da Graziano Fronzuto | 22 Giu, 2022 | Musica
Josef Rheinberger
Sonate n.9 in Si minore op 142, n.11 in Re minore op 148
Wolfgang Baumgratz
all’organo Sauer della Cattedrale di San Pietro di Brema
CD Motette n.12271
Per chi è Rheinbergeriano credente e praticante come me, ricevere in regalo questo CD da mia sorella (che aveva visitato Brema per motivi di lavoro) è stata una vera manna dal cielo, non solo per la rarità del CD (acquistato nella sacrestia del Duomo) ma anche per la qualità dell’incisione. L’interprete, Wolfgang Baumgratz, era all’epoca organista titolare del Duomo e Direttore dell’Accademia Musicale di Brema, ed era in possesso di doti interpretative notevoli.
Il CD si apre con la Sonata n.9 in Si minore op.142, articolata in Preludio, Romance, Fantasia, Fuga; prosegue con un Preludio e Fuga in do minore; un Preludio e Fuga in re minore; un Preludio e Fuga in mi minore; e si chiude con la stupenda Sonata n.11 in Re minore op.148, articolata in Agitato, Cantilène, Intermezzo e Fuga.
L’organo Sauer è tra i migliori da lui costruiti; si tratta di un organo gigante (riesenorgel) particolarmente adatto alle architetture sonore di Rheinberger, purché interpretate con il giusto pathos e il giusto afflato romantico. Baumgratz è in possesso di tutto ciò e lo dimostra in tutti i pezzi. Soprattutto la Sonata n.11 dimostra le sue capacità (anche se vorrei che un giudice imparziale comparasse la sua esecuzione con la mia in San Giovanni Bosco del CD di cui a quest’articolo QUI).
L’organo del Duomo di Brema fu costruito nel 1893 e più volte modificato e ampliato fino alla rimozione della cassa gotica avvenuta nel 1950 e alla sua ricollocazione negli anni ’80 del XX sec.; oggi è composto da 98 registri azionati da 4 manuali e pedaliera.
Le esecuzioni di Baumgratz sono raffinate, ricche di suggestioni romantiche, ineccepibili dal punto di vista tecnico un po’ meno da quello artistico: un po’ più di pathos e di rubato nelle sonate di apertura e chiusura non avrebbero certo guastato. Per contro nei tre preludi e fuga intermedi, Baumgratz dimostra una grande grazia e un profondo senso di equilibrio.
Il libretto, in Tedesco, Inglese e Francese, riporta la storia dell’organo e il curriculum di Baumgratz, ignorando totalmente i pezzi. C’è la disposizione fonica completa dell’organo e le foto della facciata della chiesa e della mostra dell’Organo, oltre a una foto dell’organista (in b/n).
Il CD, fra i più pregiati della mia collezione, è consigliabile a tutti gli amanti di Josef Gabriel von Rheinberger e a tutti gli appassionati degli organi Sauer, fra i migliori strumenti presenti in territorio tedesco.
Giugno 2022
Graziano Fronzuto
da Graziano Fronzuto | 20 Giu, 2022 | Musica, News
Sarebbe bello vivere a Gaeta negli anni ’50 del XX sec., quando ogni chiesa aveva il suo organo (spesso un positivo napoletano ottocentesco, ma c’era); purtroppo in pochi decenni è andato tutto perduto e la mentalità corrente è del tutto a-musa nei confronti della musica sacra.
