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Stefano ROMANO

Stefano ROMANO

Stefano Romano è stato battezzato a Napoli il 7 gennaio 1928 nella parrocchia di Santa Maria della Consolazione a Villanova – Posillipo (costruita dall’architetto Sanfelice), nato nella settecentesca Villa Patrizi in una famiglia della piccola borghesia, da genitori molto attenti alla crescita culturale, spirituale ed artistica dei propri figli.  Il padre,che aveva fatto la prima Guerra Mondiale come bersagliere, e la madre con ben undici figli di cui l’ottavo fu proprio Stefano.

Per la quotidiana frequentazione di Villa Patrizi, ebbe come sommo benefattore ed educatore il cappellano dei marchesi Patrizi, padre Carlo Massa dei baroni di Galugnano, che celebrava quotidianamente la Messa nella cappella della villa, il quale fu fondamentale e determinante per la vita futura di Stefano Romano sia per la formazione religiosa che per lo sviluppo della sua personalità artistica.

Sempre per la quotidiana frequentazione di Villa Patrizi entrò in contatto in primissimo luogo con Livio, figlio di Agostino Patrizi e della marchesa Elisa Stevens, nato talento eccezionale di pianista ed allievo di pianoforte di Emilia Gubitosi che lo introdusse nella casa Gubitosi/Napolitano. Conservò l’amicizia con Livio Patrizi fino alla sua tragica fine. Per questa frequentazione entrò in contatto con membri dell’alta nobiltà di Napoli e dell’arte napoletana tra cui Bruno Canino, Francesco d’Avalos, i marchesi Carignani, i duchi del Pezzo di Caianello, la baronessa Franceschina Coppola-Picazio, la nobildonna Margherita Martelli di Soffiano (Firenze).

Dopo gli studi classici, ha frequentato la Pontificia Facoltà Teologica di Capodimonte Sez. San Tommaso d’Aquino ed è stato ordinato sacerdote dall’indimenticato Cardinale Marcello Mimmi. Negli stessi anni ha dimostrato una grande sensibilità verso la Musica Sacra ed un precoce talento musicale; dopo i primi studi con il maestro del duomo di Napoli Fortunato Scalella, fu accolto nel Conservatorio “San Pietro a Majella” da Franco Michele Napolitano, Alessandro De Bonis, Gennaro D’Onofrio ed Emilia Gubitosi, vi ha conseguito i Diplomi in Organo, Pianoforte e Composizione sotto la guida di valenti insegnanti tra cui, oltre ai suddetti, Renato Parodi e Domenico D’Ascoli ed anche, per breve tempo, Vincenzo Vitale.

Ha poi partecipato a vari corsi di perfezionamento sotto la guida di Fernando Germani e Luigi Dallapiccola presso l’Accademia Chigiana di Siena. E’ stato assistente ecclesiastico del Comitato Napoletano “Messa dell’Artista” e Presidente della Commissione di Musica Sacra presso la Curia Arcivescovile. Ha insegnato nei Conservatori di Foggia, Napoli ed Avellino. E’ Ispettore Onorario del Ministero dei Beni Culturali e membro della Commissione nazionale di organologia, nonchè Direttore del Segretariato Organologia dell’Associazione Italiana Santa Cecilia (A.I.S.C.).

Ha propugnato la conservazione degli organi storici e la costruzione di organi nuovi con criteri rigorosi ed artistici, affrontando a viso aperto le numerose opposizioni. Va ricordata la sua continua battaglia combattuta in ogni occasione (convegni, incontri, scambi epistolari ecc.) contro l’esodo di tantissimi organi napoletani venduti -o, più spesso, svenduti- dai titolari di chiese ed istituti ad antiquari, collezionisti ed appassionati di ogni parte del mondo; va anche ricordata la sua dura requisitoria contro i restauri poco rispettosi condotti da organari senza scrupoli e privi di ogni senso artistico.

