da Graziano Fronzuto | 5 Dic, 2012 | Musica
L’organo della Basilica di
San Pietro ad Aram – NAPOLI
TAMBURINI (1950)
di Graziano Fronzuto
Registri
[Azionati da placchette collocate in fila unica orizzontale al di sopra del II Manuale]
I Manuale – Grand’Organo
| 1 Ripieno [grave] 6 file 2 Ripieno [acuto] 3 file 3 Decimaquinta 2’4 Ottava 4’
5 Flauto a Camino 4’
6 Flauto Traverso 8’ |
7 Dulciana 8’ 8 Principale 8’ 9 Principale 16’10 Voce Umana 8’
11 Tromba 8’ |
Unioni ed Accoppiamenti
| 12 Unione I – Ped 13 Unione Tastiere 14 Ottava Acuta I – Ped15 Ottava Acuta I – I
16 Ottava Acuta II – I
17 Ottava Grave II – I |
18 Unione II – Ped 19 Ottava Acuta II – Ped 19 Ottava Acuta II – II21 Ottava Grave II – II |
II Manuale – Espressivo
| 22 Oboe 8’ 23 Concerto Viole 8’ 24 Gamba 8’25 Eufonio 8’
26 Salicionale 8’
27 Bordone 8’ |
28 Fugara 4’ 29 Flauto 4’ 30 Flauto in XII 2’2/3’31 Silvestre 2’
32 Pieno 3 file
33 Tremolo |
Pedale
| 34 Subbasso 16’ 35 Contrabbasso 16’ 36 Bordone 8’37 Basso 8’ |
38 Principale 8’ 39 Ottava 4’ 40 Violoncello 8’ |
Accessori
5 Combinazioni Aggiustabili generali; Combinazioni Fisse
Pistoncini per Annulli
Pistoncini e Pedaletti di richiamo Unioni8’e Combinazioni Aggiustabili
Staffa Crescendo Generale
Staffa Espressione al II Manuale
Pedaletti Ripieno I, Forte II, Tutti
Estensione: Manuali di 61 note (Do1–Do6); pedaliera di 32 note (Do1–Sol3).
Collocazione in corpo unico sulla cantoria fondale absidale.
Cassa non presente.
Mostra di canne dell’ordine di 8’ disposte ‘a palizzata’ con disegno a 5 cuspidi.
Note
Non ho trovato notizie su organi precedenti (forse esisteva un organo settecentesco collocato sulla parete fondale, su una cantoria i cui pannelli sono stati ripresi dall’attuale basamento della mostra); questo attuale è stato realizzato per il Giubileo 1950 su progetto di Ferruccio Vignanelli.
Grazie alla collocazione fondale risuona molto bene in chiesa, anche più di quanto le sue effettive dimensioni sembrerebbero consentire. Nonostante un abbandono quasi decennale, si è conservato in condizioni accettabili tanto da permettere un rapido ripristino funzionale nell’autunno 2011 ad opera di Gian Marco Vitagliano e Alessandro Giacobazzi su iniziativa dell’organista Giovanni Picciafoco per tenervi un concerto già nel gennaio 2012.
Ho potuto suonare questo strumento il 2 gennaio 2012 grazie a Giovanni Picciafoco, con Gian Marco Vitagliano.
Nel corso del sopralluogo ho notato i numerosi stemmi Basilicali (chiavi di San Pietro intrecciate al manico dell’ombrello –o “baldacchino”– papale che le sovrasta; tali stemmi indicano anche la Sede Vacante tra un pontefice e l’altro e sono propri delle basiliche romane) disseminati nella chiesa ed il sacrista mi ha detto che tali stemmi ricordano che questa è la prima basilica dedicata a San Pietro (per storia e per importanza) dopo quella Vaticana.
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da Graziano Fronzuto | 4 Dic, 2012 | Musica
L’organo della SS. Annunziata di Airòla (BN)
Andrea Bassi da Ravenna (1679–85)
di Graziano Fronzuto
Registri:
(azionati da manette in ottone, poste in due file verticali a destra della Tastiera; nomi dei Registri scritti a penna su carta incollata)
– Principale 8’ [Mostra da Do 8’]
– Ottava – Principale II 8’
– XV – Flauto [in XII]
– XIX – Voce Umana
– XXII
– XXVI
– XXIX
– Tiratutto
[ – Contrabbassi 16’]
[ – Doppia Uccelliera]
Estensione
Tastiera di 48 tasti (Do – Do) cromatica con prima ottava “stesa” senza primo Do #; Pedaliera “a leggio” di 12 tasti (Do – Do) cromatica stesa senza primo Do #.
