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L’organo del duomo di Ratzeburg

I Grandi Interpreti della Musica Classica

Peter Hurford

Composizioni per Organo

Organo Rieger del Duomo di Ratzeburg

CD Decca/De Agostini 71

Peter Hurford (Minhead 22/11/1930 – Londra 3/3/2019) è stato uno dei più grandi organisti inglesi della seconda metà del XX sec. noto per il suo rigore nell’affrontare qualsiasi repertorio e per le personali interpretazioni ricche di pathos e di sensibilità artistica.

In questo CD lo ascoltiamo con il repertorio a cavallo fra il XIX e il XX sec.: si comincia con la Toccata dalla Quinta Sinfonia di Charles-Marie Widor; si prosegue con la Berceuse di Louis Vierne; Litanies di Jehan Alain; il Corale n. 3 in La minore di César Franck; la Marcia Trionfale di Sigfrid Karg-Elert; il Corale “O wie selig seid ihr doch’ di Johannes Brahms; la Sonata op. 65 n.3 in La maggiore di Felix Mendelssohn; i corali “Schmuecke dich’ e Es ist ein Ros’ entsprungen’ di Johannes Brahms; si conclude con l’imponente Introduzione e Passacaglia in Re minore di Max Reger.

La carne al fuoco è tanta ma ciò non scoraggia Hurford che affronta ogni singolo pezzo con rigore e con pathos “giusti”. La Toccata di Widor per esempio scorre come un fiume in piena ma senza mai eccedere nei tempi e nei rallentamenti, con i giusti rubati e con i giusti imponenti bassi. La Berceuse di Vierne è affrontata con la giusta dolcezza, con i flauti delle tastiere Espressive e i lievi bassi a fare da sostegno armonico. Litanies è affrontato con piglio deciso e con i giusti rubati come la partitura esige e come l’interpretazione di Hurford offre; l’impegnativo Corale n.3 di Franck è eseguito senza mai forzare la partitura, né con la velocità né con l’eccessiva lentezza; i tempi sono sempre giusti e consentono di comprendere il pezzo con chiarezza e con la giusta espressività; la Marcia Trionfale di Karg-Elert è affrontata con piglio solenne e imponente, come il pezzo richiede; i tre Corali di Brahms vengono eseguiti con i fondi dolci delle tastiere in modo da esaltarne la profonda intimità di essi. La Terza Sonata di Mendelssohn è eseguita alternando le Misture con le Ance a forte pressione, mentre il Fugato è eseguito correttamente come un ininterrotto crescendo dalla prima all’ultima battuta che termina con la ripresa del tema iniziale. L’imponente Introduzione e Passacaglia di Reger è eseguita come da partitura con i FFF alternati ai PPP e con il grandioso crescendo della Passacaglia; l’esecuzione è impeccabile e -anche se ci sono alcuni rubati- alcuni rubati in più non avrebbero fatto male. Fatto sta che il Pezzo è il più rappresentativo del CD e permette di ascoltare tutte le nouances dell’organo, progettato dallo stesso Hurford.

Il libretto, tutto in Italiano, è composto da sole tre facciate più la copertina ed è abbastanza esauriente sulle musiche eseguite. Manca il curriculum di Hurford (che del resto è davvero imponente) e la disposizione fonica dell’organo (61/IV) del 1978 disponibile in internet all’indirizzo http://www.ratzeburgerdom.de/3501_grosse_rieger_disp.htm.

Si nota che Hurford ha scelto un programma Europeo, ma mancano la componente Inglese e quella Italiana il che, soprattutto per la componente Inglese, è alquanto grave. Forse ha inciso i brani che in quel momento teneva già pronti o che riteneva più adatti all’organo.

In conclusione, il CD è molto godibile e offre un’ampia panoramica sulle capacità timbriche dell’organo Rieger che come gli altri organi della casa non delude perché è un vero capolavoro di arte organaria, di tecnica e di intonazione.

