da Graziano Fronzuto | 7 Lug, 2023 | Musica
Robert SCHUMANN
The complete organ music
Olivier Latry all’organo Thomas e Jean-Jacques Lafontaine 1717 – Aristide Cavaillé-Coll 1855 della cattedrale di Notre Dame di Saint Omer
CD SONY SK 57490
Robert Schumann (Zwickau, 8 giugno 1810 – Endenich, 29 luglio 1856) è stato un virtuoso del pianoforte, concertista, compositore e critico musicale (per inciso non nascose la propria invidia quando seppe che la sorella Clara, anch’ella pianista e compositrice, guadagnava più di lui); tra il 1845 e il 1846 rivolse la propria attenzione al pianoforte con pedaliera (pedalfluegel) per il quale compose tre raccolte di pezzi che sono stati qui registrati per intero.
Si tratta di Sei studi per pianoforte con pedaliera op.56 (1845); Quattro schizzi Op.58 (1846); Sei fughe sul nome di B.A.C.H. Op.60 (1845-46).
Olivier Latry è uno degli organisti più famosi del mondo; titolare dal 1985 del Grande Organo della Cattedrale Notre Dame di Parigi con Philippe Lefebvre cui si è aggiunto nel 2016 Vincent Dubois, è noto per il suo vastissimo repertorio oltre che come improvvisatore e concertista. Si è autodefinito ambasciatore della musica francese per organo nel mondo, e in realtà ci sta riuscendo molto bene. Qui si misura con la musica tedesca di Schumann, da lui stesso adattata all’organo classico francese.
L’interprete adatta molto correttamente i pezzi all’organo francese che sta suonando, sfruttando la ricca tavolozza sonora dello strumento. Così si odono i bellissimi Flûtes, i corposi Jeux des Fonds, i trascinanti Jeux des Anches e le Mixtures ecc. Il pathos romantico di Schumann è reso molto bene, con i giusti cambi di timbro e di tastiera e con i rubati (di cui Schumann era sommo interprete) ai posti giusti.
Spiccano tra tutti il 3° Studio e l’ultima Fuga, che prescrive un progressivo rubato dall’inizio alla fine (Andante via via ravvivandosi fino all’allegro), dove Latry dimostra una lettura della partitura estremamente corretta e con i giusti registri.
Il libretto, in Inglese, Francese e Tedesco, riporta note critiche sui brani suonati, la storia dell’organo di Saint Omer e il tutto sommato inutile curriculum di Latry; c’è anche la ricca disposizione dell’organo con il suo inusuale ordine delle tastiere: Positif de Dos; Grand’Orgue; Bombardes; Récit. Sulla copertina una foto dell’organo a colori virati in azzurro.
Luglio 2023
Graziano Fronzuto
da Graziano Fronzuto | 3 Lug, 2023 | Musica
The Archbishop’s Fanfare
James Lancelot suona l’organo della cattedrale di Durham
CD Priory 346
La cattedrale di Durham è il più grande monumento romanico inglese ed è la seconda cattedrale romanica per dimensioni dopo il Duomo di Spira in Germania. I possenti pilastri si alternano ad altrettanto possenti colonne su cui sono scolpiti motivi geometrici che ne rendono più agile il volume. Non a caso parti di questa cattedrale compaiono nella serie di film su Harry Potter come strutture portanti del castello di Hodgwart.
In questa chiesa si sono succeduti organi sin dal XV sec.; l’organo attuale è stato costruito da Henry “Father” Willis nel 1876 e successivamente ampliato in più riprese da Harrison & Harrison fino alle attuali dimensioni (98/IV) di riesenorgel (organo gigante).
Il CD si apre con Francis Jackson “The Archbishop Fanfare”, un breve pezzo per evidenziare le Tube dell’organo; segue Ralph Vaughan Williams Preludio e fuga in Do minore; William Harris Preludio; Charles Macpherson Andante in Sol (dal Piccolo libro per organo in memoria di Hubert Parry); Harvey Grace Salmo Postludio “Martiri”; Hubert Parry Preludio Corale su Croft 136° ; Marco Enrico Bossi, Scherzo in Sol minore Op.49 n.2; Johannes Brahms preludio corale “Mein Jesu, der du mich” Op.122 n.1; Sigfrid Karg-Elert Corali preludi dall’opera 65: n.5 “Freu dich sehr, O meine Seele”, n.28 “Lob eden Herren, O mein Seele; n.50 “O Gott du frommer Gott); Paul Hindemith Sonata n.3 su canti popolari tedeschi; Louis Vierne Légende (dai 24 pezzi in stile libero) op.31 n.13; Olivier Messiaen “Apparizione della Chiesa Eterna”; Jehan Alain “Corale Dorico”; Jean Langlais “Incantation pour un jour Saint”.