Collocazione
Sulla Cantoria monumentale sopra l’ingresso principale della chiesa.
Cassa e Mostra
Splendida Mostra composta da canne del Principale 8’, disposte a tre cuspidi [ 13 / 11 / 13 ] con canne centrali di ciascuna cuspide “a tortiglione”; il campo centrale è leggermente convesso; la Cassa è di splendida fattura, probabilmente disegnata da Dionisio Làzzari o da suoi allievi (Pietro Ghetti e Bartolomeo Ghetti hanno lavorato all’Altar Maggiore della Chiesa) con decorazioni dorate e con lo stemma cittadino sopra il campo centrale recante il motto “A.G.P.” (Ave Gratia Plena).
Note
L’Organo della SS.ma Annunziata di Airola, di immenso valore, è forse il massimo capolavoro superstite dell’organaro Andrea Bassi da Ravenna che lo realizzò nel 1679–80.
Vale la pena di sottolineare che vi sono notevoli analogie fra l’organo della SS. Annunziata di Airola e quello dell’omonima chiesa di Gaeta (costruito da Giuseppe De Martino nel 1685–89): i due strumenti hanno caratteristiche troppo simili fra loro e troppo rare per l’epoca in cui sono stati costruiti (a pochissimi anni di distanza) per poter parlare di mera coincidenza. Entrambi hanno tastiere di 4 ottave, di cui la prima ottava è –cosa rarissima per l’epoca– cromatica “stesa” priva di Do #. L’organo di Gaeta ha meno registri: non ha né flauti né Voce Umana né il Principale II, e ciò lo rende più schiettamente “Napoletano” per l’epoca in cui fu costruito (mentre lo strumento di Airola –che invece ha quei registri– è stato costruito da un organaro Ravennate trapiantato a Napoli: basti pensare che la Voce Umana divenne in effetti onnipresente negli Organi Napoletani dopo il 1700 circa).
Fra i carteggi del XIX sec. a proposito dell’organo conservati nell’Archivio Storico dell’Istituto della SS.ma Annunziata di Gaeta, si nota che alcuni organari del tempo (Sarracini, Colameo, Ruggieri ecc.), chiamati a studiare il restauro di quell’organo, avevano l’intenzione (poi attuata solo in parte) di aggiungervi: Contrabbassi, Flauto, Voce Umana e soprattutto il “Principale II 8’ ” (successivamente per• tali aggiunte si sono limitate ai pedali e ai relativi Contrabbassi 16’, elementi appunto risalenti a metà del XIX sec.: originariamente non c’erano). Mi sono chiesto più volte come mai volessero fare tali aggiunte e la risposta l’ho trovata solo ad Airola: tali organari conoscevano evidentemente l’organo di Airola e, aggiungendo all’organo di Gaeta tali registri, i due strumenti sarebbero stati (almeno dal punto di vista della disposizione fonica) pressocché uguali !
Vi sono poi elementi stilistici che fanno decisamente ritenere che la cassa d’organo e la cantoria di Airola siano stati disegnati dallo stesso grande architetto che ha disegnato quelli di Gaeta: Dionisio Làzzari. La cassa dorata dell’organo di Airola è dimensionalmente poco più grande di quella di Gaeta (difatti essa ospita una mostra di 8’, mentre a Gaeta è di 6’, ed è sistemata su una cantori d’ingresso alquanto più grande di quella di Gaeta, posta invece su una parete laterale del presbiterio), ma le lesene, le cornici, i capitelli e ogni minimo dettaglio decorativo delle cassa del primo e del secondo sono assolutamente identici (anche se poi la cassa di Gaeta è stata realizzata in maniera più raffinata e con maggior accuratezza d’intaglio). Inoltre, i due organari (Andrea Bassi ad Airola e Giuseppe De Martino a Gaeta) avranno certo avuto modo di scambiarsi opinioni e modalità costruttive, infatti in entrambi gli strumenti le canne di piombo sono lavorate da una lastra sottilissima ed in modo estremamente raffinato.