Maggio 2023

Graziano Fronzuto

L’organo dell’Abbazia di Gὃttweig

Gottfried Holzer

Organo Walcker Mayer (1982)

CD ORF CD 335

In Austria vi sono numerose abbazie fondate nel Medioevo e che fiorirono nuovamente nel periodo Barocco quando oltre ad una decorazione a stucchi e marmi si dotarono di organi barocchi di indubbia bellezza costruiti da autentici maestri dell’Arte Organaria. E’ il caso di Gὃttweig, detta “la Montecassino Austriaca” fondata nel 1083 e che, dopo lunghe vicende, è giunta fino ad oggi nella veste Barocca tuttora visibile. Sulla Cantoria sopra l’ingresso principale troviamo il grande organo inizialmente costruito nel 1762 da Ignaz Gatto e rifatto nel 1922 da Rieger a trasmissione pneumatico-tubolare rimpiazzato nel 1982 per il millenario della fondazione dell’Abbazia da Walcker Mayer (III/45) utilizzando la preesistente cassa. Questa è articolata in tre corpi: due simmetrici in stile seicentesco collocati ai lati e disposti a 45° rispetto alla balaustra e un corpo rettangolare in stile ottocentesco collocato sul fondo della cantoria.

Il CD si apre con sette brani di Johann Sebastian Bach: il Preludio e tripla Fuga in Mi b maggiore BWV 552, il Concerto del duca Johann Ernst di Sassonia-Weimar trascritto da Bach per organo BWV 592, il trio sopra “Allein Gott in Der Hoh’ sei Ehr’” BWV 664; “Komm, Gott Schὃpfer, Heiliger Geist” BEV 667; “Wer nur den lieben Gott lἅsst walten” BWV 647; “Wachet auf, ruft uns die Stimme” Bwv 645; “Wenn wir in hὃchsten Nὃten sein” BWV 668; e si chiude sorprendentemente con il Preludio e Fuga sul nome di BACH di Franz Liszt (che nella lista dei brani del CD non riporta il numero 8 come sarebbe stato logico ma di nuovo il numero 1).

Holzer dimostra una piena padronanza dell’organo, soprattutto nei brani di Bach ma anche nel brano di Liszt se la cava bene, dimostrando la versatilità dell’organo che con la sua “astuta” disposizione fonica rende possibile l’esecuzione di un repertorio piuttosto ampio, almeno per i virtuosi come il nostro.

E difatti il CD si apre con uno dei più virtuosistici pezzi di Bach, il Preludio e tripla Fuga BWV 552 che con le sue imitazioni virtuosistiche, gli svelti passaggi di pedale del Preludio oltre ai famosi frammenti “in Eco” P e F prescritti da Bach stesso per il Preludio e l’intreccio di voci e dei tre temi della Fuga rendono il brano di impervia difficoltà, affrontata da Holzer con piglio deciso e piena padronanza.

Altrettanto piacevole l’interpretazione del Concerto BWV 592, anche se si sarebbe aspettato un uso dei registri più personale e fantasioso.

Meno brillante l’interpretazione dei Corali, corretta ma pressocché scontata nell’uso dei registri e nell’esecuzione in generale; è tutto corretto e scorrevole ma non c’è una scelta sorprendente dei registri o un estro particolare nel suonare ed è un vero peccato perché Holzer ha la stoffa per fare di più e fare di meglio.

Come si diceva prima, il Preludio e Fuga sul nome di BACH di Franz Liszt chiude il CD e mostra la versatilità dell’organo sotto le mani di un virtuoso come il nostro. Solo che si sente che l’organo è piuttosto “piccolo” per il brano. Nonostante i suoi rispettabilissimi 45 registri si avverte la mancanza di un 32’ al Pedale e di un 16’ aperto ai Manuali e di una Scharff (Ripieno Acuto) realmente acuto. Ciò costituisce un limite alla pur accurata interpretazione di Holzer che più di tanto non può cavare dall’organo.

Il libretto è tutto in Tedesco e contiene la storia degli organi dell’Abbazia, una nota sintetica su tutti i pezzi incisi, la disposizione fonica dell’organo e il curriculum dell’organista.

Consigliato agli amanti di Bach eseguito in modo “classico” senza forzature della partitura e senza sorprese, nonché agli amanti di Liszt che qui troveranno un Preludio e Fuga sul nome di BACH eseguito in modo diverso da come solitamente si sente.

Aprile 2023

Graziano Fronzuto

Londra – Cattedrale cattolica di Westminster – 2° CD

Come abbiamo già visto QUI, nelle immediate adiacenze della Victoria Station, a Londra, sorge l’imponente Cattedrale Cattolica di Westminster, costruita in stile neobizantino alla fine del XIX sec. (da non confondere con l’Abbazia di Westminster, anglicana, sorta nel periodo gotico su un edificio più antico). La Cattedrale di Westminster possiede due organi costruiti da Henry Willis III: il principale, posto sopra la porta d’ingresso in una grande cantoria dotato di 4 manuali e pedaliera, e il corale posto in abside dotato di due manuali e pedaliera e con un comando che consente di controllare l’organo principale in due combinazioni predefinite di registri.