Nella Cappella del Camposanto c’è un organo costruito da Luigi Pirollo nel 1958 con materiali preesistenti; non è più sulla cantoria ma posto a pavimento, faccia al muro, con i mantici e tutti gli accessori al loro posto. Era un organo perfettamente restaurato da Giuseppe Ponzani nel 2005 e ricollocato nella chiesa di San Nilo, dove i suoi suoni brillavano come non mai. Poi è stato fatto parroco Antonio Cairo, a-muso acclarato, che lo ha ridotto al silenzio e fatto portare di nuovo nella cappella del Camposanto nelle miserevoli condizioni in cui si trova ora. Mi sono offerto di farlo trasferire a mie spese nella chiesa di San Carlo, di proprietà comunale e con una vasta cantoria adatta a contenere l’organo, ma dal Comune mi hanno fatto sapere che hanno altri non meglio precisati progetti su quell’organo, che intanto continua a languire nello stato in cui si trova.
A San Paolo mi sono offerto di donare io un organo, di 16 piedi, quindi dal suono profondo e adatto alla chiesa, ma il Comitato Parrocchiale, pur di non rinunciare a tre file di posti, ha declinato l’offerta senza nemmeno chiedere scusa.
Alla SS.Addolorata c’era l’organo costruito nel 1907 da Giuseppe Rotelli da Cremona su progetto di Franco Michele Napolitano, costruito per volontà della Madre Fondatrice Maria Pia della Croce, perfettamente restaurato dal compianto Carlo Soracco nel 1996. Quando sono andate via le Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia era rimasto abbandonato; ho dovuto faticare le classiche sette camicie per convincere la Madre Superiora Generale di ricollocarlo in un altro loro istituto e finalmente nel 2018 è stato ricollocato nel convento di Capriglia (SA) da Gian Marco Vitagliano.
Nella Cattedrale c’era un organo Continiello del 1980, costruito con i fondi di risarcimento danni di guerra; non aveva mai funzionato bene ma almeno era composto da materiali di buona fattura (le canne per esempio erano del cannifonista Scotti); dopo i lavori di “restauro” della cattedrale è scomparso. Pare che sia stato ceduto all’organaro Girotto a parziale pagamento della cassa vuota simmetrica all’organo della SS.Annunziata, sta di fatto che ora sta nella chiesa di S.Francesco ad Ozieri, nel centro della Sardegna. Nel frattempo è stato portato in Cattedrale l’organo del Seminario Arcivescovile, costruito nel 1892 da Carlo Alboreto da Napoli e restaurato nel 1994 dal compianto Carlo Soracco. E’ stato collocato su una pedana a ruote che ne consente un minimo di spostamento.
Nella SS.Annunziata c’è l’organo storico costruito nel 1685-89 da Giuseppe de Martino, organaro della Regia Cappella di Napoli, costruito secondo le direttive del Maestro della Regia Cappella Alessandro Scarlatti, che l’avrebbe suonato attorno al 1690 durante uno dei suoi viaggi tra Napoli e Roma. Ma il restauro di Alessandro Girotto del 2009, sia pur riportando l’organo sopra la cantoria sinistra (da dove era stato rimosso nel 1927 per essere portato nel coretto delle orfanelle, chiuso dietro la grata di coronamento del polittico absidale e da dove era stato rimosso nel 1980 per essere collocato SOTTO la cantoria) non si è rivelato duraturo, dopo pochi anni le meccaniche della tastiera hanno in buona parte ceduto, incantando i tasti corrispondenti.
Nel frattempo è stata costruita, ad un prezzo esorbitante, la cassa simmetrica sulla cantoria destra, dove non c’era mai stato un organo (sembra che quello destinato alla cantoria destra sia stato acquistato dalla Cattedrale, che l’ha ceduto alla chiesa di S.Michele a Itri dove fu distrutto dopo la II Guerra Mondiale).
Per ripristinare l’organo storico è stato stilato un preventivo dall’organaro Puccini; mi sono offerto di pagarlo io, ma il rettore (che è anche parroco della cattedrale, don Antonio Centola) ha accampato scuse di vario genere (tra cui il rifacimento dell’impianto elettrico) e non me l’ha consentito, ovviamente senza scusarsi.