Ha pubblicato monografie su organi storici di notevole interesse artistico, nonché articoli e saggi di argomento musicale e religioso. In alcuni scritti ha reso ampia giustizia a brani religiosi di lunga tradizione oggi sottoposti ad ingiustificate censure ed ha saputo sfatare luoghi comuni e dicerie con ricerche documentali ineccepibili e con uno stile espositivo di rara chiarezza e forza espressiva.

Ha unito all’attività di docente, di studioso e di scrittore un’intensa carriera concertistica che ne ha rivelato le qualità di finissimo e rigoroso interprete, soprattutto nel campo della musica dei maestri napoletani, dai quali ha ereditato in linea diretta la cultura e la sensibilità artistica.

Molti suoi allievi sono oggi apprezzati organisti e noti musicisti, contribuendo a confermarne la fama di caposcuola e degno successore del maestro Napolitano.

Anche nella sua famiglia non mancano talenti artistici di particolare bravura come i suoi nipoti David Romano (violinista) e Diego Romano (violoncellista), professori dell’orchestra sinfonica nazionale “Santa Cecilia” di Roma la cui madre, Marisa Carretta-Romano, è rinomata insegnante di pianoforte al Conservatorio di Napoli. Sono tra l’altro fondatori del sestetto “Stradivari”, che si esibisce con pregevolissimi strumenti.

L’instancabile attività di Stefano Romano è stata temporaneamente interrotta a causa di problemi di salute nel giugno 2002, ma alcuni mesi dopo egli riprendeva l’attività artistica, grazie alla sua incrollabile fede ed all’innata forza di volontà.

Sicuramente la sua opera saggistica più impegnativa e che più di tutte testimonia la sua lunghissima carriera artistica e la sua autentica competenza in materia non solo musicale ma anche storica, artistica, culturale e religiosa, è il trattato “L’Arte Organaria a Napoli” in due corposi volumi, il primo dei quali, pubblicato nel 1979, raccoglie l’attività instancabile di studio, catalogazione, ricerca bibliografica e sul campo condotta tra enormi difficoltà nel corso di decenni. In esso sono descritti gli strumenti presenti a Napoli, nelle condizioni in cui si trovavano prima del terremoto del 1980. Nel secondo volume, pubblicato nel 1990, viene completato l’orizzonte con gli organi delle aree periferiche dell’Arcidiocesi di Napoli, con un gran numero di fotografie a colori; l’appendice, inoltre, contiene la trascrizione integrale del rarissimo trattato di registrazione che l’organaro Giovanni Favorito scrisse come “libretto illustrativo” delle possibilità foniche dell’organo a 3 manuali da lui costruito per la chiesa di S. Carlo all’Arena, organo purtroppo distrutto da un incendio nel 1923. Quest’opera -oltre ad essere una sicura fonte di riferimento- rappresenta un prezioso ed insostituibile database degli organi napoletani e di tante opere d’arte presenti nelle medesime chiese, alcune di esse purtroppo non più visibili – http://www.liberexitcultura.it/?p=2423.

L’indimenticato Mons. Luigi Maria Pignatiello, direttore dell’Ufficio Catechistico della Curia di Napoli, nel recensire l’opera del Maestro Romano così titolò: “Un’opera che onora il Clero e la Cultura di Napoli”. Lo stesso Romano ha fatto della sua opera doverosissimo omaggio ai sommi pontefici S.Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Nel “Piccolo Diario Musicale”, invece, Romano raccoglie alcune sue pregevoli composizioni musicali per organo, pianoforte, ensembles cameristici e vocali. L’opera ha avuto una lusinghiera recensione da parte di Mons. Luciano Migliavacca, per oltre quarant’anni Maestro di Cappella del Duomo di Milano e direttore del Segretariato Compositori dell’A.I.S.C., “chi conosce don Romano all’A.I.S.C. e lo ascolta parlare di organi, organologia, restauri, comprende che si trova davanti ad un esperto: è così ma non è soltanto così: Stefano Romano a chi legge ed esegue le varie pagine del Diario, appare come un vero autentico compositore”. Il maestro Migliavacca, per decisione unanime del Comune di Milano ha avuto inciso il suo nome nel Famedio Cittadino.