Tuttavia l’effetto scenografico dell’insieme organo/cantoria, accentuato sia dalla collocazione (sopra la porta d’ingresso, insolita all’epoca nella zona) sia dalle grandi proporzioni rispetto alle dimensioni della chiesa, ricorda in modo palese soluzioni adottate nel medesimo periodo in Roma (basti pensare alla sistemazione dell’Organo di Giuseppe Testa in San Giovanni dè Fiorentini, 1680), cosa che comunque non stupisce perché il Beneventano era all’epoca sotto il diretto dominio Papale e quindi manteneva un certo contatto culturale sia con l’intorno sia con lo stato d’appartenenza.
Nei secoli, l’organo si è mantenuto alquanto inalterato (ad eccezione di alcuni interventi di accordatura e di ripulitura nel corso del XVIII e XIX sec.), ed era tenuto in grande considerazione dagli Airolani. Solo a partire dagli anni ‘ 50 del XX sec. l’organo ha conosciuto un lento degrado, accentuato dai danni del terremoto del novembre 1980 (in tale stato, una fotografia dell’organo venne pubblicata, insieme a quella dell’Organo della Congrega del Purgatorio sempre in Airola, attribuibile allo stesso Andrea Bassi, nel secondo volume de “L’Arte Organaria a Napoli” di Stefano Romano, Arte Tipografica – Napoli, 1990).
Si giunse al restauro grazie all’impegno del Dott. Michele Del Viscovo, sindaco in quegli anni, che, conscio del valore dello strumento e conscio dei precisi doveri della Pubblica Amministrazione (che è proprietaria del complesso dell’Annunziata), riuscì ad ottenere il finanziamento necessario dalla Regione Campania e a salvare l’organo. Il restauro fu condotto con grande serietà dalla Famiglia Zanin di Codroipo, e seguito da Oscar Mischiati; l’organo fu inaugurato da Andrea Marcon nel 1992.
Nel frattempo lo stesso Dott. Del Viscovo effettuò ricerche presso l’Archivio di Stato in Benevento rintracciando il Contratto e stabilendo con assoluta certezza la paternità dello strumento e la sua integrità (tutti i registri sono originali). Poi, il Dott. Del Viscovo pubblicò le notizie raccolte, le sue considerazioni e quelle di Francesco Zanin nel libretto “Storia di un Organo Restaurato” fuori commercio, edito nel 1992. In effetti l’organo di Airola è forse l’unico strumento in territorio Napoletano di grandi dimensioni ad aver ottenuto il meritato serio restauro.
Al momento del mio sopralluogo (dicembre 1995), compiuto insieme ad Antonella su invito del Dott. Del Viscovo, purtroppo l’organo appariva danneggiato inopportunamente: vi erano stati lavori di restauro al soffitto (oggetto di lavori di restauro ordinati dalla Soprintendenza: anche le tele del Finoglia erano state temporaneamente rimosse e portate al laboratorio di restauro) e non erano state prese sufficienti precauzioni, e dunque l’organo risultava letteralmente invaso da polveri di cemento e minuti calcinacci. Oltretutto, un fulmine aveva bruciato gran parte dell’impianto elettrico che era stato sostituito da cablaggi di fortuna (in vista della mia visita, il Dott. Del Viscovo aveva fatto eseguire una riparazione di fortuna dell’impianto elettrico stesso), ma nessuno si era avveduto dell’insuonabilità dell’organo in quanto, dopo il concerto inaugurale e dopo una successiva visita di Francesco Zanin, nessuno pare fosse più salito in Cantoria.
Riportato nuovamente in condizioni adeguate nel 1997, è stato nuovamente riutilizzato.
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da Graziano Fronzuto | 6 Nov, 2012 | Musica
Sinfonia n.3 “con Organo” di Camille Saint-Saens.
Camille Saint-Saëns: Sinfonia n.3 in Do Minore (1886) dedicata a Franz Liszt
I. [I.1] Adagio – Allegro moderato — [I.2] Poco adagio
II. [II.1] Allegro moderato – Presto — [II.2] Maestoso – Allegro
Questa Sinfonia gode di uno straordinario successo sin dalla sua prima esecuzione, avvenuta a Londra presso la St. James Concert Hall il 19 maggio 1886, con la direzione dell’Autore in un concerto organizzato dalla Royal Philharmonic Society, committente della Sinfonia stessa. Il monumentale lavoro, all’inizio privo di dedica, fu offerto dall’Autore alla memoria Franz Listz, scomparso il 31 luglio 1886. L’organo, costruito nel 1869 da Gray & Davidson dotato di una sola tastiera, pedaliera e 22 registri, era stato ampliato nel 1882 da Bryceson. La sala della prima esecuzione fu demolita nel 1905 e al suo posto è sorto l’hotel Piccadilly.