Entrambi gli organi non hanno mostra propria, sono nascosti dalle strutture della cattedrale, tuttavia hanno un suono eccezionale, frutto della perizia del costruttore. Per l’inaugurazione dell’organo principale venne chiamato Louis Vierne che, al termine del concerto, improvvisò sul tema del carillon del Big Ben, l’orologio del palazzo di Westminster, improvvisazione alla base della nota fantasia “Carillon de Westminster” op.54 n.6, uno dei capolavori di Vierne che chiude il CD.

Il CD, in vendita nel bookshop della cattedrale, contiene un programma assai vario: si comincia con la Toccata e Fuga in Re minore BWV 565 di Johann Sebastian Bach; si prosegue con il Corale n.3 in La minore di César Franck; Marcia per l’incoronazione di Giacomo Meyerbeer; Marcia su “Alzate le vostre teste” di Alexandre Guilmant; Fantasia in Mi b maggiore di Camille Saint-Saens; corale Es ist ein’ Ros’ entsprungen di Johannes Brahms; Preludio e Fuga sul nome di BACH di Franz Liszt; si conclude con Carillon de Westminster di Louis Vierne.

David Hill li affronta con piglio deciso e virtuosistico. Già la Toccata e Fuga di Bach, il pezzo più lontano dalle caratteristiche tardoromantiche dell’organo, viene eseguita con i tempi giusti, i rubati giusti, i registri scelti in modo puntuale e particolarmente adatto. Il Corale n.3 di Franck viene eseguito da Hill molto correttamente con i tempi giusti e senza forzature della partitura che si sentono altrove; piega l’organo Willis fino a farlo sembrare un organo francese, con i Fondi 8’ e l’Oboe (“alla Franck”) e con la bellissima accoppiata Oboe/Tromba Armonica del cantabile. Non desta particolari sorprese la Marcia per l’Incoronazione di Meyerbeer anche se si distingue da altre interpretazioni per la scelta dei registri e l’uso della Tuba. Stesso discorso per la Marcia di Guilmant che parte da un P molto cantabile e cresce fino ai F e ai FF dell’organo. La Fantasia in Mi b maggiore di Saint-Saens viene eseguita con particolare leggerezza, in modo da lasciar cantare l’organo negli arpeggi e nelle scale che la costituiscono. Il Corale di Brahms viene eseguito in P e PP e fa sentire i Fondi 8’ dell’organo accompagnati da un registro dolce di 16’ e uno di 8’ al Pedale creando un’atmosfera molto suggestiva per una pagina solo apparentemente semplice come questa. Il Preludio e Fuga su BACH di Liszt è secondo me il pezzo forte di questo CD; il pezzo, carico di tensione e di pathos, viene eseguito con il giusto spirito così si distinguono i rubati, i contrasti PP/FF, i contrasti Lento/Veloce e quant’altro fino al FFF finale. Carillon de Westminster è eseguito sull’organo su cui fu concepito da Vierne come “bis” improvvisato alla fine del concerto di inaugurazione di quest’organo, quindi è il pezzo che meglio si adatta allo strumento, che sembra fatto apposta per questo pezzo. Hill naturalmente rispetta questo binomio organo/pezzo e lo rende magnetico, accattivante, per certi versi sorprendente. Non eccede con la velocità, come fanno taluni interpreti, ma si attiene al ritmo delle campane del Big Ben così come si ascolta ogni quarto d’ora e che funge da metronomo per tutto il pezzo.

Si nota che Hill ha scelto un programma Europeo, ma mancano la componente Inglese e quella Italiana il che, soprattutto per la componente Inglese, è alquanto grave. Forse ha inciso i brani che in quel momento (2001) teneva già pronti e se non aveva sottomano alcun brano Inglese pazienza.

Il libretto, consistente in un’unica pagina ripiegata in tre, è tutto in Inglese e contiene note critiche su tutti i pezzi incisi. Mancano la disposizione fonica dell’organo (IV/64) e il curriculum dell’organista e la copertina consiste in una foto della facciata della cattedrale con il suo altissimo campanile sul fianco sinistro.

In conclusione, il CD è molto godibile e offre un’ampia panoramica sulle capacità timbriche dell’organo che come gli altri organi di Henry Willis III non delude perché è un vero capolavoro di arte organaria, di tecnica e di intonazione.

