da Graziano Fronzuto | 5 Ott, 2021 | Litterae, Musica
“… dalla porta delle rondini …”
Omaggio a Cécile Sauvage
Tra traduzioni e improvvisazioni – CD FUG 078 anno 2017
Elena Bugini, voce recitante – Paolo Bottini, organo (organo Mutin Cavaillé-Coll del 1922 della Grande Eglise di Saint Etienne)
La poetessa Cécile Sauvage visse tra il 1883 e il 1927 ed iniziò a comporre versi dal 1913 e continuò fino alla sua morte prematura. Sposò Pierre Messiaen (che chiamava affettuosamente mon petit Pierrot) e dalla loro unione nacque il grandissimo musicista Olivier.
Il CD è dal contenuto insolito: ci propone una serie di poesie della Sauvage tradotte e recitate da Elena Bugini alternate da improvvisazioni “ad hoc” del marito Paolo Bottini.
Le poesie sono le seguenti: Capretta delle basse Alpi di Francia, Bellezza di contrasti e intensità, Un raggio di gioia sul cuore una catenella di fiori alla caviglia, Fiori sparpagliati, Come un giglio al mattino, Dalla porta delle rondini, Preghiera della sera, Nulla più che musica un grido d’amore nel deserto, Inno a Cibele, Ricamo d’uccelli biondi, La piana e l’aurora, Il cavaliere rosa, Il momento della morte.
I testi sono riportati nel ricco libretto, in Italiano e in Francese (che per ricchezza di contenuti ha costretto l’editore ad usare caratteri molto piccoli, a discapito della leggibilità) curato da Elena Bugini con il contributo di Alessandra Gennari per la grafica della copertina.
All’ascolto spiccano le doti di recitazione della Bugini e quelle di improvvisatore del Bottini, entrambi ben affiatati e calati nei testi. Dal punto di vista musicale, si distinguono le capacità descrittive dell’organista in uno stile vagamente impressionista francese che ben si sposa con l’epoca della poetessa e che ci porta idealmente negli anni a cavallo tra XIX e XX sec.
Il CD riesce a mantenere l’ambiziosa premessa/promessa di rendere omaggio con parole e musica all’arte poetica della madre di Olivier Messiaen e va detto che gli interpreti ci riescono molto bene.
L’organo è utilizzato per dettagli sonori ed effetti timbrici e mai per masse sonore. Spiccano i suoi bellissimi timbri tardoromantici, ma l’interprete non usa mai un F o un FF che avrebbero senz’altro mostrato la potenza dello strumento ma sarebbero stati in contrasto con i versi che egli intende descrivere.
Complessivamente, il CD mi ha impressionato ed anche sorpreso molto profondamente: si tratta di una vera rarità che consiglio a tutti gli amanti della poesia e della musica specie di quelle a cavallo tra XIX e XX sec.
Maggio 2020, Graziano Fronzuto
(Recensione ripubblicata il 5 ottobre 2021)
da Graziano Fronzuto | 23 Mag, 2020 | Litterae, Musica
Matteo Iannone
Musiche per Organo
Paolo Bottini all’organo Mascioni (1950) del Santuario di Pompei
Fugatto FUG 081
Matteo Iannone è stata un’importante figura musicale dell’Italia centro-meridionale; dal 1985 al 2006 è stato organista della Basilica Santuario della Beata Maria Vergine del Rosario di Pompei per il cui organo e per il cui coro ha composto un imponente numero di opere musicali. Questo CD contiene 32 brevi brani per organo che consentono la piena conoscenza delle varietà timbriche dell’organo Mascioni per il quale sono state concepite. La brevità non deve indurre a pensare ad una ispirazione rapsodica e frammentaria ma all’uso liturgico cui queste musiche erano destinate, nei brevi interludi concessi all’organo nelle celebrazioni svolte nella Basilica.
L’interprete, Paolo Bottini, forte della sua esperienza della musica tonale del XX sec. ed in particolare di quella di Federico Caudana, riesce a coinvolgere bene l’ascoltatore nell’accostarsi a questo repertorio, tonale ma con raffinati cromatismi, fatto di brevi pezzi molto caratteristici e che sfruttano l’intera gamma sonora dello strumento, incluso il “corpo di canne in cupola” e le campane tubulari che lo contraddistinguono.
I brani coinvolgono con il loro fluire tranquillo e meditativo, ispirato all’acustica della Basilica. I bei timbri sinfonici dell’organo esaltano le interpretazioni di Paolo Bottini che legge queste pagine con profonda attenzione e con estrema professionalità, unita alla sua consueta sensibilità di interprete.