La cifra che avevo destinato agli organi di Gaeta me la sono tenuta io e ne ho fatto un investimento immobiliare, per cui non avrò la possibilità di fare nulla per gli organi di Gaeta. Non fa nulla, i gaetani non se lo meritano.
Resta funzionante l’organo di S.Giacomo, per quanto piccolo e composto da registri in derivazione o in prolungamento (suonano sempre le stesse canne di due o più registri), e per quanto le canne visibili non suonino (sono state pagate come canne vere ma non suonano) funziona nonostante l’incuria grazie alla buona costruzione Mascioni.
Giugno 2022
Graziano Fronzuto
da Graziano Fronzuto | 17 Giu, 2022 | Musica
From Stanley to Wesley Vol.2
Jennifer Bate
Vari organi inglesi
CD Unicorn Kanchana DkP 9099
Ancora una Antologia suonata magistralmente da Jennifer Bate: stavolta alle prese con un repertorio squisitamente Inglese.
St. Michael’s Mount (organo Avery, 1786), Maurice Greene Voluntary in C minor; The Dolmetsch Collection (organo Snetzler 1764), John Stanley Voluntary Op.6 n.7 in G major; Adlington Hall (organo Bernard “Father” Smith, 1693), John Stanley, Voluntary Op.7 n.2 in C Major, Voluntary Op.5 n.9 in G Major; Kenwood House (organo England, 1790), Georg Fridrich Handel, Fuga in La minore; The Dolmetsch Collection, Samuel Long, Voluntary in D minor; St. Michael’s Mount, William Walond, Voluntary in B minor; Kenwood House, James Nares, Introduction and Fugue in F Major; Everingham Chapel (organo Allen, 1839), William Russell, Voluntary in A minor; Killerton House (organo Gray, 1807), Samuel Wesley, Short Piece n.9 in F Major; Kenwood House, Voluntary Op.6 n,3 in C minor.
Come si vede, per ogni brano Jennifer Bate ha scelto l’organo più adatto. Si va da quello di Father Smith di Adlington Hall, costruito nel 1693, il più antico organo funzionante in Inghilterra (non dobbiamo dimenticare che durante il periodo Cromwelliano ci fu una vera e propria strage di organi cinque e seicenteschi, tanto che alcuni organari dovettero andare in esilio ed oggi i loro organi sono nella Francia settentrionale) all’organo Allen del 1839 della Everingham Chapel.
La carne al fuoco è tanta, per un CD di 58 minuti. Eppure i brevi brani incisi sono molto caratterizzati e ben scritti da non sfigurare con i brani più lunghi dello stesso periodo (si pensi alle Suites di Handel).
Sotto le mani (e i piedi) di Jennifer Bate questi organi relativamente piccoli (specie a confronto con i successivi organi vittoriani), composti da una sola tastiera (tranne qualche eccezione) e anche senza pedaliera, spiegano le loro ali e volano alti mostrando la loro tavolozza sonora più o meno ricca al meglio.
Ci si potrebbe chiedere come e quali siano i brani contenuti nel Vol.1 (nelle mie ricerche non l’ho mai trovato) ma penso che non siano qualitativamente né quantitativamente diversi da questi del Vol.2.
Il libretto, corposo ed integralmente in Inglese, descrive uno per uno gli organi utilizzati con tanto di collocazione geografica della Contea di appartenenza di ciascun sito; vi sono poi corpose note sui brani registrati e un accenno al curriculum di Jennifer Bate, che del resto non ha bisogno di presentazioni.
Qualche curiosità: St. Michael’s Mount è il dirimpettaio inglese di Mount-Saint-Michel in Francia. E’ anch’esso situato su uno scoglio collegato da una striscia di sabbia alla terraferma che si sommerge con l’alta marea. Qui c’è un organo storico; nel dirimpettaio francese c’è un organo degli anni ’60 del XX sec.
