da Rosanna Fronzuto | 5 Mar, 2016 | Catalogo, Litterae
Leggende e surrealismi della vita di tutti i giorni. Raccolta di racconti di Cristian Bartaloni.
Iniziativa editoriale e prefazione a cura di Rosanna Fronzuto che per la copertina sceglie un particolare di un’opera dell’astrattista romana Silvia Castaldo.
L’autore Cristian Bartaloni, nato ad Empoli nel 1974, lettore accanito, appassionato di teatro nonché scrittore esordiente, in questa opera prima narra la vita di tutti i giorni in racconti surreali conditi da gustose espressioni tipiche dell’ironia toscana. Il quotidiano diventa occasione di fantasie rocambolesche: dall’incontro ravvicinato con “venerine” presenze nel computer allo shampoo al gatto di casa, dalla ricerca di “ali angelicate” tra gli “scaffali dell’ikkea” alle corse mattutine nel parco: nei suoi divertenti e surreali racconti i fatti semplici della vita sembrano dilatarsi tra gironi danteschi di fantasie bizzarre con tratti malinconici e sapienti citazioni evocate ad istruzioni per l’uso quotidiano della realtà. Nel vortice di ogni racconto tutto accade e tutto sembra già passato eppure tutto è presente, ma ancora imperfetto perché gli Slanci Eroici sono impulsi creativi improvvisi che ribaltano il modo di vedere l’attimo liberandolo dalla noia degli schemi convenzionali e proiettandolo nella dimensione visionaria dell’io.
da Graziano Fronzuto | 5 Feb, 2015 | Musica
Stefano Romano: “L’arte organaria a Napoli: dalle origini al secolo XIX”
Volume 13 di Studi e testi di storia e critica dell’arte
Editore SEN Società Editrice Napoletana, 1980
Lunghezza 481 pagine
Nel 1980 lo studioso prof. sac. Stefano Romano (di cui abbiamo recensito i lavori più recenti) pubblicava il testo fondamentale per la conoscenza degli organi di Napoli, tuttora insuperato per ampiezza, profondità di studio, completezza.
Giusto dieci anni dopo, quindi venticinque anni fa, Stefano Romano avrebbe aggiunto un secondo volume, di pari lunghezza, complementare al primo soprattutto per la parte iconografica e per la parte di indice/sommario di entrambi i volumi (poiché nel primo volume tale parte era mancante o non sufficientemente approfondita, specie perché mancava un indice alfabetico).
Ma torniamo al primo volume: sorprendente, fascinoso, ricco di descrizioni, ricordi personali, fondamentali digressioni storico/artistiche su ciascuna chiesa e su ciascun organo. Per di più, va detto che il volume censiva TUTTI gli organi storici (e non solo) presenti a Napoli in quel periodo, appena prima del terremoto dell’Irpinia e appena prima di atti vandalici e furti sacrileghi che colpirono varie chiese che furono chiuse a seguito del terremoto stesso.
Oggi, a distanza di trentacinque anni (il primo volume) e di venticinque (il secondo), il trattato non ha perso né di smalto né di attualità. La situazione complessiva del patrimonio organologico di Napoli non è molto mutata: vi sono stati molti restauri (tra cui non pochi dovuti all’impegno personale dell’Autore) ma vi sono stati altrettanti abbandoni di strumenti all’epoca sonanti. Le ragioni sono sempre le stesse: sensibilità contro insensibilità, consapevolezza contro ignoranza, competenza contro incompetenza ecc.
Entrambi i volumi del trattato costituiscono un fondamento basilare per chiunque voglia accostarsi all’Arte Organaria Napoletana e un testo imprescindibile per tutti gli studiosi dell’Arte Organaria in generale.
Chi scrive ha preso ampio esempio da quest’opera per scrivere il proprio “Organi di Roma” (Ed. Olschki, Firenze, 2008)..
Si parla da tempo di un possibile aggiornamento del contenuto del trattato di Stefano Romano, con l’ausilio dei mezzi informatici attualmente a disposizione, ma è necessario l’impegno di nuovi studiosi che sappiano prendere l’iniziativa e -nel rispetto dello spirito dell’Autore (tuttora battagliero e inflessibile nonostante l’età avanzata)- sappiano restare nel solco da Questi tracciato.
Tali studiosi vi sono: speriamo che presto si facciano avanti!