Il CD è destinato al mercato Italiano come dimostra il libretto unicamente nella nostra lingua dove vengono descritti alcuni dei brani incisi, la biografia dell’autore e quella dell’interprete, con un’ampia parte destinata alla storia e alla descrizione dell’organo, curata da chi scrive che ha avuto modo di suonare ed apprezzare l’organo sin dal lontano 1987 con l’organista storico della Basilica fra’ Nicolino Sicignano (1907 – 1990) che aveva suonato l’originale organo Inzoli (trasferito nella Cappella dell’Istituto Beato Bartolo Longo) e lo stesso organo reintonato alla tedesca da E.F.Walcker negli anni ’30 del XX sec. nonché l’attuale organo Mascioni progettato da Fernando Germani e Vincenzo Mascioni.
I bei fondi e le bellissime ancie emergono in tutto il loro fulgore; anche i ripieni, possenti, si fanno sentire e ben si adattano ai brani proposti.
Complessivamente il CD è di piacevolissimo ascolto e permette di apprezzare un grande organo che purtroppo è oggi sostanzialmente inutilizzato sostituito nell’uso liturgico da un elettrofono sin dal 1993 e successivamente da un piccolo organo “ibrido” collocato nella crociera, come ha avuto modo di rendersi conto chiunque abbia ascoltato in TV la Messa spesso trasmessa dalla Basilica. E ciò è un vero peccato perché nonostante le proporzioni gigantesche dell’organo la cantoria che lo sorregge può contenere un grande gruppo corale atto ad accompagnare qualsiasi Messa magari proprio con musiche di Iannone che rischiano di finire nel dimenticatoio proprio nel luogo dove sono state concepite.
E ciò proprio con l’uscita di questo CD dedicato alla sua Arte che purtroppo è stato pubblicato postumo a causa dell’improvvisa scomparsa dell’autore nell’aprile 2020.
Maggio 2020
Graziano Fronzuto
da Graziano Fronzuto | 10 Gen, 2020 | Catalogo, Musica
Caro Maestro Graziano Fronzuto
Come volevasi dimostrare
Sono stravolto dalla grandezza poeticamente assertiva della sua personalità di Autore… Non c’è frase o inciso o scorcio del tessuto musicale che non siano qui espressione di un marcato e libero temperamento inventivo.
Il suo è un Caso (notare la maiuscola) che si divide assai curiosamente in due identità non comunicanti: una, di affabile semplicità che ama esprimersi come esecutore in repertori di routine (pur toccando Haydn o Rheinberger) arando territori sicuri per compiacere un pubblico semplice e affezionato… l’altra, nascosta e terribile (o minacciosa) per vastità e libertà creativa che – svelata – troverebbe diffidente quello stesso pubblico semplice che lei ha inteso coltivare (sto evidenziando un meccanismo pleonastico: nessuno scandalo).
Divertente dunque che nei concerti Graziano Fronzuto non abbia mai proposto firme come Hindemith, Messiaen, Guillou, o, che so, un Tournemire un Andriessen un Peeters ecc., o compositori viventi che per evocare tracciati non consueti potrebbero considerarsi suoi compagni spirituali.
Ciò illumina quanto pudore/amor proprio, quanto riserbo/solitudine costituiscano la sua (ripeto) seconda personalità nascosta, divisa dal mondo contingente.
Circa le strutture di questa musica ardua e politonale che orbita intorno a baricentri sempre ipotizzati e mai categorici, non posso aver parola, come non ne ha l’autodidatta di corto respiro, ma sento unicamente una grandezza, un’originalità non collocabili e non schedabili. Anche dentro le storiche categorie di Fuga o Passacaglia (grandiosa questa sua su quattro note che subito si predilige nel panorama del CD in quanto perentoria, melodica, da cult, in alcune variazione) lei contrabbanda l’intensa e urgente attualità di un pensiero musicale critico, irrequieto, dinamico, globalmente definibile come ‘drammatico’.
Doveroso infine riconoscere la dedizione dell’organista Paolo Bottini all’approfondimento del lessico, su un Mascioni – manco a dirlo – a gamma postmoderna sostenibile.
DICEMBRE 2019 – AGOSTINO RAFF
da Graziano Fronzuto | 5 Dic, 2019 | Catalogo, Musica

Con grande piacere abbiamo ricevuto, ed ascoltato, questo disco che porta -finalmente- alla ribalta un pregevole autore italiano che fino ad oggi era rimasto “sottotraccia” ma che merita ampiamente di essere considerato. Graziano Fronzuto è prima di tutto un amico, con cui abbiamo condiviso anni di vicende anche personali e famigliari, nei confronti del quale nutriamo grande stima per un lavoro paziente di ricerca organologica che si è concretizzata qualche anno fa con la pubblicazione di un’importante opera dedicata agli organi della città di Roma (ne abbiamo parlato in questa recensione) ma, oltre a quest’importante aspetto della sua attività organologica, ha sempre coltivato con passione l’attività più concretamente musicale sia come organista che come compositore ed in diverse occasioni abbiamo parlato, durante i nostri incontri, del fatto che sarebbe stata una buona idea dare un senso compiuto a quest’attività musicale incidendo le sue opere. Oggi, grazie a Paolo Bottini, questo autore rende “tangibile” (nel senso di apprezzabile con l’ascolto) una parte della sua produzione organistica che, come apparirà subito evidente ascoltando i brani incisi nel disco, rivela caratteri di assoluta solidità, grande ispirazione ed assoluta padronanza della tecnica compositiva.