Nel lontano 1988, tornando a casa con il CD appena acquistato [Chicago Symphony Orchestra diretta da Daniel Barenboim, Gaston Litaize al grande organo Gonzales della Cattedrale di Chartres con “mix” realizzato in fase di montaggio] lessi sulla fiancata della metropolitana questa frase:
<non c’è giorno così luminoso da impedire alla notte di calare; non c’è notte così buia da impedire al sole di sorgere>
in cui l’anonimo autore aveva sintetizzato una poetica ovvietà. La frase tornava a risuonare nella mia mente mentre ascoltavo la Sinfonia e, inaspettatamente, me ne forniva una utile chiave di lettura che tuttora mi sembra alquanto valida.

Nel contempo, suggerisco di osservare attentamente il dipinto “Il Sole” di Giuseppe Pellizza da Volpedo, che aiuta a visualizzare bene i singoli passaggi da un movimento all’altro della Sinfonia. Com’è noto, il dipinto può essere letto sia come il mesto inizio del tramonto (osservandolo dall’alto verso il basso) sia come una trionfante alba radiosa (osservandolo dal basso verso l’alto).

La Sinfonia si apre con l’orchestra che, lentamente ma inesorabilmente, comincia a brillare di luce propria. I temi si susseguono dapprima sommessi, poi più insistenti finché diventano forti e severi come una dura giornata di fatica sebbene vissuta in un mattino luminoso e splendente. I ribattuti degli archi e dei legni, contrapposti alle note lunghe degli ottoni materializzano entrambi gli aspetti del giorno: vita quotidiana e luce.
Ma il giorno lentamente si avvia a conclusione. Il sole scende sull’orizzonte: è il crepuscolo. L’orchestra ha detto tutto quello che poteva dire con i propri strumenti (per quanto numerosi e vari) dunque non può che zittirsi pian piano per chiamare, o meglio invocare, il suono dell’organo.
Con l’organo –che entra in scena con fondi dolci e Voce Celeste– scende morbida e quieta la notte, il sonno ristoratore. E qui la vena melodica dell’Autore davvero tocca vette angeliche. Organo e orchestra si fondono e cantano insieme e descrivono una notte stellata ed idilliaca. Ma non tutta la notte è così, le tenebre si addensano, la luna e le stelle vanno via. Il pizzicato dei violoncelli evoca ombre cupe e il battito del cuore che aumenta di intensità. Gli archi e l’organo tornano a cantare. Ma sono destinati pian piano a rinunciare. Anche l’organo –alla fine– tace e, nell’andar via, lascia il campo all’oscurità.
Incubi mostruosi turbano la quiete della notte: il ribattuto degli archi, i timpani, i fiati. La notte è violentemente percossa. Ma non è ancora tutto: ecco il pianoforte, strumento che produce i suoni grazie alla percussione di corde di freddo acciaio, suonato a quattro mani, sembra evocare la tachicardia che assale il sognatore turbato da visioni orribili; il ribattuto ossessivo degli archi e dei fiati martella la mente. Folletti impazziti, al suono del triangolo e dei piatti, ridono sarcasticamente. Segue la ripetizione dell’incubo. E’ la catastrofe, è il pozzo senza fondo, il buio tremendo che tutto sommerge. Ancora una volta l’orchestra, arricchita dal suono di pianoforte, dice tutto quello che può dire e dopo aver sconvolto l’atmosfera sfuma lentamente i suoi suoni. L’incubo finisce e finisce la tenebra che si congeda in un diminuendo fino al limite dell’udibile. Basta. Le voci dell’orchestra sono finite nuovamente, la notte stenta ad andare via. Deve pur finire. Deve succedere qualcosa.
E finalmente il sole sorge, evocato da un FF dell’organo che spazza via tutto e ricrea il respiro. Qui l’organo deve essere davvero molto sonoro e molto potente, altrimenti non fa alcun effetto! Subito dopo, ancora il pianoforte con le sue note percussive tenta di evocare gli incubi appena scacciati, ma è questione di secondi e cessa definitivamente.
Il sole è sorto e il giorno alla fine trionfa. Sempre più solennemente, sempre più grandiosamente…
commento alla Sinfonia di Graziano – già pubblicato in un Forum sotto nickname