Come si vede la carne al fuoco è molta e spazia nella musica del XX sec. in tutta Europa (ci sono pezzi Inglesi, Tedeschi, Francesi e anche un Italiano del calibro di Marco Enrico Bossi) a dimostrazione della estrema versatilità dell’organo, oltre che della preparazione dell’organista. L’organo canta molto bene, dai PPP appena udibili ai FFF con le Tube, e ogni pezzo è eseguito con ricchezza di registri e i giusti cambi di impasto sonoro e di tastiera.
James Lancelot si destreggia bene fra i brani delle varie scuole ma quella che sembra essergli più congeniale è quella Inglese; nelle altre esprime meno pathos e minori libertà specie nei brani dove potrebbe “rubare” un po’, procede rispettando fin troppo il metronomo e ciò sminuisce un tantino la qualità dell’esecuzione, sempre tecnicamente impeccabile.
Per esempio, la Sonata n.3 di Hindemith su temi popolari tedeschi è affrontata con piglio deciso e ben calibrato, ma è sempre troppo metronomicamente giusta per suscitare nell’ascoltatore il pathos novecentesco del pezzo che avrebbe giovato di alcuni rubati e di alcune libertà che Lancelot non si prende, e ciò è un vero peccato. Nei pezzi francesi si avverte ancora di più il rispetto metronomico delle partiture a scapito della bellezza delle interpretazioni. Eppure Lancelot “azzecca” bene i timbri, gli impasti sonori, i cambi di tastiera e quant’altro, gli manca solo un po’ di libertà che purtroppo non si è sentito di prendersi.
Il “nostro” Bossi è eseguito molto correttamente e di tanto in tanto Lancelot si prende qualche libertà che ravvivano il pezzo, per cui è un peccato che queste libertà di cui è capace con gusto e con correttezza non se le prenda anche nei pezzi Tedeschi e Francesi.
Il repertorio Inglese è eseguito altrettanto correttamente, prendendosi qualche libertà secondo lo stile di ciascun pezzo; su tutti si distingue il secondo, che è anche il più lungo del CD (escludendo la Sonata di Hindemith di oltre 10 minuti) il Preludio e Fuga in Do minore di Ralph Vaughan Williams, che dura 9 minuti e mezzo, che passano veloci grazie alla interpretazione di Lancelot, qui al suo massimo.
Il libretto consta di un unico foglio ripiegato in 5 parti ed è tutto in Inglese. Ci sono le note critiche su ciascuno dei pezzi incisi e brevi note biografiche degli Autori; c’è l’intera disposizione fonica dell’organo e il curriculum dell’organista. La copertina mostra un dipinto dell’esterno della cattedrale, con i suoi grandi torrioni romanici, la quarta di copertina mostra un primo piano in b/n di Lancelot.
Nel complesso, il CD è assolutamente godibile, fatta la tara dell’eccesso di rispetto del metronomo da parte di Lancelot, e fa ascoltare uno strumento grandioso perfettamente registrato dai tecnici della Priory. Lo consiglio agli amanti della musica d’organo del XX sec. e dei Grandi Organi Inglesi.
Luglio 2023
Graziano Fronzuto
da Graziano Fronzuto | 7 Giu, 2023 | Musica
L’organo della Cattedrale di Norwich
Donald Joyce
Suona Reger al Grande Organo Hill, Norman & Beard (1970) della Cattedrale di Norwich
CD IMP Classic 30307 00852
Affrontare un repertorio “tutto Reger” è senz’altro un’operazione per veri virtuosi considerando le impervie difficoltà di cui sono costituite le opere dell’Autore.
Qui i brani sono tre: Introduzione, Variazioni su Tema Originale e Fuga; Benedictus; Fantasia e Fuga su “Wachet auf ruft uns die Stimme”.
Il primo brano, monumentale, parte da un’introduzione di sette minuti e in 12 variazioni di cui la prima espone il Tema, originale (cioè di pugno dell’Autore), ricche di note e di continui chiaroscuri (dal PPP al FFF e viceversa); le variazioni si susseguono senza soluzione di continuità per cui si deve fare attenzione al cambiamento di traccia del lettore del CD, anche perché le variazioni sono molto diverse in lunghezza (si va da 22 secondi a quasi 5 minuti e agli oltre 5 minuti della Fuga finale). Joyce si destreggia molto bene fra i lunghi fraseggi di accordi di 6 – 8 note che procedono inesorabili variazione per variazione, soprattutto nei PPP in cui sembrano essere costretti dall’Autore in una innaturale dinamica, al limite dell’udibile si ascolta il lavorio delle 5 – 6 voci che si intrecciano e proseguono fino al successivo PP per salire ancora fino al FFF.