Febbraio 2015
Graziano Fronzuto
Per la biografia di Don Stefano Romano: https://liberexitcultura.it/stefano-romano/
da Graziano Fronzuto | 30 Gen, 2015 | Musica
Organo Mascioni (op. 829 – 1963)
Santuario di Santa Rita – MILANO
Registri
[azionati da placchette disposte in più file orizzontali a sinistra della consolle]
I Manuale – Corale [Espressivo]
Corpo Corale Fondale
| 1 Principale 8’
2 Corno di Notte 8’
3 Dolce 8’
4 Principalino 4’
5 Flauto Conico 4’
6 Flauto in XII 2’2/3’ |
7 Silvestre 2’
8 Decimino 1’3/5’
9 Ripieno 5 File
10 Cromorno 8’
11 Unda Maris 8’
12 Tremolo |
II Manuale – Grand’Organo
Corpo Sinistro
| 13 Principale 16’
14 Principale 8’
15 Flauto Traverso 8’
16 Dulciana 8’
17 Ottava 4’
18 Flauto a Camino 4’
19 Duodecima 2’2/3’ |
20 Decimaquinta 2’
21 XIX 1’1/3’
22 XXII 1’
23 Ripieno 6 File
24 Tromba 8’
25 Voce Umana 8’ |
[azionati da placchette disposte in più file orizzontali al disopra del III Manuale]
Annulli Ance
| A Ancia I
A Ancia II
A Ancia III
A Ancia Ped
A Generale Ancie (sic) |
III Manuale – Espressivo
Corpo Destro
| 26 Bordone 16’
27 Diapason 8’
28 Bordone 8’
29 Salicionale 8’
30 Corno di Camoscio 4’
31 Flauto Armonico 4’
32 Nazardo 2’2/3’ |
33 Flautino 2’
34 Pienino 3 File
35 Tromba Armonica 8’
36 Oboe 8’
37 Voce Corale 8’
38 Voce Celeste 8’
39 Tremolo |
Annulli
| A Ripieni
A Fondi16’ ai Manuali
A [Unioni] Tasto – Pedale
A Subb-Ottave (sic) [A Accoppiamenti 16’]
A Super-Ottave (sic) [A Accoppiamenti 4’] |
Pedale
Corpi Destro, Sinistro e Corale
| 40 Bombarda Acustico 32’ (sic)
41 Contrabbasso 16’
42 Principale 16’
43 Subbasso 16’
44 Bordone 16’
45 Basso 8’
46 Principale 8’ |
47 Bordone 8’
48 Bordoncino 4’
49 Ottava 4’
50 Flauto 4’
51 Bombarda 16’
52 Trombone 8’
53 Clarone 4’ |
[azionati da placchette disposte in più file orizzontali a destra della consolle]
Unioni
| 54 Unione I8’ Ped.
55 Unione II8’ Ped.
56 Unione III8’ Ped.
57 Unione III8’ I
58 Unione I8’ II
59 Unione III8’ II |
Accoppiamenti
| 60 Unione I4’ Ped.
61 Unione II4’ Ped.
62 Unione III4’ Ped.
63 Unione I16’ I
64 Unione I4’ I
65 Unione III4’ I |
66 Unione I16’ II
67 Unione I4’ II
68 Unione II4’ II
69 Unione III4’ II
70 Unione III16’ III
71 Unione III4’ III |
Accessori
6 Combinazioni Aggiustabili a Pistoncino richiamabili con pedaletti; Combinazioni Fisse
Pistoncini e Pedaletti di richiamo Unioni8’.
Staffa Crescendo Generale.
Staffa Espressione I manuale.
Staffa Espressione III manuale.
Pedaletti Ripieno I, II, III; Ancia, Tutti.
Estensione: manuali di 61 note (Do1–Do6); pedaliera di 32 note (Do1–Sol3).
Trasmissione elettrica, consolle mobile indipendente posta in genere dietro l’altare maggiore (realizzato nel 200 e la cui struttura, unitamente a quella dei seggi corali, limita gli spostamenti della consolle).
Collocazione in tre corpi ai lati del presbiterio: i due principali lungo le pareti in celle organarie con cantoria con balaustre in bronzo, quello corale a pavimento contro la parete fondale dell’abside.
Corpi principali privi di cassa, corpo corale interamente chiuso in ampia cassa espressiva (ma le portelle non sono direttamente in vista in quanto occultate da un telone).
