da Graziano Fronzuto | 7 Dic, 2012 | Musica
CD opera prima Liber Exit della collana ContraDanza
Joseph Gabriel [Ritter von] RHEINBERGER
Sonata n. 12 in Re b Maggiore – Sonata n. 11 in Re Minore
Graziano Fronzuto all’organo Tamburini (1958) della Basilica di San Giovanni Bosco in Roma
Presentazione di Federico Borsari
“La musica organistica ha nel suo svolgersi diversi punti fermi. Frescobaldi, Bach, Reger e Franck, insieme a molti altri, ne hanno per così dire segnato il cammino durante i secoli; in quest’ambito, però, Rheinberger rappresenta un punto di riferimento di tutto rispetto per via della caratteristica di concentrare nella sua opera una specie di “summa” dell’organo ottocentesco nella sua forma più spiccatamente “romantica”:la Sonata. Le sue venti Sonate rappresentano una specie di sintesi dell’evoluzione di questo genere musicale per tutta la seconda metà dell’Ottocento fino agli albori del Novecento; in questo excursus musicale, che si snoda all’incirca per mezzo secolo, si possono vedere, ascoltare ed approfondire tutte le caratteristiche e particolarità dell’evoluzione della musica organistica mitteleuropea, seguendone, per così dire, passo dopo passo la crescita stilistica e formale, che da un linguaggio quasi “classico” che si rileva nelle prime opere, si evolve ed arricchisce via via fino al linguaggio assai complesso, orchestrale ed elaborato delle ultime, che sembrano quasi “aprirsi” verso quelle che saranno le grandi e rivoluzionarie novità del Novecento.
Dedicare un disco a Rheinberger è un “atto di fede” tributato alla musica organistica “in divenire”, in uno dei suoi periodi più fecondi e di maggiore rinnovamento; è anche un omaggio appassionato a questo compositore importantissimo nella storia dell’organo europeo moderno, rendendocene partecipi e, per alcuni versi, coprotagonisti. L’undicesima ela dodicesima Sonatarappresentano il periodo migliore dell’ispirazione e dell’evoluzione stilistica dell’Autore e ci vengono proposte in una lettura attenta, accuratissima, che ne scandaglia in profondità le pieghe anche più riservate, sottolineando con assoluta padronanza della partitura e dello strumento la musicalità solida e la personalità forte di un musicista che troppo poco si ascolta in concerto.
Alla consolle del maestoso organo della Basilica di San Giovanni Bosco di Roma, Graziano Fronzuto libera tutte le potenzialità stilistico-formali ed emozionali di queste Sonate in un turbinìo di sensazioni musicali che solo un organista appassionato, competente e di grande esperienza riesce a fare, coadiuvato egregiamente da uno strumento che pare fatto apposta per rendere nel migliore dei modi questa musica, con le sue sonorità al tempo stesso affettuosamente romantiche, solidamente classiche e grandiosamente solenni.
La figura di Rheinberger e la sua musica ne escono qui davvero valorizzate in ogni loro aspetto e caratteristica Questo, nelle intenzioni dell’organista, dovrebbe essere un disco “particolare”, dedicato a pochi, veri ed autentici amici. Noi siamo particolarmente onorati di essere annoverati tra questi e con grande piacere e soddisfazione abbiamo scritto queste poche righe di presentazione. Ma la qualità della musica, l’accuratezza e la bontà della realizzazione discografica e la grande passione che traspare da ogni battuta della sua interpretazione ci fanno confidare in un futuro in cui si renderà giustizia all’autore, all’organo e all’organista ma anche rammaricare che al momento presente queste incisioni debbano rimanere patrimonio di pochi.”
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da Graziano Fronzuto | 6 Dic, 2012 | Musica
L’organo della cattedrale di Sorrento
Nicola Mancini (1770) – Pacifico Inzoli (1897) – Tamburini (1987)
di Graziano Fronzuto
STORIA
Storia del monumento
La cattedrale di Sorrento è dedicata ai Santi Filippo e Giacomo; le sue origini risalgono all’epoca medievale (1068, quando la diocesi di Sorrento, esistente sin da epoca paleocristiana, fu elevata a rango di arcidiocesi) ma lo stato attuale è frutto di numerose ristrutturazioni succedutesi a partire dall’epoca rinascimentale. Tuttavia mostra ancora bene la sua imponenza medievale il campanile, con notevole basamento con colonne di spoglio, il rivestimento seicentesco e bell’orologio in “riggiole” di fattura sorrentina. Va ricordato che varie opere d’arte risalenti al medioevo (plutei, amboni, bassorilievi) sono conservate al Museo Correale di Sorrento, al Museo Barracco di Roma e al Metropolitan Museum di New York.