L’organo di Adlington Hall fu costruito per un matrimonio: sulla sua cimasa ci sono gli stemmi di entrambe le famiglie nobili dello sposo e della sposa; rimasto in sito per la passione musicale della famiglia proprietaria, è arrivato ai giorni nostri praticamente intatto. Anche il restauro è stato puramente conservativo limitato ad una pulizia delle parti e all’aggiunta di un elettroventilatore.
Il suono risultante è un po’ belante, ma bisogna tener conto che non esistono altri organi dell’epoca cui paragonarlo per poterne correggere l’intonazione, e si è preferito mantenerlo così com’era.
Insomma, il CD vale la pena di cercarlo ed acquistarlo poiché la grande arte di Jennifer Bate (1944-2020) risalta in pieno e il repertorio è fantastico.
Giugno 2022
Graziano Fronzuto
da Graziano Fronzuto | 15 Giu, 2022 | Musica
Two Centuries of British Organ Music
Jennifer Bate
Organo della chiesa di St. James a Muswell Hill, Londra
CD Hyperion CDA66180
Come fa presagire il titolo, il CD è una miscellanea di musica d’organo inglese dal XVIII al XX sec. scelta dalla esperta organista Jennifer Bate.
I brani incisi sono: Charles John Stanley, Voluntary in Fa; William Russell, Voluntary in La minore; Samuel Wesley, a scrap for organ; Samuel Sebastian Wesley, Holsworthy church bells e Introduzione e Fuga in Do diesis minore; Sir Hubert Parry, Fantasia e Fuga in Sol; Charles Wood, Prelude on “St Mary’s”; Sir Charles Villiers Stanford, Preludio su un tema di Orlando Gibbons op.105 n.2, Andante Tranquillo op.101 n.4, Allegro non troppo e pesante op.101 n.2.
Come si vede, si va dagli inizi del XVIII sec. agli inizi del XX in rigido ordine cronologico. L’organo, un Harrison & Harrison con tre manuali e pedaliera, regge bene l’ampiezza cronologica del repertorio grazie ai suoi timbri ben caratterizzati e ai suoi impasti sonori tutto sommato sorprendenti per un organo inglese del XX sec.
Sotto le mani (e i piedi) di Jennifer Bate l’organo mostra una tavolozza sonora inusitata; dal dolce al brillante, dal piano al forte, dal curioso all’inusuale, presentandoci i brani nella loro migliore luce. Anche i tempi sono sempre “giusti” anche se un po ’ di rubato in più soprattutto nei brani di Charles Villiers Stanford non avrebbe fatto male, anzi.
Jennifer Bate, all’epoca della registrazione (1985) dello LP (successivamente ristampato in CD) era già quarantenne e mostra una maturità ammirevole, forse perché il repertorio le è particolarmente congeniale. Va detto che l’organo utilizzato le era familiare sin da piccola poiché era l’organo progettato dal padre H.A.Bate e su cui egli fu organista per lunghi anni.
L’unico difetto che si può trovare nell’organo è l’assenza di un 32’ reale, anche tappato, mentre c’è una Gran Quinta 10’2/3’ per il 32’ acustico.
Jennifer Bate, nata nel 1944, è volata nelle Celesti Cantorie nel 2020 a 76 anni quindi questo disco ne commemora la figura come meglio non si poteva.
Il libretto -solo in Inglese- descrive i brani uno per uno (cosa assai rimarcabile), riporta la disposizione dei registri dell’organo e si conclude con una bella foto della organistA ed il suo curriculum.
In conclusione, un CD di raro pregio che merita spazio nelle collezioni di tutti gli appassionati di musica, soprattutto di quella inglese del periodo considerato.
Giugno 2022
Graziano Fronzuto
da Graziano Fronzuto | 10 Giu, 2022 | Musica
Jerusalem on High
Victorian Voluntaries and Concert Pieces for Organ
Based on Hymns, Chorales and Psalm-tunes
Graham Barber
Organo dell’abbazia di Tewkesbury
CD Hyperion CDA67356
Un organo di particolare importanza storica, preso a paradigma dell’arte organaria inglese nell’epoca Vittoriana, questo dell’abbazia di Tewkesbury è stato scelto da Graham Barber per suonare brani d’epoca Vittoriana ispirati a temi religiosi.