Stefano Romano ha poi dimostrato la sua competenza in occasione di diverse consulenze organologiche tra cui la ricostruzione dell’organo di destra della Chiesa del Gesù Nuovo, i restauri di pregevoli organi storici napoletani (S. Maria Piedigrotta, Basilica di Capodimonte, ecc.). Ha collaborato alla costituzione del Museo degli Organi Storici Napoletani raccogliendo strumenti lasciati in stato di abbandono e degni di ripristino.

Degno di rilievo altro episodio: con l’autorizzazione del Cardinale Michele Giordano, all’epoca Arcivescovo di Napoli, si prelevò dal predetto Museo degli Organi Antichi di Capodimonte un positivo costruito dall’organaro napoletano Domenico Curci nella seconda metà dell’ottocento; il restauro fu curato dalla Ditta di Enrico Vegezzi-Bossi e Bartolomeo Brondino di Centallo (CN); le spese furono affrontate dalla Augustissima Arciconfraternita della SS.Trinità e dei Pellegrini e dei Convalescenti di Napoli (a quel tempo con primicerio l’ing. Vincenzo Carpio). L”organo fu collocato nella cappella Materdomini (chiesa inferiore dei Pellegrini) e il concerto fu eseguito alla presenza del Cardinale Giordano. Lo strumento è stato opportunamente affidato in comodato alla ricordata Arciconfraternita. Lo stesso Stefano Romano ha curato e documentato una monografia sull’episodio, per lunghi anni egli è stato organista dell’Arciconfraternita (nella Chiesa Grande -disegnata da Carlo Vanvitelli- c’è un organo Tamburini).

Di fronte alla diversità e alla molteplicità delle interpretazioni dei docenti e delle edizioni tipografiche di opere di antichi autori -specialmente di J.S.Bach- il nostro ha deciso di dare un suo contributo con la traduzione in lingua italiana del fondamentale trattattello di Walter Emery edito da Novello – Londra “Gli abbellimenti di Bach” edito da E.S.I. – Edizioni Scientifiche Italiane di Napoli, con la collaborazione dell’ing. Giovanni Vitagliano e del maesro Luigi Ferdinando Tagliavini che ne ha curato la prefazione.

Ha poi scritto un trattato sull’Ave Maria di Schubert, sfatando numerosi luoghi comuni spesso diffusi anche presso il clero, che ne travisano il testo, lo spirito e l’espressività musicale.

Colpito dal fatto che a disposizione degli studenti del conservatorio “S.Pietro a Majella” di Napoli non vi fosse un organo storico di fattura napoletana, Stefano Romano ha preso l’iniziativa di salvare uno storico organo costruito da Cimino nella seconda metà del XVIII secolo e conservato nella cappella della confraternita di S. Margherita a Fonseca. L’iniziativa è stata accolta con favore da Roberto De Simone (allora direttore del Conservatorio) e attuata con il sostegno fattivo ed economico del sindaco del Comune di Napoli Antonio Bassolino.

“Vago e Dolce Concento – L’arte di sonar l’organo a Napoli” è, infine, un raro CD, pubblicato nel 2003, contenente diversi brani registrati alla consolle del già citato organo Rossi 1769 della Basilica di Capodimonte. Edito in numero limitato di copie dalla Ditta Visual Arts di Gaeta, è attualmente l’unica incisione discografica contenente musica di autori napoletani interpretata da un organista napoletano su di un organo napoletano conservato a Napoli.

Il 22 novembre 2008 –festa di Santa Cecilia– ha ricevuto il premio di “Organista di Chiesa” dell’anno da parte dell’Associazione Italiana Organisti di Chiesa, giusto coronamento di una lunghissima carriera di organista a servizio della Chiesa.