La facciata principale era rimasta incompiuta e di semplici forme, fu danneggiata nella sua sommità da un fulmine del 1904 e venne restaurata negli anni successivi finché fu completata –come attualmente visibile– nel 1924. Sono notevoli i tre portali: quello centrale affiancato da due colonne romane di spoglio e sormontato da un affresco raffigurante la Madonna Assunta, quelli laterali sormontati dalle figure degli apostoli Filippo e Giacomo il minore cui la chiesa è dedicata.
Tuttora immutato il bel portale laterale del 1479, lungo la navata destra, sul cui architrave sono scolpiti gli stemmi della Casa d’Aragona, quello di papa Sisto IV e quello dell’arcivescovo Giacomo de Angelis.

L’interno della cattedrale –strutturato in tre navate in forme basilicali– ricalca la pianta originale, tuttora leggibile nonostante le stratificazioni storiche. La maggior parte dei lavori furono eseguiti durante i lunghissimi arcivescovadi di Ludovico Agnello Anastasio (dal 1724 al 1758) e di Silvestro Pepe (dal 1759 al 1803) con la breve parentesi di Giuseppe Sersale (dal 1758 al gennaio 1759).
Spiccano per bellezza i soffitti a cassettoni, ornati da pregevoli tele barocche. Numerose opere d’arte sono conservate nelle cappelle laterali, tra cui un dossale marmoreo col “SS. Redentore” (1522) inquadrato da “Santi” e da una “Annunciazione” del XV secolo nonché un “San Cristoforo”. Nella navata centrale sono conservate tele di Nicola Malinconico e suo fratello Oronzo, risalenti al 1685, quali “i martiri sorrentini Quinto, Marco, Quartilla e Quintilla”, “i quattro Vescovi Patroni”; vi sono inoltre, sul soffitto a cassettoni, le opere di Giacomo del Po “Assunzione di Maria” e “i santi Filippo e Giacomo”.
Il trono arcivescovile è fronteggiato dal pulpito marmoreo (che ha al di sotto la “Madonna col bambino con i SS Giovanni Battista ed Evangelista” di Silvestro Buono); entrambi risalgono al 1573, su commessa dell’arcivescovo Lelio Brancaccio e su donazione della nobile famiglia locale Ammone (il cui stemma è sul pulpito).
L’area presbiteriale è frutto delle campagne di restauro condotte nel 1936 durante l’arcivescovado di Paolo Jacuzio; l’altare maggiore barocco è stato rimosso dall’abside ricollocato nella crociera ed è stato realizzato il pregevole Coro intagliato in noce del Caucaso (le formelle raffigurano “gli Apostoli”, “i quattro Santi sorrentini”, “sant’Antonino”; successivamente sono state realizzate quelle della “Via Crucis” ad opera di Giovanni Paturzo). Sono stati poi realizzati il leggìo (da Giuseppe Centro e Mario d’Alesio) e sono stati rinnovati i tamburi delle porte d’entrata ad opera di Giuseppe Rocco su disegno del pittore contemporaneo locale Vincenzo Stinga.
Infine, dal presbiterio si accede alla sacrestia realizzata nel 1608 tramite un portale marmoreo sormontato da una “Madonna con Bambino” d’epoca rinascimentale; all’interno della sacrestia sono conservati i ritratti degli arcivescovi dal XVIII sec. ad oggi.
Storia degli organi
Data l’importanza della chiesa, primaziale di una plurisecolare Arcidiocesi, è certo che vi sia stato un organo sin dall’epoca rinascimentale, probabilmente collocato su una cantoria ad arco sull’ultimo intercolumnio destro della navata centrale (settima arcata destra). Lo strumento rinascimentale è stato però rimpiazzato dal 1770 da quello di Nicola Mancino tuttora esistente.