Benedictus è una pagina di insolito pathos per l’Autore che, pur non rinunciando ai suoi consueti cromatismi, si lascia andare ad una bellissima melodia in PPP, PP, P di durata di oltre 5 minuti scritti con profondo sentimento religioso.
L’ultimo brano, altrettanto monumentale quasi quanto il primo, è una Fantasia e Fuga sul tema del corale “Wachet auf ruft uns die Stimme” (Svegliatevi ci chiama la Voce) che viene trattato in tutte le maniere possibili: in acuto, in corale ornato, in corale variato, in corale al basso (e qui il tema portato dal pedale dà un forte senso di profondità) ecc. La Fuga, anch’essa sul Tema, varia ancora il trattamento del corale (corale fugato) e dopo una lunga parentesi in PPP al limite dell’udibilità, torna a crescere fino al FFF finale. Questo pezzo fa capire come Reger sfrutti i PPP e i PP fino al massimo tanto che occorre avere ottime cuffie per ascoltare il lavorio incessante delle 5 – 6 voci anche qui come nelle Variazioni.
Joyce sceglie molto bene i registri, i crescendi ed i diminuendi, i cambi di tastiera e li gestisce con padronanza di tecnica e di interpretazione, sempre ispirata, anche se qualche rubato in più non avrebbe guastato data la monoliticità dei pezzi che a volte fa calare l’attenzione dell’ascoltatore.
Il libretto, solo in Inglese, descrive la biografia di Reger, dà notizie e note critiche sui pezzi e contiene anche il curriculum dell’organista e la disposizione fonica dell’organo.
L’organo, un vero Riesenorgel Inglese, non sfigura con i Riesenorgeln Tedeschi che forse sono un po’ più aspri nei FF e nei FFF, comunque i pezzi riescono molto bene anche su quest’organo di Norwich, collocato sull’iconostasi del Coro ed ha due facciate, una verso la navata, una verso il coro ricostruita in stile nel 1950.
Consigliato a tutti gli amanti di Reger, che possono godere di circa un’ora di sua musica molto ben eseguita e ben registrata.
Giugno 2023
Graziano Fronzuto
da Graziano Fronzuto | 1 Giu, 2023 | Musica
L’organo della Stadtkirche di Winterthur
Rheinberger complete organ works n.3
Rudolf Innig
Organo Walcker (1984) della chiesa cittadina di Winterthur
CD GoldDG LC6768
Affrontare un repertorio “tutto Rheinberger” è senz’altro insolito soprattutto se si pensa che questo CD fa parte di una collana dedicata all’integrale per organo dell’Autore. La difficoltà sta nell’amalgamare la tecnica necessaria all’altrettanto necessario pathos tardoromantico che caratterizza le pagine dell’Autore, cosa che non a tutti riesce bene anche quando si ha a disposizione un organo come questo della Stadtkirche di Winterthur (56/III) che anche se non è un vero e proprio Riesenorgel ha la disposizione fonica sufficientemente equilibrata per assicurare un buon risultato fonico.
Il CD si apre con la Sonata n.5 Op.111 in Fa # maggiore articolata in tre tempi a loro volta articolati in ulteriori tempi: Grave-Allegro Moderato, Adagio non troppo-Allegro, Allegro Maestoso-Maestoso; segue la Sonata n.6 Op.119 in Mi b maggiore articolata in quattro tempi: Preludio Andante, Intermezzo Andantino Amabile, Marcia Religiosa Moderato, Fuga con moto; seguono le 12 fughette in stile rigoroso op.123.a.
Come si vede, la carne al fuoco è molta e Innig la cucina con maestria, nonostante le difficoltà degli spartiti, toccando vette auguste (Grave della Sonata n.5, Intermezzo della Sonata n.6) e mantenendo uno standard assai elevato in tutti gli altri pezzi. Mancherebbe un po’ più di pathos tardoromantico, di cui le opere di Rheinberger sono impregnate, con qualche libertà di tempo e qualche rubato in più che non avrebbero guastato. Nonostante ciò la Sonata n.5 e la Sonata n.6 sono eseguite assai correttamente, senza forzature della partitura e senza esagerare con il ritmo, che non è mai troppo veloce né troppo lento come si sente in altre edizioni.