Tra le sue ultime fatiche letterarie ricordiamo due pregevoli saggi: “La chiesa di S. Stefano al Vomero. Dall’Archivio di una Chiesa di Campagna” (Ed. Ecclesiae Domus, Napoli, 2009) – http://www.liberexitcultura.it/?p=2376 – e “Domenico Antonio Rossi. Organaro, Napoli 1769. Racconta” (2012).

febbraio 2016

Graziano Fronzuto

N.B. nelle fotografie: Don Stefano Romano all’organo Balbiani di San Gioacchino a Via Orazio a Napoli, da lui stesso progettato; durante l’inaugurazione del restauro dell’organo Pacifico Inzoli di San Rocco a Pietramelara (CE); alla consolle dell’organo Mascioni di Santa Chiara a Napoli, progettato da Fernando Germani.

APPENDICE

Nonostante l’età molto avanzata, nel 2021 Stefano Romano ha dato alle stampe un ulteriore suo contributo alla musica di Napoli: “Gerolamini – Archivio Musicale – Documenti Memorie Testimonianze”, un trattato di oltre 470 pagine in cui ha raccolto oltre al catalogo delle partiture conservate nel monastero dei Gerolamini a Napoli compilato da Salvatore di Giacomo una serie di memorie, testimonianze, documenti di ogni tipo riguardanti soprattutto la sua attività musicale e le persone in vista con cui ha avuto rapporti nella sua lunga vita. Dopo pochi mesi da questa fatica letteraria, Don Stefano Romano si è spento il 25 marzo 2022 -Solennità dell’Annunciazione- a 94 anni di età e qui ne faccio doverosa e sentita memoria.

Le esequie sono state celebrate il 26 marzo 2022 nella sua parrocchia di appartenenza: San Vincenzo Pallotti. Per questa chiesa don Stefano Romano aveva chiesto alla Curia Arcivescovile di trasferire un organo integro abbandonato in una confraternita del centro di Napoli, a sue spese, ma senza mai ricevere risposta. Così per la musica ci si è dovuti accontentare dell’organo elettronico Devreaux presente in chiesa, suonato  magistralmente dal suo allievo Giorgio Muto con l’assistenza dell’organaro Gian Marco Vitagliano.

Marzo 2022

Graziano Fronzuto

I fiori di Yucca andando a scuola

Un’anonima aiuola sul percorso da casa a scuola. In essa hanno piantato delle Yucca che, chissà perché, quest’anno hanno deciso di fiorire a distanza di mesi l’una dall’altra. La prima è fiorita in tarda primavera, poi la seconda a settembre finché le ultime tre hanno deciso di fiorire a fine novembre… E ogni volta la meraviglia di Paola di fronte a queste infiorescenze di fiori bianchi, alte ed eleganti, è sempre stata la stessa!

Graziano

Presentazione Libro di Andrea Panfili

Martedì 29 settembre h 17:30 sala conferenze Fondazione Besso – largo di Torre Argentina 11 – Roma sarà presentato il libro monografico sull’organaro Pietro Pantanella di Andrea Panfili

Interverranno il dr. Franco Onorati e il m.o Giovanni Clavorà Braulin e saranno proposte all’ascolto musiche inedite eseguite da Andrea Panfili sull’organo Pantanella 1881 della chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani, restaurato da Giuseppe Ponzani nel 2015.

Il volume, dal titolo “Pietro Pantanella e l’arte organaria a Roma nel XIX secolo” è il XXXV Volume della Collana di Arte Organaria dell’Associazione Serassi ed è frutto di lunghi studi e meticolose ricerche d’archivio dell’Autore nonché ispezioni sul campo (cioè sugli organi) culminate con la sua preziosa collaborazione con l’organaro Giuseppe Ponzani nel restauro dell’organo Pantanella dello Spirito Santo dei Napoletani (quello della copertina del libro), costruito per volere dell’ultima imperatrice del Brasile Maria Teresa Cristina di Borbone (figlia del re Francesco I delle Due Sicilie) e collaudato da Salvatore Meluzzi, maestro della cappella Giulia in San Pietro.