Organo Nicola Mancini (1770)

L’organo è stato costruito nel 1770 da Nicola Mancini durante l’arcivescovado di Silvestro Pepe; originariamente la cantoria era collocata con ogni probabilità nell’ultimo intercolumnio della navata centrale (sopra il pulpito, quindi sfiorava con la sua cimasa il soffitto) poi, alla fine del XIX sec., in concomitanza con la costruzione del nuovo organo, è stato spostato con tutta la cantoria nella corrispondente cappella retrostante (cioè la settima ed ultima cappella della navata destra) dove tuttora lo si ammira, con la cantoria originaria posta alla stessa altezza del pulpito antistante.
Organo Pacifico Inzoli (1897)
In vista dell’anno giubilare 1900, l’arcivescovo Giuseppe Giustiniani ha espressamente voluto realizzare una nuova ampia cantoria sopra la porta d’ingresso (che reca il suo stemma) e un nuovo organo monumentale con caratteristiche moderne. Lo strumento, con trasmissioni meccaniche e impeccabili caratteristiche costruttive, è stato realizzato dall’organaro cremasco Pacifico Inzoli che aveva da poco realizzato l’organo del Santuario di Pompei.
Organo Tamburini (1987)
L’attuale organo Tamburini consiste essenzialmente nel controllo elettrico dei due organi preesistenti tramite unica consolle elettrica indipendente, mobile, collocata a pavimento all’altezza del presbiterio (in genere nei pressi dell’organo Mancini). I lavori sono stati effettuati durante l’arcivescovado di Antonio Zama. Da notare che i registri originali di entrambi gli organi sono stati prolungati con canne nuove (peraltro suonabili solo dalla consolle Tamburini) fino a portarli all’estensione standard.
ORGANO ATTUALE – TAMBURINI (1987)
Registri
[come rilevati sulla consolle Tamburini dal Maestro Ugo Ercolano nel dicembre 2012 e da questi cortesemente segnalatimi]
[azionati da placchette poste in file orizzontali ai lati dei Manuali, con nomi incisi]
[placchette a sinistra dei Manuali]
Unioni ed Accoppiamenti
| 1 Unione I – Ped 2 Unione II – Ped3 Unione III – Ped |
4 Ottava Acuta I – II 5 Ottava Acuta III – II6 Ottava Acuta II7 Unione I – II
8 Unione III – II
9 Unione III – I |
II Manuale – Grand’Organo
[Corpo principale sopra la porta d’Ingresso: I Manuale – Grand’Organo dell’organo Inzoli del 1897]
| 10 Principale 8’ 11 Ottava 4’12 XV 2’13 Ripieno 5 file
14 Bordone 16’
15 Dulciana 8’ |
16 Flauto a Camino 8’ 17 Cornetto 3 file 2’2/3’ 18 Tromba 8’ 19 Clarinetto 8’
20 Unda Maris 8’ |
I Manuale – Positivo [aperto]
[Corpo antico sulla cantoria nell’ultima cappella della navata destra – organo Nicola Mancini del 1770]
| 21 Principale 8’ 22 Ottava 4’ 23 XV 2’ 24 XIX [.XXII – 2 file] 1’1/3’
|
25 Flauto a Camino 8’ 26 Tromba 8’ 27 Flauto Traversiere 8’ 28 Flauto in Ottava 4’
29 Voce Umana 8’ |
[placchette a destra dei Manuali]
Annulli
| A Ance II Manuale A Ance III ManualeA Ance PedaleA Ripieni
|
30 Tremolo III Manuale |
III Manuale – Espressivo
[Corpo principale sopra la porta d’Ingresso: II Manuale – Espressivo dell’organo Inzoli del 1897]
| 31 Principale 8’ 32 Bordone 8’33 Salicionale 8’34 Flauto 4’
35 Nazardo 2’2/3’
36 XV 2’ |
37 Ripienino 3 file 38 Larigot 1’1/3’ 39 Viola da Concerto 8’ 40 Oboe 8’
41 Cornetto Combinato |
Pedale
[Corpo principale sopra la porta d’Ingresso: Pedale dell’organo Inzoli del 1897, ad eccezione del registro 43: Pedale dell’organo Mancini del 1770]
| 42 Contrabbasso 16’ corpo principale 43 Contrabbasso 16’ corpo destro44 Bordone 16’ |
45 Basso 8’ 46 Violone 8’ 47 Bombarda 16’ |
Accessori
8 Combinazioni Aggiustabili Generali e Particolari a pistoncino richiamabili con Pedaletti.
Pistoncini e Pedaletti di richiamo Unioni 8’.
