata risparmiata dalle immani distruzioni avvenute nel corso dei secoli e, negli ultimi decenni, causate dalla II Guerra Mondiale (i bombardamenti che hanno devastato il Centro Storico e incendiato persino la Basilica di Santa Chiara), dalle catastrofi naturali e soprattutto dall’incuria.

L’amore per la propria città e per il patrimonio artistico che possiede ha da sempre animato la penna di don Stefano Romano, sacerdote, professore di conservatorio, organista, compositore, storico e soprattutto Napoletano come pochi. Egli –lottando contro l’insensibilità generale che spesso circonda ed opprime le anime più sensibili– ha raccolto, scritto e testimoniato con prove reali e concrete quanto è grande Napoli, dal punto di vista musicale, da quello organistico ed organologico, e soprattutto da quello artistico (nonostante le perdite, le distruzioni, le spoliazioni, le alterazioni, gli orrori di ogni periodo storico). I suoi volumi “L’Arte organaria a Napoli” rappresentano una pietra miliare non solo per chi si occupa strettamente di organologia ma anche per appassionati di musica ed arte sacra. Oggi egli presenta ai suoi lettori un’ulteriore perla a completamento della preziosa collana costituita dalle sue opere: una monografia sulla chiesa di Santo Stefano al Vomero.

Come suggerisce il sottotitolo era una chiesa di campagna, edificata nelle dimensioni attuali nel XVIII secolo (compare ed è chiaramente identificata in una mappa del 1775), per devozione di un privato benestante, Marco di Lorenzo, su un terreno di sua proprietà ai limiti della collina del Vomero (che a quell’epoca faceva parte di un’area ancora integralmente rurale). Rimase chiesa di campagna, dunque, fino agli inizi del XX secolo quando iniziò –dapprima lentamente poi sempre più impetuosamente e freneticamente– l’urbanizzazione di tutta la collina vomerese e del circondario.

In questo volume c’è innanzitutto la grande passione dell’Autore, presente in tutte le precedenti opere, che qui s’intreccia fortemente con innumerevoli ricordi personali e familiari oltre a rare testimonianze raccolte in lunghi anni. Tutto ciò però non distoglie mai l’Autore dalla consueta imparzialità e tantomeno lo lascia indugiare su facili romanticismi o stucchevoli oleografie. Al contrario: il rigore dello storico e l’impegno del ricercatore emergono in ogni pagina e si manifestano chiaramente nella ricca documentazione d’archivio e nella raccolta d’immagini fotografiche che l’Autore ha cercato, trovato, esaminato e riportato nel volume con profonda sensibilità.

L’edificio sacro vide scorrere intorno a sé la vita di persone umili, quali contadini e pellegrini, ma anche di nobili e potenti signori che, in quegli stessi anni, si facevano costruire le loro imponenti dimore di campagna nei dintorni. Tra questi il Duca di Salve, Antonio Winspeare (Napoli, 1822-1918; sindaco della città dal novembre 1875 all’aprile 1878) e sua moglie Emma (Emmanuella) Gallone di Tricase che sono stati (insieme a molti altri) fra i grandi benefattori di questa chiesa e la cui grande Villa è nelle adiacenze ed è oggetto di recenti restauri.

Forse per questo motivo fu sempre affidata a rettori di particolare sensibilità che ne fecero il centro di un’intensa attività culturale, oltre che religiosa. Spicca in particolare la figura di Padre Vincenzo Cerrito che resse la chiesa nei decenni tra la fine del XIX secolo e l’inizio del successivo.

In quegli stessi anni si avvalse della collaborazione di un valido musicista che scrisse inni religiosi i cui spartiti sono stati esaminati e trascritti da don Stefano (la cui madre e le cui zie avevano imparato a memoria tali melodie facendo parte del coro femminile di questa chiesa).

Il musicista era Raffaele Puzone, insegnante di pianoforte al Reale Conservatorio “San Pietro a Majella” (maestro –con Nicolò d’Atri e Florestano Rossomandi – di musicisti quali Enrico de Leva e Francesco de Leone), noto anche come direttore d’orchestra, compositore di brani inusuali (sua è una fantasia per due pianoforti a 8 mani: ciascun pianoforte va suonato da due pianisti), e promotore della rinascita della musica di Domenico Cimarosa nel centenario della sua morte (1901).

Come accennato, l’Autore narra con dovizia di documentazione anche ricordi familiari e personali, tra cui il matrimonio dei propri genitori, qui celebrato il 29 giugno 1912, la sua frequentazione della chiesa e l’incontro conla Famiglia Patrizi–cui resterà sempre legato da profonda amicizia– e con padre Carlo Massa, sua guida e padre spirituale, e l’impegno personale –coronato fortunatamente da insperato successo– per evitare che un’altra famiglia di privati cittadini, subentrata nella proprietà dell’edificio, ottenesse dall’Arcivescovo di Napoli la “riduzione allo stato profano” (sconsacrazione) della cappella per ampliare un adiacente esercizio commerciale a carattere finanziario.

A conclusione c’èla “Preghieradel Musicista”, che l’Autore ha rinvenuto sulla cantoria della chiesa di San Gioacchino a Via Orazio, il cui testo in Latino, di nobile ispirazione, è tale che l’Autore stesso ne attribuisce la paternità a San Tommaso d’Aquino.

Se la Storia ha consentito a questa chiesa di arrivare fino ai nostri giorni (è stata anche restaurata, ed è tuttora officiata anche se saltuariamente dato che l’ultimo rettore stabile ne è stato il compianto Don Salvatore Naddeo), la lettura di questo volume ce ne fa comprendere ampiamente le ragioni: la Storia non opera secondo criteri di scelta incomprensibili, dunque, ma in base a fatti certi e identificabili. Bisogna saperli cercare, trovare e documentare. E sempre troppo pochi sono coloro che sanno farlo…

novembre 2009