Ma la ricerca sulle opere del Pantanella compiuta dall’Autore è a 360 gradi e non mancano paragoni e riferimenti con gli altri organari dell’epoca attivi a Roma e non solo. Impreziosisce la ricerca l’incisione da parte dell’Autore di alcuni brani inediti di Salvatore Meluzzi e di altri autori suoi contemporanei eseguiti sull’organo dello Spirito Santo dei Napoletani.

Graziano Fronzuto

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Castel Gandolfo – San Tommaso da Villanova – organo Ruffatti (1965)

Registri

[azionati da placchette disposte in fila orizzontale al di sopra del II Manuale, con nomi incisi]

I Manuale – Grand’Organo

Unioni ed Accoppiamenti

Corpo sinistro    1      Principale                      8’

    2      Ottava                            4’

    3      Decimaquinta               2’

    4      Ripieno 4 file

    5      Dulciana                        8’

    6      Flauto a Camino           8’

    7      Flauto in XII           2’2/3’

    8      Unione                  I8’ Ped    9      Unione                 II8’ Ped

  10      Unione                  I4’ Ped

  11      Unione                 II4’ Ped

  12      Unione                     I16’ I

  13      Unione                    II16’ I

  14      Unione                     II 8’ I

  15      Unione                      I 4’ I

  16      Unione                     II 4’ I

  17      Unione                   II16’ II

  18      Unione                    II 4’ II

 

Annulli

II Manuale – Espressivo

   19      A Tromba II Manuale

  20      A Fagotto Pedale

  21      A Ripieni

 

  22      A Unioni Tasto – Pedale

  23      A Unioni Manuali

  24      A Ottave Gravi

  25      A Ottave Acute

 

Corpo destro  26      Bordone                         8’

  27      Principalino                  4’

  28      Ottavina                         2’

  29      Decimanona (sic)     1’1/3’

  30      Flauto a Camino           4’

  31      Cornetto 2 file

  32      Viola                              8’

  33      Voce Celeste                 8’

  34      Tromba Armonica        8’

  35      Tremolo

 

Pedale

Corpo destro  36      Subbasso                     16’

  37      Basso                             8’

  38      Bordone                         8’

  39      Ottava                            4’

  40      Fagotto                           8’

Accessori

N. 5 Combinazioni Fisse.

N. 5 Combinazioni Aggiustabili.

Pistoncini di richiamo Unioni8’.

Pedaletti di chiamata delle Combinazioni Aggiustabili.

Pedaletti di chiamata delle Unioni8’.

Staffa Crescendo.

Staffa Espressione II Manuale.

Pedaletti Ripieno I, Ripieno II, Ancia, Tutti.

Estensione

Manuali di 61 note (Do1–Do6); Pedaliera di 32 note (Do1–Sol3).

Trasmissione

Trasmissione integralmente elettrica; consolle mobile indipendente collocata in genere nel lato destro del transetto.

Collocazione

Collocazione in due corpi simmetrici sulle piccole cantorie ai lati del presbiterio.

Cassa

cassa limitata ai soli basamenti, non visibile dal basso.

Mostra

Mostra di ciascun corpo composta da 21 canne del Principale del I Man. e del Basso del Pedale disposte a cuspide unica; bocche “a mitria” allineate orizzontalmente; canna centrale di ciascun corpo Do 8’.

Storia

Chiesa a pianta a croce greca, riccamente decorata per ordine di Urbano VIII, benefattore di Castel Gandolfo, con stucchi e marmi di Gian Lorenzo Bernini e della sua scuola, tra cui i medaglioni collocati in cupola e utilizzati in S. Pietro in Vaticano per la festa della canonizzazione di S. Tommaso da Villanova.