Staffa Crescendo Generale.
Staffa Espressione III manuale.
Pedaletti Ripieno I, II, III; Tutti.
Estensione:
–sulla consolle Tamburini: 3 manuali di 61 note (Do1–Do6); pedaliera di 32 note (Do1–Sol3).
–sulla consolle Inzoli: 2 manuali di 58 note (Do1–La5); pedaliera di 27 note (Do1–Re3).
–sulla consolle Mancini: manuale unico di 48 notre (Do1–Do5 con prima ottava ‘cromatica stesa’ senza primo Do #); pedaliera di 12 note (Do1–Do2 prima ottava ‘cromatica stesa’ senza primo Do # costantemente unita al manuale).
Trasmissione:
dalla consolle Tamburini agli organi preesistenti: integralmente elettrica, con sistemi elettromagnetici di azionamento delle precedenti trasmissioni e delle canne aggiuntive (nonché della trasmissione dei due registri n. 25 e n. 26 dai corrispondenti n. 16 e n. 18).
all’interno degli organi preesistenti, la trasmissione è integralmente meccanica. Le consolles originali sono ‘a finestra’ e recano i tiranti dei registri, a pomello, ai lati dei manuali (entrambi i lati in doppia fila per l’organo Inzoli, solo lato destro in doppia fila per l’organo Mancini).
Collocazione:
–organo Inzoli: sulla cantoria sopra la porta d’ingresso principale della chiesa.
–organo Mancini: sulla cantoria all’interno della settima e ultima cappella della navata laterale destra.
Cassa:
–organo Inzoli: cassa ‘serliana’ [forse disegnata dall’architetto Giovanni Rispoli, progettista della cassa dell’organo Inzoli del Santuario di Pompei] intagliata e dorata e con (caso eccezionale) un grande ‘Angelo musicante’ a tutto tondo davanti al campo centrale.
–organo Mancini: cassa ‘serliana’ riccamente intagliata e dorata da rabeschi e racemi; campo centrale a profilo piatto, campi laterali leggermente convessi.
Mostra:
–organo Inzoli: 23 canne del Principale 8’ disposte in tre campi, ciascuno con disegno ‘a cuspide’ [ 7 / 9 / 7 ]; bocche ‘a mitria’ ad andamento contrario; canna centrale: Do 8’.
–organo Mancini: 25 canne del Principale 8’ disposte in tre campi, ciascuno con disegno ‘a cuspide’ [ 9 / 7 / 9 ]; bocche ‘a mitria’ allineate orizzontalmente; canna centrale: Sol 5’1/3’.
Note
L’organo attuale è costituito dall’unificazione di due strumenti antichi di notevole valore storico ed artistico. Sebbene essi fossero stati alterati nel tempo (o almeno lo era senz’altro il più antico, che era stato già modificato durante il XIX sec.), è lecito chiedersi se fossero realmente conciliabili o se invece fossero meritevoli di restauri separati mantenendone l’indipendenza. Si rimarca comunque il fatto che l’intervento, per quanto incisivo, sia in effetti reversibile: gli organi possono essere suonati dalle consolles originarie e –come estrema ratio– le trasmissioni elettriche possono essere facilmente rimosse.
L’organo risuona molto bene all’interno di questa chiesa che ha notevoli caratteristiche acustiche.
Ringraziamenti
Desidero ringraziare per le gentili informazioni fornitemi don Carmine Giudice, parroco del Duomo ed il Maestro Ugo Ercolano, organista e direttore del Coro Pueri et Juvenes Cantores “don Antonio Izzo” di Sorrento. Ringrazio inoltre il mio mentore Prof. Sac. Stefano Romano ed il Maestro Giorgio Muto per le informazioni sugli organi ante 1987. Ringrazio inoltre la Sig.ra Antonella Pirozzi-Fronzuto per il sopralluogo compiuto in loco.