Mostra dei corpi maggiori composte da canne dell’ordine di16’disposte ‘a palizzata’ ed ordinate in modo che le sommità formino delle curve verso il basso; bocche ‘a mitria’ allineate orizzontalmente. Corpo Corale privo di mostra.
Storia
Notizie tratte dal sito http://www.santaritamilano.it
L’origine del Santuario di S. Rita di Milano non è legata ad apparizioni o fatti miracolosi, ma al grande desiderio degli Agostiniani di ritornare a Milano, la culla del loro Ordine. A Milano infatti ricevette il battesimo S. Agostino dalle mani di S. Ambrogio (387), milanese è il beato Lanfranco Settala (†1264), scelto a governare il nuovo Ordine egli Eremitani di S. Agostino, costituito dal Papa Alessandro IV (la grande unione del 1256).
Fin dal 1230 gli Agostiniani possedevano a Milano il convento e la chiesa di S. Marco, nel 1445 fondavano il convento e la chiesa dell’Incoronata e nel 1500 prendono possesso della chiesa della Consolazione. La soppressione del 1782 li terrà lontani da Milano per quasi due secoli.
Nel 1939 il P. Umberto Musitelli, Provinciale della piccola Provincia Ligure, Piemontese e Sarda (costituita dai conventi di Genova, Pavia, Savona, Celle Ligure e Loano) ottenne dal Card. Ildefonso Schuster, Arcivescovo di Milano, il permesso di erigere a Milano una chiesa con annesso convento, dedicati a S. Rita, come aveva suggerito lo stesso arcivescovo.
Attraverso il Comitato per i nuovi templi, fu designato come luogo di costruzione un appezzamento di terreno di ca. 12.500 mq — situato nella zona compresa tra i rioni Barona e S. Cristoforo, donato — attraverso la curia arcivescovile di Milano — da Giovanni Dondena, commerciante vinicolo.
La prima pietra fu benedetta dal card. Schuster il 17 dicembre 1939 e nella primavera del 1940 ebbero inizio i lavori di costruzione di un’ala del convento mentre furono gettate le fondamenta del santuario. Il complesso chiesa/convento fu progettato dall’Ing. Giuseppe Invitti — che aveva già progettato la chiesa delle Monache Agostiniane di Via Ponzio 46, dedicata a S. Monica — il quale si orientò verso lo stile romanico-lombardo, con richiami allo stile novecento.
La costruzione del santuario, iniziata dall’impresa Castelli e portata avanti tra difficoltà crescenti dovute alla seconda guerra mondiale (settembre 1939) che nel giugno 1940 coinvolse anche l’Italia, fu forzatamente sospesa nell’aprile 1941, appena in tempo per aprire al culto una cappella provvisoria (fino al 1948) al piano terreno dello stesso convento (l’attuale Sala S. Monica).
Nel 1946 fu decisa la costruzione della prima metà del santuario, dalla facciata al transetto escluso, che fu inaugurata al 6 maggio 1948.
Nel 1952 fu ripresa la costruzione dell’altra metà, dal transetto all’abside, con la vasta ed alta sagrestia e la sala oggetti-ricordo.
Due anni dopo il card. Schuster procedette alla consacrazione del santuario — ancora grezzo ma completato nelle sue strutture essenziali — nei giorni 1 e 2 maggio 1954: fu l’ultima chiesa consacrata dall’instancabile cardinale che morì il 30 agosto 1954.
L’area coperta dal santuario con la sagrestia e la sala-oggetti misura mq 1.800. Le tre navate misurano complessivamente in larghezza28 metri. La lunghezza massima del vano della chiesa, dal portale all’abside, è di69 metri. L’altezza massima della chiesa è di m 32 all’esterno e di m. 25 all’interno.