Successivamente restaurata, in particolare per ordine di Pio XI nel 1931 (con la costruzione dell’attuale pavimento, con il suo stemma marmoreo al centro) e con la costruzione di un organo a canne a trasmissione pneumatica, ad opera di Angelo e Giuseppe Migliorini (1932).

Note

Costruito nel 1965 dopo la rimozione del precedente strumento (trasferito nella chiesa parrocchiale di Sezze Romano dove tuttora si trova), è uno strumento di buona fattura, con sonorità piena e interessante. Complessivamente ben tenuto, è uno dei migliori strumenti Ruffatti di queste dimensioni presenti a Roma e provincia.

 

Maggio 2015

 

Graziano Fronzuto

 

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Latina – Concattedrale di San Marco – Organo Pinchi (1967-1989)

Registri

I Manuale – Grand’Organo

Unioni e Accoppiamenti

    1      Principale                    16’

    2      Principale                      8’

    3      Flauto                             8’

    4      Dulciana                        8’

    5      Ottava                            4’

    6      Sesquialtera 2 file

    7      Decimaquinta               2’

    8      Ripieno 5 file

    9      Tromba                          8’

  10      Unione Manuali

  11      Unione                        I – P

  12      Acuta                          I – P

  13      Unione                       II – P

  14      Acuta                         II – P

  15      Acuta                                 I

  16      Grave                          II – I

  17      Acuta                          II – I

  18      Acuta                                II

 

II Manuale – Espressivo

Pedale

  19      Principale                      8’

  20      Bordone                         8’

  21      Viola                              8’

  22      Celeste                           8’

  23      Ottava                            4’

  24      Flauto                             4’

  25      Nazardo                   2’2/3’

  26      Flautino                         2’

  27      Decimino                1’3/5’

  28      Ripieno 3 file

  29      Trombina                       8’

  30      Tremolo

  31      Contrabbasso             16’

  32      Basso                             8’

  33      Subbasso                     16’

  34      Bordone                         8’

  35      Flauto                             4’

  36      Bombarda                   16’

  37      Tromba                          8’

  38      Tromba                          4’

 

 

Annulli

 
   A      Ance

   A      Ripieni

   A     16’ Man.

   A      Gravi

   A      Acute

 

Accessori

4 Combinazioni Fisse a Pistoncino,

4 Combinazioni Libere Generali a Pistoncino richiamabili da Pedaletti,

Pistoncini di Richiamo Unioni8’richiamabili da Pedaletti

Staffa Crescendo Generale

Staffa Espressione

Pedaletti per Ripieno I e II, Ancia, Tutti

Pistoncini del Pedale Automatico;

Estensione

Tastiere di 61 note (Do–Do); Pedaliera di 32 note (Do–Sol).

Collocazione

In 2 corpi ai lati dell’Altare, verso l’Abside, che occupano due nicchioni con balconcini a mo’ di Cantorie.

Trasmissioni

Elettriche parzialmente rifatte da Guido Pinchi (1988).

Mostra

Ciascun Corpo ha una Mostra in zinco8’con disegno a cuspide con ali laterali.

Storia

La chiesa di San Marco è stata fondata contestualmente alla città di Latina nel 1932, e, come gran parte degli edifici della città, fu progettata dall’architetto Oriolo Frezzotti (Roma, 1888–1965). Fu la prima parrocchia della nuova città, e i PP. Salesiani ne presero possesso il 27 ottobre 1933 su espresso desiderio di Papa Pio XI (e si narra che S. Giovanni Bosco nei suoi sogni profetici aveva visto la nascita della provincia pontina). Successivamente Latina fu nominata sede vescovile insieme a Terracina, e S. Marco divenne concattedrale della diocesi appunto nominata “Terracina e Latina”.