Si tratta di una miscellanea molto varia ed interessante: Felix Mendelssohn, Ouverture dell’oratorio Paulus (adattamento di William Thomas Best); Deward Silas, Fantasia sull’Inno a Sant’Anna Op 93; George Alexander Macfarren, Variations on the Psalm Tune “Windsor”; Oliver King, Prelude for Lent; William Spark, The ancient Vesper Hymn (Tema, Variazioni e Fuga); Charles Steggall, Postlude “Jerusalem on High”; Charles William Pearce, “Creator of the Starry Height” Op.25 n.1 e Corde Natus ex parentis poema sinfonico Op.27.
Come si vede, a parte Mendelssohn (che fu amico e maestro d’organo personale della regina Vittoria e del principe consorte Alberto), gli autori sono tutti inglesi del periodo Vittoriano, poco noti fuori dalla propria patria ma i cui brani liturgici sono tuttora eseguiti nelle liturgie inglesi soprattutto Anglicane ma non solo.
L’organo fu costruito nel 1631 da Robert Dallam per il Magdalene College a Oxford e fu trasportato nel palazzo di Hampton Court (dove sarebbe stato suonato da John Milton) nel 1690 dal nipote di Dallam, Renatus Harris. Nel 1737 fu acquistato dall’abbazia di Tewkesbury dove la facciata con canne riccamente decorate di Dallam si affacciava ad ovest mentre ad est fu costruita una nuova facciata da Thomas Swarbrik.
Significativi lavori furono eseguiti da John Holland nel 1796 e da Henry “Father” Willis nel 1848 che lo rese un perfetto organo di epoca Vittoriana. L’organo fu poi spostato più volte all’interno dell’abbazia fino alla collocazione attuale in due corpi ai lati del coro, con la ricostruzione della cassa di Dallam al completo e di quella di Swarbrik con il suo secondo Principale (udibile distintamente nel Preludium for Lent). I lavori furono conclusi nel 1997 da Kenneth Jones, con l’aggiunta di un corpo solo in abside. Lo strumento si presenta con 4 manuali e pedale con 68 registri.
I brani prescelti si basano tutti su temi religiosi per lo più Anglicani, e dimostrano la loro versatilità, in mano ad autori di grandi capacità, ad essere manipolati, variati, spostati dal basso all’acuto e viceversa ecc.
Un po’ quello che hanno fatto nei secoli precedenti i compositori tedeschi sulle melodie di Lutero e dei suoi coevi autori di Corali.
L’esecuzione di Graham Barber è sempre accurata ed attenta alle sfumature e alle nouances delle musiche; forse un po’ più di rubato quà e là non avrebbe guastato, anzi avrebbe reso più gustosi i brani più brillanti e quelli più meditativi. Tuttavia l’organo è sfruttato molto bene e appare in tutte le sue sfumature di timbrica e di contrasti piano e forte.
L’enigmatico titolo del CD si spiega con il titolo della traccia centrale, un bellissimo postludio ricco di sfumature e di pathos.
Come si vede c’è un po’ di tutto e l’organo risponde bene alle esigenze timbriche di ciascun brano grazie alle interpretazioni di Barber.
Il libretto -in solo Inglese- contiene note sui brani incisi, il curriculum dell’organista e la storia dell’organo, non sempre lineare per uno strumento storico di indubbio valore.
In conclusione, uno sguardo sulla musica dell’epoca Vittoriana non è errato anzi riserva ricche sorprese che impressioneranno tutti gli appassionati d’organo e soprattutto gli appassionati della musica del XIX Sec.
Giugno 2022
Graziano Fronzuto