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da Graziano Fronzuto | 5 Dic, 2012 | Musica
L’organo della Basilica di
San Pietro ad Aram – NAPOLI
TAMBURINI (1950)
di Graziano Fronzuto
Registri
[Azionati da placchette collocate in fila unica orizzontale al di sopra del II Manuale]
I Manuale – Grand’Organo
| 1 Ripieno [grave] 6 file 2 Ripieno [acuto] 3 file 3 Decimaquinta 2’4 Ottava 4’
5 Flauto a Camino 4’
6 Flauto Traverso 8’ |
7 Dulciana 8’ 8 Principale 8’ 9 Principale 16’10 Voce Umana 8’
11 Tromba 8’ |
Unioni ed Accoppiamenti
| 12 Unione I – Ped 13 Unione Tastiere 14 Ottava Acuta I – Ped15 Ottava Acuta I – I
16 Ottava Acuta II – I
17 Ottava Grave II – I |
18 Unione II – Ped 19 Ottava Acuta II – Ped 19 Ottava Acuta II – II21 Ottava Grave II – II |
II Manuale – Espressivo
| 22 Oboe 8’ 23 Concerto Viole 8’ 24 Gamba 8’25 Eufonio 8’
26 Salicionale 8’
27 Bordone 8’ |
28 Fugara 4’ 29 Flauto 4’ 30 Flauto in XII 2’2/3’31 Silvestre 2’
32 Pieno 3 file
33 Tremolo |
Pedale
| 34 Subbasso 16’ 35 Contrabbasso 16’ 36 Bordone 8’37 Basso 8’ |
38 Principale 8’ 39 Ottava 4’ 40 Violoncello 8’ |
Accessori
5 Combinazioni Aggiustabili generali; Combinazioni Fisse
Pistoncini per Annulli
Pistoncini e Pedaletti di richiamo Unioni8’e Combinazioni Aggiustabili
Staffa Crescendo Generale
Staffa Espressione al II Manuale
Pedaletti Ripieno I, Forte II, Tutti
Estensione: Manuali di 61 note (Do1–Do6); pedaliera di 32 note (Do1–Sol3).
Collocazione in corpo unico sulla cantoria fondale absidale.
Cassa non presente.
Mostra di canne dell’ordine di 8’ disposte ‘a palizzata’ con disegno a 5 cuspidi.
Note
Non ho trovato notizie su organi precedenti (forse esisteva un organo settecentesco collocato sulla parete fondale, su una cantoria i cui pannelli sono stati ripresi dall’attuale basamento della mostra); questo attuale è stato realizzato per il Giubileo 1950 su progetto di Ferruccio Vignanelli.
Grazie alla collocazione fondale risuona molto bene in chiesa, anche più di quanto le sue effettive dimensioni sembrerebbero consentire. Nonostante un abbandono quasi decennale, si è conservato in condizioni accettabili tanto da permettere un rapido ripristino funzionale nell’autunno 2011 ad opera di Gian Marco Vitagliano e Alessandro Giacobazzi su iniziativa dell’organista Giovanni Picciafoco per tenervi un concerto già nel gennaio 2012.
Ho potuto suonare questo strumento il 2 gennaio 2012 grazie a Giovanni Picciafoco, con Gian Marco Vitagliano.
Nel corso del sopralluogo ho notato i numerosi stemmi Basilicali (chiavi di San Pietro intrecciate al manico dell’ombrello –o “baldacchino”– papale che le sovrasta; tali stemmi indicano anche la Sede Vacante tra un pontefice e l’altro e sono propri delle basiliche romane) disseminati nella chiesa ed il sacrista mi ha detto che tali stemmi ricordano che questa è la prima basilica dedicata a San Pietro (per storia e per importanza) dopo quella Vaticana.
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da Graziano Fronzuto | 4 Dic, 2012 | Musica
L’organo della SS. Annunziata di Airòla (BN)
Andrea Bassi da Ravenna (1679–85)
di Graziano Fronzuto
Registri:
(azionati da manette in ottone, poste in due file verticali a destra della Tastiera; nomi dei Registri scritti a penna su carta incollata)
– Principale 8’ [Mostra da Do 8’]
– Ottava – Principale II 8’
– XV – Flauto [in XII]
– XIX – Voce Umana
– XXII
– XXVI
– XXIX
– Tiratutto
[ – Contrabbassi 16’]
[ – Doppia Uccelliera]
Estensione
Tastiera di 48 tasti (Do – Do) cromatica con prima ottava “stesa” senza primo Do #; Pedaliera “a leggio” di 12 tasti (Do – Do) cromatica stesa senza primo Do #.
Collocazione
Sulla Cantoria monumentale sopra l’ingresso principale della chiesa.