Aprile 2023

Graziano Fronzuto

Londra – Cattedrale Cattolica di Westminster – 1° CD

Charles Marie Widor

Sinfonia n.5 in Fa minore Op. 42 n.1

Mystique Op. 82 n.2

Marche Pontificale dalla Sinfonia n.1 Op.13 n.1

David Hill

All’organo Henry Willis III della Cattedrale Cattolica di Westminster – Londra

CD Hyperion CDA 66181

Nelle immediate adiacenze della Victoria Station, a Londra, sorge l’imponente Cattedrale Cattolica di Westminster, costruita in stile neobizantino alla fine del XIX sec. (da non confondere con l’Abbazia di Westminster, anglicana, sorta nel periodo gotico su un edificio più antico). La Cattedrale di Westminster possiede due organi costruiti da Henry Willis III: il principale, posto sopra la porta d’ingresso in una grande cantoria dotato di 4 manuali e pedaliera, e il corale posto in abside dotato di due manuali e pedaliera e con un comando che consente di controllare l’organo principale in due combinazioni predefinite di registri.

Entrambi gli organi non hanno mostra propria, sono nascosti dalle strutture della cattedrale, tuttavia hanno un suono eccezionale, frutto della perizia del costruttore. Per l’inaugurazione dell’organo principale venne chiamato Louis Vierne che, al termine del concerto, improvvisò sul tema del carillon del Big Ben, l’orologio del palazzo di Westminster, improvvisazione alla base della nota fantasia “Carillon de Westminster” op.54 n.6, uno dei capolavori di Vierne.

Il CD, in vendita nel bookshop della cattedrale, contiene l’intera Sinfonia n. 5 di Widor e altri due pezzi alquanto famosi dello stesso autore tra cui la trascinante e difficilissima Marche Pontificale. David Hill li affronta con piglio deciso e virtuosistico. Già dal primo movimento (Tema e Variazioni) della Sinfonia si odono i virtuosismi di Hill, i rubati, gli sprazzi estrosi, il giusto pathos romantico di Widor. Tutta la Sinfonia è eseguita così, tanto da poter dire che di più non si poteva fare. L’organo, pur essendo Inglese “doc” viene piegato da Hill al gusto Francese in una spirale sonora di grande suggestione.

La celeberrima Toccata finale della Sinfonia viene affrontata con un tempo “giusto” né troppo veloce né troppo lento, con qualche rubato che non guasta in questo pezzo; l’organo ha un FF e un FFF di tutto rispetto e brillano in questo brano come non mai. Altrettanto brillanti sono i timbri della Marche Pontificale dove gli accordi al limite dell’estensione delle mani e i doppi pedali mettono a dura prova l’organo, che se la cava egregiamente con la sua intonazione di tutto rispetto.

Il libretto, consistente in un’unica pagina ripiegata in tre, è tutto in Inglese e contiene una biografia di Widor e alcune note sui brani eseguiti, c’è poi la disposizione fonica dell’organo (IV/64) e una foto a tutta pagina di David Hill in primo piano. Non c’è il suo curriculum e la copertina consiste in una foto della navata centrale della Cattedrale vista dall’ingresso verso l’abside.

L’organista misura assai bene i registri per ogni pezzo, pur rispettando le puntuali prescrizioni di Widor, che aiutano fino a un certo punto (non dimentichiamoci che qui abbiamo un organo inglese a quattro manuali) ma sono indispensabili per suonare bene i suoi brani.

Così si odono i bellissimi Fondi 8’ dell’organo, le sue ance, le sue misture, i passaggi da PPP a FFF e viceversa.

In conclusione, il CD è veramente godibile e offre un’ampia panoramica sull’opera di Widor. Consigliato a chi ama Widor (e sono molti) e gli organi di Henry Willis III, veri capolavori di arte organaria, di tecnica e di intonazione.

Marzo 2023

Graziano Fronzuto

Anton Heiller suona Bach

Johann Sebastian Bach

Recital di Anton Heiller

Organo Mascioni della Parrocchiale di Magadino

CD Ermitage ERM 135

Anton Heiller è stato un organista e compositore austriaco noto per essere stato uno dei massimi interpreti di Bach del XX sec.; preciso, sensibile, vigoroso, impassibile, trascinante, Heiller suonava una spanna sopra tutti gli altri interpreti a lui contemporanei perciò non si compiangerà mai abbastanza la sua prematura scomparsa (1923-1979). Nell’anno centenario della sua nascita recensisco questo disco comparso sul mercato nel 1993, settantesimo anniversario della nascita, che reca inciso il concerto che egli tenne all’organo della Parrocchiale di Magadino il 22 giugno 1967 e registrato dalla Radio Svizzera Italiana e da questa pubblicato in CD con l’etichetta Ermitage.