La chiesa fu subito ornata da notevoli opere d’arte, tra cui una bella statua di S. Antonio che fu trasportata da Latina Scalo su un carro trainato da dodici buoi, con una reliquia del Santo donata dai religiosi di Padova, e i notevoli mosaici di tre angeli che ornavano l’abside (erano sulle murature tra le finestre absidali); ma andarono perdute a causa del bombardamento aereo americano del 1944. Si salvò invece l’alto campanile con le sue tre campane con decorazioni ed iscrizioni a rilievo e con la statua in bronzo dorato della Madonnina che lo sormonta, copia di quella del Duomo di Milano, donata dal R.A.C.I. (Reale Automobil Club Italiano) di Milano nel 1936; e si salvò anche la scenografica facciata sormontata dalle statue dei quattro Evangelisti, opera di Francesco Barbieri, scolpite in pietra di Veio su basamento di travertino.

Con solenne cerimonia presieduta dal cardinale Clemente Micara, il 12 giugno 1955 fu inaugurata la statua di S. Maria Ausiliatrice, dello scultore Nicola Arrighini di Pietrasanta, in marmo statuario, la cui sistemazione fu studiata dal geometra Amedeo Presutti del Comune di Latina (realizzazione di una alta stele in travertino e peperino alta circa12 m, con una fontana alla base realizzata utilizzando elementi della fontanella già esistenti in loco).

Nel 1967 fu anche realizzato un organo, commissionato all’organaro Libero Rino Pinchi. Come altri strumenti dell’organaro, anche questo, pur avendo molti registri reali, aveva molti timbri violeggianti, tuttavia v’era una certa logica ed un certo equilibrio fra i manuali, grazie soprattutto al Ripienino e al robusto Principale 8’ del II Manuale. Purtroppo, il Pedale era relativamente debole.

Queste scelte foniche di Libero Rino Pinchi furono parzialmente modificate dal figlio Guido con l’intervento del 1988, soprattutto col potenziamento delle ance e l’aggiunta di quelle del pedale.

La cattedrale è stata poi ulteriormente abbellita dopo il 2001, per opera del parroco don Roberto Colameo, con le vetrate dei finestroni della controfacciata (realizzate nel 2002 dalla ditta ARTENELVETRO di Carmela Padovano e Totò, Latina Scalo), i seggi del coro in legno intagliato, il nuovo altare maggiore e il crocifisso sospeso nel catino absidale.

 

Riporto infine la disposizione originale dei registri

 

I Manuale – Grand’Organo II Manuale – Espressivo Pedale
Principale                                     16’

Principale                                       8’

Flauto                                             8’

Dulciana                                         8’

Ottava                                             4’

Unda Maris 2 file                           8’

Decimaquinta                                 2’

Ripieno 5 file

Tromba                                           8’

 

Principale                                       8’

Bordone                                         8’

Viola                                              8’

Celeste                                            8’

Salicionale                                      8’

Flauto                                             4’

Ottava                                             4’

Nazardo                                    2’2/3’

Flautino                                          2’

Ripieno 3 file

Oboe                                              8’

Voce Corale                                   8’

Tremolo

Contrabbasso                                16’

Principale                                     16’

Subbasso                                      16’

Basso                                              8’

Bordone                                         8’

Ottava                                             8’

Flauto                                             4’

 

N.B.

I Manuale:           il Registro Unda Maris2 f.8’è stato sostituito dalla Sesquialtera 2 file (2’2/3’+1’3/5’)

 

II Manuale:         il Registro Salicionale 8’ è stato sostituito dal Decimino 1’3/5’

 

il Registro Tromba 8’ del G.O. è stato trasferito all’Espressivo e chiamato “Trombina” in quanto la sua intonazione era relativamente “dolce” mentre l’Oboe 8’ è stato sostituto dalla Trombina 8’.

La Tromba 8’ del G.O. attuale è stata costruita ex–novo (con tube in rame e intonazione più robusta).

Il Registro “Voce Corale” è stato rimosso.