Il 2 maggio 2000 è stato consacrato il nuovo altare e inaugurato il presbiterio, completamente ristrutturato in adeguamento alle prescrizioni liturgiche. Sono state tolte le balaustre ed è stato spostato il quadro di S. Rita nel braccio sinistro del transetto: al suo posto troneggia un grande crocifisso di bronzo. Rifatto, su nuovo disegno, il pavimento in rosa del Portogallo ed eliminato il vecchio altare maggiore, sono state posate le scale di accesso al tabernacolo, di rame dorato, che poggia su un piedestallo ottagonale; è stato ridisegnato il muro frontale con i nuovi parapetti a gradoni che fiancheggiano le scale: il tutto in marmo rosa del Portogallo. Sul lato sinistro guardando l’altare si impone il nuovo ambone che si prolunga oltre la gradinata di accesso al presbiterio. La porticina del tabernacolo reca un pannello in bronzo raffigurante due mani che spezzano il pane. Sul basamento frontale dell’altare è stato collocato un pannello di bronzo raffigurante grappoli d’uva e spighe di grano, simboli dell’Eucaristia, insieme alla rosa di S. Rita. Sul fronte dell’ambone, il pannello di bronzo con lo stemma agostiniano e la scritta: Prendi e leggi. Il progetto complessivo è stato ideato dall’Arch. Paola Parini, mentre la progettazione e l’esecuzione delle sculture (crocifisso, pannelli e tabernacolo) è stata affidata alla Scuola Beato Angelico di Milano (Arch. Mons. Marco Melzi).
Organo Mascioni coi parapetti sotto le canne di mostra eseguiti in bronzo su disegno di P. Stefano Pigini (1999).
L’interno del Santuario è dominato dall’imponente figura di Cristo trionfante e dal paradiso agostiniano: una festa di colori tra lo sfavillare dell’oro: mosaici eseguiti negli anni sessanta da Sgorlon su cartoni dell’artista agostiniano belga P. Leo Coppens (1909-1995), autore di tutti i mosaici del Santuario, esclusa la facciata e la cripta.
Note
Grosso strumento progettato da P. Giancarlo Ghirardi (Sesto San Giovanni, 1931 – 1993), a lungo Maestro di Cappella di questa basilica. Revisionato con la sostituzione del classico Contrabbasso Acustico32’con la Bombarda, anch’essa realizzata col medesimo principio acustico.
L’effetto, poderoso ed esaltante nel presbiterio, si attenua molto nelle navate.
Da notare, in sacrestia, il dipinto fine-ottocentesco raffigurante Santa Rita che riceve la spina dal Crocifisso (che era la pala dell’altare maggiore rimasta in sito fino al 2000) e un frammento centrale di ritratto di Santa Cecilia e Angeli Musicanti, di inizio ‘800, con Santa Cecilia (con diadema di brillanti da nobildonna!) che suona un organo all’Italiana, di cui si leggono i nomi di alcuni registri e, molto chiaramente, la partitura sul leggìo.
Suonato il 24 novembre 2008 per cortese accoglienza di Padre Bernardino Pinciaroli
Graziano Fronzuto
da Graziano Fronzuto | 30 Gen, 2015 | Musica
Registri
I Man. – “ECO” (Espressivo)
[azionati da pomelli ad estrazione, posti in fila unica a sinistra della consolle, con nomi incisi su piastrine di legno, originali]
| “Ripieno”
– Principale 8’ Bassi
– Principale 8’ Soprani
– Ottava 4’ Bassi
– Ottava 4’ Soprani
– Quintadecima 2’
– Due di Ripieno [XIX-XXII]
– Due di Ripieno [XXVI-XXIX]
– Due di Ripieno [ XXXIII-XXXVI] |
“Concerto”
– Viola 4’ Bassi
– Flauto a Camino 8’ Soprani
– Flauto in Ottava 4’ Soprani
– Arpone 8’ Bassi
– Clarino 16’ Soprani
– Violoncello 8’ Bassi
– Violoncello 8’ Soprani
– Corno Musa 8’ Soprani
– Voce Umana 8’ Soprani |
II Man. – “ORGANO” [Organo Grosso]
[azionati da manette a spostamento laterale, poste in doppia fila a destra della consolle, con nomi incisi su piastrine di legno, originali]
| “Ripieno”
– Principale I 16’ Bassi
– Principale I 16’ Soprani
– Principale II 8’ Bassi
– Principale II 8’ Soprani
– Principale III 8’ Bassi
– Principale III 8’ Soprani
– Ottava I 4’ Bassi
– Ottava I 4’ Soprani
– Ottava II 4’
– Duodecima 2’2/3
– Quintadecima (I) 2’
– Quintadecima (II) 2’
– Due di Ripieno [XIX-XXII]
– Due di Ripieno [XXVI-XXIX]