Cassa e Mostra
Splendida Mostra composta da canne del Principale 8’, disposte a tre cuspidi [ 13 / 11 / 13 ] con canne centrali di ciascuna cuspide “a tortiglione”; il campo centrale è leggermente convesso; la Cassa è di splendida fattura, probabilmente disegnata da Dionisio Làzzari o da suoi allievi (Pietro Ghetti e Bartolomeo Ghetti hanno lavorato all’Altar Maggiore della Chiesa) con decorazioni dorate e con lo stemma cittadino sopra il campo centrale recante il motto “A.G.P.” (Ave Gratia Plena).
Note
L’Organo della SS.ma Annunziata di Airola, di immenso valore, è forse il massimo capolavoro superstite dell’organaro Andrea Bassi da Ravenna che lo realizzò nel 1679–80.
Vale la pena di sottolineare che vi sono notevoli analogie fra l’organo della SS. Annunziata di Airola e quello dell’omonima chiesa di Gaeta (costruito da Giuseppe De Martino nel 1685–89): i due strumenti hanno caratteristiche troppo simili fra loro e troppo rare per l’epoca in cui sono stati costruiti (a pochissimi anni di distanza) per poter parlare di mera coincidenza. Entrambi hanno tastiere di 4 ottave, di cui la prima ottava è –cosa rarissima per l’epoca– cromatica “stesa” priva di Do #. L’organo di Gaeta ha meno registri: non ha né flauti né Voce Umana né il Principale II, e ciò lo rende più schiettamente “Napoletano” per l’epoca in cui fu costruito (mentre lo strumento di Airola –che invece ha quei registri– è stato costruito da un organaro Ravennate trapiantato a Napoli: basti pensare che la Voce Umana divenne in effetti onnipresente negli Organi Napoletani dopo il 1700 circa).
Fra i carteggi del XIX sec. a proposito dell’organo conservati nell’Archivio Storico dell’Istituto della SS.ma Annunziata di Gaeta, si nota che alcuni organari del tempo (Sarracini, Colameo, Ruggieri ecc.), chiamati a studiare il restauro di quell’organo, avevano l’intenzione (poi attuata solo in parte) di aggiungervi: Contrabbassi, Flauto, Voce Umana e soprattutto il “Principale II 8’ ” (successivamente per• tali aggiunte si sono limitate ai pedali e ai relativi Contrabbassi 16’, elementi appunto risalenti a metà del XIX sec.: originariamente non c’erano). Mi sono chiesto più volte come mai volessero fare tali aggiunte e la risposta l’ho trovata solo ad Airola: tali organari conoscevano evidentemente l’organo di Airola e, aggiungendo all’organo di Gaeta tali registri, i due strumenti sarebbero stati (almeno dal punto di vista della disposizione fonica) pressocché uguali !
Vi sono poi elementi stilistici che fanno decisamente ritenere che la cassa d’organo e la cantoria di Airola siano stati disegnati dallo stesso grande architetto che ha disegnato quelli di Gaeta: Dionisio Làzzari. La cassa dorata dell’organo di Airola è dimensionalmente poco più grande di quella di Gaeta (difatti essa ospita una mostra di 8’, mentre a Gaeta è di 6’, ed è sistemata su una cantori d’ingresso alquanto più grande di quella di Gaeta, posta invece su una parete laterale del presbiterio), ma le lesene, le cornici, i capitelli e ogni minimo dettaglio decorativo delle cassa del primo e del secondo sono assolutamente identici (anche se poi la cassa di Gaeta è stata realizzata in maniera più raffinata e con maggior accuratezza d’intaglio). Inoltre, i due organari (Andrea Bassi ad Airola e Giuseppe De Martino a Gaeta) avranno certo avuto modo di scambiarsi opinioni e modalità costruttive, infatti in entrambi gli strumenti le canne di piombo sono lavorate da una lastra sottilissima ed in modo estremamente raffinato.
Tuttavia l’effetto scenografico dell’insieme organo/cantoria, accentuato sia dalla collocazione (sopra la porta d’ingresso, insolita all’epoca nella zona) sia dalle grandi proporzioni rispetto alle dimensioni della chiesa, ricorda in modo palese soluzioni adottate nel medesimo periodo in Roma (basti pensare alla sistemazione dell’Organo di Giuseppe Testa in San Giovanni dè Fiorentini, 1680), cosa che comunque non stupisce perché il Beneventano era all’epoca sotto il diretto dominio Papale e quindi manteneva un certo contatto culturale sia con l’intorno sia con lo stato d’appartenenza.