Discorso a parte meritano le 12 fughette in stile rigoroso, dove, per espressa volontà dell’Autore, non c’è il pathos tardoromantico delle Sonate ma un rigore compositivo autoimposto che lascia poco spazio ai cromatismi e alle vette romantiche delle altre opere. Per queste fughette, l’interpretazione di Innig è fin troppo appiattita sullo spartito, eseguito correttamente ma nulla di più e ciò è un vero peccato date le potenzialità dell’organo nel rendere assolutamente vive queste fughette senza intaccare il loro rigore compositivo ma ravvivandolo con impasti sonori particolari e con qualche libertà esecutiva in più.
Il libretto, in Inglese, Francese e Tedesco riporta una breve biografia di Rheinberger, note critiche sulle composizioni incise, il curriculum di Innig e la disposizione fonica dell’organo di cui c’è una bella fotografia in quarta di copertina. La copertina riporta una foto di Rheinberger attorniata dal titolo della collana e del disco. Tutto sommato esauriente, ben si accoppia al CD che, inusualmente, è dorato anziché argentato.
Consigliato a tutti gli amanti di Rheinberger, che possono utilizzarlo come pietra di paragone di altre incisioni (ben poche in verità) o semplicemente goderselo in pace quando si ha voglia di sentire musica tedesca tardoromantica non wagneriana.
Giugno 2023 Graziano Fronzuto
da Graziano Fronzuto | 5 Mag, 2023 | Musica
J.S.Bach
Peter Hurford
Suona organi dell’epoca di Bach – Volume 1
Organo Schnitger (1730) della MartinsKirche di Groninger
CD EMI – Eminence CDM 5 65028 2
Come abbiamo visto QUI, Peter Hurford (Minhead 22/11/1930 – Londra 3/3/2019) è stato uno dei più grandi organisti inglesi della seconda metà del XX sec. noto per il suo rigore nell’affrontare qualsiasi repertorio e per le personali interpretazioni ricche di pathos e di sensibilità artistica.
In questo CD lo ascoltiamo nel repertorio esclusivamente Bachiano, cui l’interprete ha dedicato molti CD (ma io ne ho trovati solo uno: questo, il primo), su un organo costruito da Arp Schnitger e completato da suo figlio Frans-Kaspar nel 1730.
Si comincia, come ci si aspetta, con la Toccata e Fuga in Re minore BWV 565, si prosegue con Herzlig tut mich verlangen BWV 727, Fuga in Sol Maggiore (Giga) BWV 577, Erbarm dich mein, o Herre Gott BWV 721, Fuga su Tema di Corelli BWV 579, Preludio e Fuga in Sol maggiore BWV 541, Pastorale in fa maggiore BWV 590, Wir glauben all an einen Gott BWV 680, O Mensch, bewein’ dein’ Suende gross Bwv 622 e si conclude con la monumentale Passacaglia e Fuga in Do minore BWV 582.
In tutti i pezzi si riscontra il rigore esecutivo di Hurford: nella scelta dei registri, nei cambi di timbro e di tastiera, nei piccoli ma essenziali rubati che emergono qua e là e che vivacizzano il pezzo. La Toccata e Fuga in Re minore è eseguita senza forzature della partitura, con i timbri e i tempi giusti, con i cambi di tastiera lì dove sono necessari. Stesse qualità che contraddistinguono il Preludio e Fuga in Sol maggiore e la Passacaglia e Fuga in Do minore. Gli altri pezzi, più brevi ma non per questo meno impegnativi, vengono affrontati con i registri dolci dell’organo, con i flautati bellissimi che ha, con il cornetto nel 3° movimento della Pastorale.
Hurford padroneggia l’organo Schnitger con fare da Maestro qual era, sorprendendo l’ascoltatore con il delicatissimo equilibrio tra rigore, estro, cambi di registro e di tastiera che rendono il CD assai piacevole all’ascolto.
Il libretto, tutto in Inglese, è composto da un unico foglio ripiegato in tre. C’è una nota critica sui pezzi eseguiti, la storia dell’organo e la sua attuale disposizione fonica. La copertina riporta un dipinto fiammingo del XVIII sec. raffigurante Groningen a quei tempi e c’è un piccolo tondo con la faccia di Hurford. Non c’è la foto dell’organo, che pure meritava con la sua monumentale cassa. Manca il curriculum di Hurford (che del resto è davvero imponente).
In conclusione, il CD è molto godibile e offre un’ampia panoramica sulle capacità timbriche dell’organo Schnitger che come gli altri organi della famiglia non delude perché è un vero capolavoro di arte organaria, di tecnica e di intonazione.
Maggio 2023
Graziano Fronzuto