– Quattro di Ripieno [XIX-XXII-XXVI-XXIX]
– Quattro di Ripieno [XXXIII-XXXVI-XL-XLIII]
– Terza mano
– Unione [I Manuale al II Manuale] |
“Concerto”
– Corno 16’ Soprani
– Cornetto I [VIII-XII] Soprani
– Cornetto II [XV-XVII] Soprani
– Fagotto 8’ Bassi
– Tromba 8’ Soprani
– Clarone 4’ Bassi
– Bombarda 16’ Soprani
– Violoncello 4’ Bassi
– Corno Inglese 16’ Soprani
– Viola 4’ Bassi
– Clarinetto 16’ Soprani
– Violone 8’ Bassi
– Flauto Reale 8’ Soprani
– Flauto in Ottava 4’ Soprani
– Ottavino 2’ Soprani
– Voce Umana 8’ Soprani |
Pedaliera
[azionati da manette a spostamento laterale, poste in doppia fila a destra della consolle – di seguito a quelle dei registri del II Man. – con nomi incisi su piastrine di legno, originali]
| “Ripieno”
– Contrabbasso 16’
– Basso 8’
– Violone 8’ |
“Concerto”
– Bombarda 16’
– Trombone 8’
– Timballo |
III Man. – “ARMONIO” [Espressivo – collocato in corpo tergale sotto la panca]
[azionati da pomelli ad estrazione, posti a sinistra e a destra del leggìo intagliato, con nomi incisi su piastrine di legno, originali]
| – Ottava 4’ Bassi
– Zampogna 4’ Soprani
– Viola 4’ Bassi
– Violetta 8’ Soprani |
– Voce Flebile 8’ Soprani
– Cromorno 8’ Bassi
– Oboe 16’ Soprani
– Tremolo [non c’è il meccanismo] |
Estensione
Manuali di 70 note ciascuno (Do-1/La5); in realtà i primi 12 tasti sono reali (“contr’ottava cromatica stesa”) solo per la seconda tastiera, mentre sulle altre due richiamano i corrispondenti tasti dell’ottava successiva (Do-1 = Do1; ecc.); Pedaliera di 18 note (Do1/Fa2), ma le canne sono soltanto 12 (Do1/Si1) per ciascun registro proprio del pedale, di conseguenza il Do2 ripete il Do1, ecc.; la pedaliera è unita costantemente al secondo manuale, ma è distaccabile mediante l’apposito pedaletto; l’unione tasto-pedale, al contrario dei registri propri, è reale su tutte le 18 note, e richiama i tasti Do-1/Fa1 della seconda tastiera.
I Manuale – “Organo di Risposta”, espressivo, le cui canne sono collocate nel basamento dell’Organo alla sinistra della Consolle. I registri sono azionati da manette a spostamento laterale poste in doppia fila alla sinistra delle tastiere.
II Manuale – “Organo Grosso”, aperto, le cui canne sono collocate come Hauptwerk, con Principale16’in Mostra con disegno a Cuspide con ali. I registri sono azionati da manette a spostamento laterale poste in doppia fila alla destra delle tastiere.
III Manuale – “Organo Eco ed Armonio”, le cui canne sono per lo piu’ ad ancia corta, chiuse in cassa melodica tergale (con ante apribili a mano). I registri sono azionati da pomelli ad estrazione posti attorno al decoratissimo leggìo.
Collocazione
in corpo unico sull’alta Cantoria fondale della Chiesa, nell’abside, dietro l’Altare Maggiore.
Trasmissione
Meccanica classica italiana con Somieri a Vento Serassi. Consolle “a finestra”.
Mostra
Principale16’Basso, reale, aperto, dell’Organo Grosso, con canne disposte a Cuspide con ali laterali. Essendo posto in una grande cella Organaria, l’Organo non ha cassa di contenzione. Il basamento delle Canne di Mostra e’ in legno scuro sobriamente decorato, mentre inagliata e decoratissima e’ la Consolle, con uno stupendo leggìo, realizzata interamente in legni pregiati finemente scolpiti.
Note
Questo grandioso Organo, commissionato dal Governo Italiano durante il periodo in cui Firenze fu Capitale d’Italia, assomma in se’ tutte le caratteristiche dell’Organaria del Risorgimento Italiano: Registri spezzati ma anche interi, numerose Ance, somieri a vento e Ripieni separati fino alle file sovracute. Il suo bellissimo suono riempie più che degnamente la Chiesa fiorentina, capolavoro del Brunelleschi. Realizzato senza risparmio (basti solamente pensare alla stupenda consolle in legni pregiati, con decorazioni e intagli) e’ stato ben restaurato dal Tamburini nelle sue parti foniche e trasmissive: coerentemente con la tecnica notevole dei Serassi i 3 Manuali sono di tocco leggerissimo, conservando la leggerezza anche con le Unioni inserite.