Nei secoli, l’organo si è mantenuto alquanto inalterato (ad eccezione di alcuni interventi di accordatura e di ripulitura nel corso del XVIII e XIX sec.), ed era tenuto in grande considerazione dagli Airolani. Solo a partire dagli anni ‘ 50 del XX sec. l’organo ha conosciuto un lento degrado, accentuato dai danni del terremoto del novembre 1980 (in tale stato, una fotografia dell’organo venne pubblicata, insieme a quella dell’Organo della Congrega del Purgatorio sempre in Airola, attribuibile allo stesso Andrea Bassi, nel secondo volume de “L’Arte Organaria a Napoli” di Stefano Romano, Arte Tipografica – Napoli, 1990).
Si giunse al restauro grazie all’impegno del Dott. Michele Del Viscovo, sindaco in quegli anni, che, conscio del valore dello strumento e conscio dei precisi doveri della Pubblica Amministrazione (che è proprietaria del complesso dell’Annunziata), riuscì ad ottenere il finanziamento necessario dalla Regione Campania e a salvare l’organo. Il restauro fu condotto con grande serietà dalla Famiglia Zanin di Codroipo, e seguito da Oscar Mischiati; l’organo fu inaugurato da Andrea Marcon nel 1992.
Nel frattempo lo stesso Dott. Del Viscovo effettuò ricerche presso l’Archivio di Stato in Benevento rintracciando il Contratto e stabilendo con assoluta certezza la paternità dello strumento e la sua integrità (tutti i registri sono originali). Poi, il Dott. Del Viscovo pubblicò le notizie raccolte, le sue considerazioni e quelle di Francesco Zanin nel libretto “Storia di un Organo Restaurato” fuori commercio, edito nel 1992. In effetti l’organo di Airola è forse l’unico strumento in territorio Napoletano di grandi dimensioni ad aver ottenuto il meritato serio restauro.
Al momento del mio sopralluogo (dicembre 1995), compiuto insieme ad Antonella su invito del Dott. Del Viscovo, purtroppo l’organo appariva danneggiato inopportunamente: vi erano stati lavori di restauro al soffitto (oggetto di lavori di restauro ordinati dalla Soprintendenza: anche le tele del Finoglia erano state temporaneamente rimosse e portate al laboratorio di restauro) e non erano state prese sufficienti precauzioni, e dunque l’organo risultava letteralmente invaso da polveri di cemento e minuti calcinacci. Oltretutto, un fulmine aveva bruciato gran parte dell’impianto elettrico che era stato sostituito da cablaggi di fortuna (in vista della mia visita, il Dott. Del Viscovo aveva fatto eseguire una riparazione di fortuna dell’impianto elettrico stesso), ma nessuno si era avveduto dell’insuonabilità dell’organo in quanto, dopo il concerto inaugurale e dopo una successiva visita di Francesco Zanin, nessuno pare fosse più salito in Cantoria.
Riportato nuovamente in condizioni adeguate nel 1997, è stato nuovamente riutilizzato.
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da Graziano Fronzuto | 6 Nov, 2012 | Musica
Sinfonia n.3 “con Organo” di Camille Saint-Saens.
Camille Saint-Saëns: Sinfonia n.3 in Do Minore (1886) dedicata a Franz Liszt
I. [I.1] Adagio – Allegro moderato — [I.2] Poco adagio
II. [II.1] Allegro moderato – Presto — [II.2] Maestoso – Allegro
Questa Sinfonia gode di uno straordinario successo sin dalla sua prima esecuzione, avvenuta a Londra presso la St. James Concert Hall il 19 maggio 1886, con la direzione dell’Autore in un concerto organizzato dalla Royal Philharmonic Society, committente della Sinfonia stessa. Il monumentale lavoro, all’inizio privo di dedica, fu offerto dall’Autore alla memoria Franz Listz, scomparso il 31 luglio 1886. L’organo, costruito nel 1869 da Gray & Davidson dotato di una sola tastiera, pedaliera e 22 registri, era stato ampliato nel 1882 da Bryceson. La sala della prima esecuzione fu demolita nel 1905 e al suo posto è sorto l’hotel Piccadilly.