Come ogni concerto “tutto Bach” che si rispetti si comincia con la Toccata e Fuga in Re minore BWV 565, si prosegue con il corale Nun Komm’ der Heiden Heiland BWV 599, il corale In Dir ist Freude BWV 615, la Fantasia e Fuga in Sol minore BWV 542, il corale O Mensch, bewein swin Suende gross BWV 622, il Preludio e Fuga in Mi minore BWV 548 e si conclude con la monumentale Passacaglia BWV 582.

Trattandosi di recital, Heiller concesse anche un virtuosistico bis, debitamente registrato e inciso nel CD: una poderosa improvvisazione su due temi dati con cui dà pieno sfoggio della sua padronanza dell’organo e del suo personale stile compositivo, affine a quello di Paul Hindemith (suo amico, che gli dedicò il concerto per organo e orchestra), con aspre dissonanze e dolci cantabili che si alternano fino al FFF centrale e proseguono fino al FF finale.

Il libretto, in Inglese, Francese e Tedesco, è stato curato da Pietro Rattalino e non contiene riferimenti ai pezzi incisi ma una divagazione sulla vita e le opere di Bach e, in ultimo, sull’arte dell’improvvisazione con cenno alle improvvisazioni su due temi.

Dando un cenno alle interpretazioni Bachiane di Heiller, si nota subito come per ogni brano centri i giusti impasti sonori in relazione alle possibilità dell’organo; i registri sono sempre perfettamente calibrati man mano che il brano procede, con cambi di registro e di tastiera sempre dosati alla perfezione. Forse nelle fughe i tempi sono appena un po’ più veloci di altre incisioni anche dello stesso Heiller, ma comunque più lenti di certe “corse al galoppo” che si sentono altrove.

I tempi sono sempre corretti, anche quando di tanto in tanto Heiller si concede dei “rubati” che sembrano proprio perfetti per ogni singolo pezzo. Sembra quasi che Heiller nel suonare voglia dire “Io posso!” e difatti “Può” con esecuzioni da tanto di cappello, specie pensando che si tratta di un’incisione dal vivo (e si ode qualche colpo di tosse, soprattutto nell’improvvisazione finale).

Nella Passacaglia i superlativi si potrebbero sprecare: innanzitutto per i cambi di registro e di tastiera che rendono l’interpretazione viva e sempre interessante (a dispetto di talune interpretazioni in cui si sente un’unica combinazione di registri in FF dalla prima all’ultima nota), in secondo luogo per i tempi, sempre misurati e mai accelerati o rallentati senza ragione apparente e infine per il pathos romantico che viene espresso in tutto il pezzo.

Insomma siamo di fronte a un CD che fa da scrigno ad un patrimonio organistico Bachiano di prim’ordine sentito il quale passa quasi la voglia di sentire qualsiasi altra interpretazione Bachiana.

Discorso a parte merita l’improvvisazione finale, articolata su due temi dati dal pubblico che Heiller attacca col registro grave per poi sviluppare il resto con passaggi virtuosistici e impasti sonori del tutto sorprendenti, ben diversi da quelli usati per suonare Bach. A tratti sembra quasi un altro organo, per come Heiller usa i registri a sua disposizione per ogni singolo passaggio. Ancora una volta Heiller sembra voler dire all’ascoltatore “Io posso” ed in effetti “Può” con una padronanza assoluta dello strumento e delle tecniche di improvvisazione in cui i due temi si inseguono, si sovrappongono, si sviluppano in modo del tutto inaspettato, variano, si mescolano, si alterano. Insomma siamo di fronte ad una signora improvvisazione che merita tanto di cappello e che da sola vale il disco, nonostante il contenuto Bachiano di altissimo livello che altrettanto da solo vale il disco.

Il CD, fra i più interessanti della mia collezione, è consigliabile a tutti gli amanti delle grandi interpretazioni Bachiane e dell’Improvvisazione organistica, specie a quelli che non conoscono Heiller.

Marzo 2023

Graziano Fronzuto