L’organo è stato visitato da numerosi organisti ed appassionati nel corso dell’Organ Day del 1° maggio 2014
Si ringrazia il Maestro VINCENZO NINCI per le preziose informazioni fornite
Graziano Fronzuto
da Rosanna Fronzuto | 23 Ott, 2014 | Musica
Johann Sebastian Bach: Concerto in Do, Bwv 976 (da A.Vivaldi, op III n.12)
Antonio Vivaldi: Le Quattro Stagioni (trascr. per Violino e Organo di Marco Ruggeri)
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Violinista: Lina Uinskyte
Organista: Marco Ruggeri
Organi:
Montebelluna (TV), S. Maria in Colle (Gaetano Callido, 1805); [tracce 1 – 6]
Quinto di Treviso (TV), S. Cassiano (Giovanni Battista de Lorenzi, 1805) [tracce 7 – 12]
Vittorio Veneto (TV), Duomo di Serravalle (Antonio e Agostino Callido, 1822) [tracce 13 -15];
Italia
Fugatto Records – FUG 055 – DDD – 2014
di Graziano Fronzuto
La trascrizione è sempre stata uno dei banchi di prova più arditi e nel contempo più fascinosi per tutti i grandi musicisti, specie quando l’Autore di cui si trascrivono i brani è uno del calibro di Antonio Vivaldi e lo strumento per cui si trascrive è l’organo. Questo CD, mirabile sotto tutti gli aspetti, ne dà ampia dimostrazione.
Il brano d’apertura è il dodicesimo dei dodici concerti dell’Op. III “L’Estro Armonico” di Antonio Vivaldi, per violino e archi trascritto per strumento a tastiera da Johann Sebastian Bach. Quest’ultimo trascrisse numerosi concerti del musicista veneziano, che erano diffusi e famosi in tutta Europa, innanzitutto per capirne e carpirne l’essenza ed anche per sorprendere il pubblico nell’eseguirli col cembalo o l’organo anziché con la compagine orchestrale.
Seguono nel CD i meravigliosi concerti de “Le Quattro Stagioni”, anch’essi originariamente scritti per violino e archi (si tratta dei primi quattro dei dodici concerti dell’Op. VIII “Il cimento dell’armonia e dell’inventione”), nell’entusiasmante trascrizione per violino e organo di Marco Ruggeri che ha compiuto un’operazione da far tremare i polsi a qualsiasi musicista.
Oltre alla trascrizione, va lodata senza alcuna riserva l’interpretazione che il duo Uinskyte e Ruggeri fa di questa già di per sé geniale trascrizione. Le possibilità esecutive degli organi Veneti sono sfruttate al meglio, con i timbri sfavillanti che li contraddistinguono, registri “di Ripieno” dal suono cristallino e registri “di Concerto” sempre sorprendenti. Il dialogo che instaurano i due interpreti è fascinoso e avvolgente, sempre frizzante e brioso, simbiotico, magico. Corde di violino e canne d’organo sembrano abbracciarsi riuscendo a rendere palese, visibile, palpabile la musica di Vivaldi e persino (ma non poteva essere altrimenti) ciascun verso dei sonetti che la ispirarono (riportati molto opportunamente nel libretto).
A mio gusto personale, il CD è di quegli da portare in cima alla lista delle preferenze d’ascolto. Dovendo scegliere, l’esecuzione dell’Inverno (ultime tre tracce) è la perla delle perle. Oltre alla squisita arte della violinista, si percepisce al massimo grado la perfetta padronanza dell’organista dello strumento di turno, lo spettacolare organo che i figli di Gaetano Callido, Agostino ed Antonio, costruirono a Serravalle di Vittorio Veneto e che –se mi posso permettere– è il re degli strumenti, tutti nobilissimi, scelti per la registrazione.
Dal punto di vista tecnico ed artistico, tutto ciò che è stato curato da Federico Savio (dalla presa del suono, alla realizzazione del CD all’edizione complessiva ecc.) merita tanto di cappello poiché, con una professionalità davvero rara, ha dato vita ad un prodotto di livello eccezionalmente alto e che non mancherà di essere apprezzato in modo incondizionato dagli ascoltatori.
Agosto 2014 – Graziano Fronzuto