Nel lontano 1988, tornando a casa con il CD appena acquistato [Chicago Symphony Orchestra diretta da Daniel Barenboim, Gaston Litaize al grande organo Gonzales della Cattedrale di Chartres con “mix” realizzato in fase di montaggio] lessi sulla fiancata della metropolitana questa frase:
<non c’è giorno così luminoso da impedire alla notte di calare; non c’è notte così buia da impedire al sole di sorgere>
in cui l’anonimo autore aveva sintetizzato una poetica ovvietà. La frase tornava a risuonare nella mia mente mentre ascoltavo la Sinfonia e, inaspettatamente, me ne forniva una utile chiave di lettura che tuttora mi sembra alquanto valida.

Nel contempo, suggerisco di osservare attentamente il dipinto “Il Sole” di Giuseppe Pellizza da Volpedo, che aiuta a visualizzare bene i singoli passaggi da un movimento all’altro della Sinfonia. Com’è noto, il dipinto può essere letto sia come il mesto inizio del tramonto (osservandolo dall’alto verso il basso) sia come una trionfante alba radiosa (osservandolo dal basso verso l’alto).

La Sinfonia si apre con l’orchestra che, lentamente ma inesorabilmente, comincia a brillare di luce propria. I temi si susseguono dapprima sommessi, poi più insistenti finché diventano forti e severi come una dura giornata di fatica sebbene vissuta in un mattino luminoso e splendente. I ribattuti degli archi e dei legni, contrapposti alle note lunghe degli ottoni materializzano entrambi gli aspetti del giorno: vita quotidiana e luce.
Ma il giorno lentamente si avvia a conclusione. Il sole scende sull’orizzonte: è il crepuscolo. L’orchestra ha detto tutto quello che poteva dire con i propri strumenti (per quanto numerosi e vari) dunque non può che zittirsi pian piano per chiamare, o meglio invocare, il suono dell’organo.
Con l’organo –che entra in scena con fondi dolci e Voce Celeste– scende morbida e quieta la notte, il sonno ristoratore. E qui la vena melodica dell’Autore davvero tocca vette angeliche. Organo e orchestra si fondono e cantano insieme e descrivono una notte stellata ed idilliaca. Ma non tutta la notte è così, le tenebre si addensano, la luna e le stelle vanno via. Il pizzicato dei violoncelli evoca ombre cupe e il battito del cuore che aumenta di intensità. Gli archi e l’organo tornano a cantare. Ma sono destinati pian piano a rinunciare. Anche l’organo –alla fine– tace e, nell’andar via, lascia il campo all’oscurità.
Incubi mostruosi turbano la quiete della notte: il ribattuto degli archi, i timpani, i fiati. La notte è violentemente percossa. Ma non è ancora tutto: ecco il pianoforte, strumento che produce i suoni grazie alla percussione di corde di freddo acciaio, suonato a quattro mani, sembra evocare la tachicardia che assale il sognatore turbato da visioni orribili; il ribattuto ossessivo degli archi e dei fiati martella la mente. Folletti impazziti, al suono del triangolo e dei piatti, ridono sarcasticamente. Segue la ripetizione dell’incubo. E’ la catastrofe, è il pozzo senza fondo, il buio tremendo che tutto sommerge. Ancora una volta l’orchestra, arricchita dal suono di pianoforte, dice tutto quello che può dire e dopo aver sconvolto l’atmosfera sfuma lentamente i suoi suoni. L’incubo finisce e finisce la tenebra che si congeda in un diminuendo fino al limite dell’udibile. Basta. Le voci dell’orchestra sono finite nuovamente, la notte stenta ad andare via. Deve pur finire. Deve succedere qualcosa.
E finalmente il sole sorge, evocato da un FF dell’organo che spazza via tutto e ricrea il respiro. Qui l’organo deve essere davvero molto sonoro e molto potente, altrimenti non fa alcun effetto! Subito dopo, ancora il pianoforte con le sue note percussive tenta di evocare gli incubi appena scacciati, ma è questione di secondi e cessa definitivamente.
Il sole è sorto e il giorno alla fine trionfa. Sempre più solennemente, sempre più grandiosamente…
commento alla Sinfonia di Graziano – già pubblicato in un Forum sotto nickname