Si tratta di un’antologia (la produzione musicale di Fronzuto è assai più ampia e corposa) che ci offre diversi spunti di considerazione e che spazia attraverso venticinque anni di attività durante i quali l’autore, senza mai perdere di vista una concezione basilarmente “moderna” della musica organistica, ne esplora diversi ambiti concettuali che utilizza per dare origine ad un linguaggio molto personale, a tratti sinceramente “intimistico”, in cui una solidità di grande tradizione (le caratteristiche formali delle Sonate organistiche di Rheinberger sono ricorrenti e sempre molto ben citate) forma la base per sviluppi che attraversano l’ampio panorama del Novecento organistico europeo. Nelle composizioni di Fronzuto si affacciano stilemi di estrazione hindemithiana, echi della musica seriale, l’utilizzo di un cromatismo sempre ben dosato e mai esasperato, accenni di politonalità, delicati richiami all’atonalità, una robusta tecnica polifonica e, sopra a tutto questo, una vena ispirativa che non si lascia mai sedurre dal facile effetto, dalla ridondanza e dall’autoreferenzialità. Anche nelle pagine più intense e potenzialmente impattanti dal punto di vista musicale, Fronzuto non forza mai la mano, non abbandona la strada maestra della forma-contenitore entro cui tutto il materiale musicale deve essere ben ordinato, sistemato e realizzato. Non troverete in questo disco neppure una “Toccata alla francese” (anche se, come organista, Fronzuto le sa eseguire assai bene); alle eclatanti declamazioni dell’estetica otto-novecentesca francese, l’autore preferisce le architetture musicali della scuola organistica germanica, dove è la ricerca della novità all’interno della tradizione che gestisce gli sviluppi e ne governa le evoluzioni. Ovviamente, ed in questo Fronzuto è particolarmente bravo, non manca un tocco squisitamente “italiano”, che consiste nella profondità dell’ispirazione, nella dolcezza dei cantabili e nella sobrietà quasi “lirica” di linee melodiche che prendono spunto ed origine dalla grande scuola organistica italiana del Novecento e che, mutuate ed inserite con grande sapienza in un contesto musicale di notevole compattezza, lo rendono oltremodo gradevole e, a tratti, anche affascinante.
A tutto questo si unisce, inoltre, una profonda conoscenza della “macchina organo”, di cui Fronzuto conosce tutte le particolarità e caratteristiche grazie al suo lavoro di ricercatore e “catalogatore” non solo della miriade di strumenti della sua città, Roma, ma di tutta Italia ed Europa ed appare evidente che la sua produzione musicale deriva da una spiccata predilezione, da una parte, della scuola germanica del Novecento, ricca nel contempo di tradizione ed innovazione, e l’organaria italiana dell’organo riformato, di cui molto spesso oggi non si riconoscono i meriti. Ruolo fondamentale nella sua musica, infine, lo gioca la diretta discendenza dalla scuola musicale Gaetana e non a caso due delle figure ricordate nelle sue dediche sono Franco Michele Napolitano e Stefano Romano.
Come abbiamo detto, quest’incisione è un’antologia della produzione di Graziano Fronzuto e le opere sono state scelte per rappresentarcene un panorama temporalmente ampio e sufficientemente rappresentativo. Il disco si apre con la “Sonata”, composta in memoria di Franco Michele Napolitano e dedicata all’organista Maurizio Rea, che l’ha eseguita in prima assoluta a Napoli nel 2010 in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Napolitano. In questa Sonata di ampie proporzioni e grande respiro (oltre venti minuti di musica) Fronzuto prende come impostazione formale le grandi sonate di Rheinberger e vi costruisce sopra cinque grandi movimenti in cui esprime molte delle sue “idee” musicali, dall’iniziale “Fantasia”, in cui possenti architetture accordali di notevole impatto si alternano con episodi contrappuntistici di forte intensità intervallati da momenti di sospesa estaticità, fino all’ “Introduzione e Fuga” finale, che dimostra la notevole capacità di trattamento del materiale tematico da parte dell’autore e la sua perizia nel procedimento contrappuntistico (molto interessante l’utilizzo per la parte finale di frammenti di soggetti e controsoggetti che vanno a formare una specie di grande “stretto” multitematico che, dopo un inciso squisitamente melodico, si chiude con un finale in fortissimo). L'”Andante”, di carattere meditativo e squisitamente cantabile, esplora alcune interessanti sfaccettature della politonalità e richiama da vicino i procedimenti di alcune scuole organistiche europee di avanguardia (quella del Novecento) mentre il “Notturno” si dimostra, a nostro parere, una vera e propria “chicca” in cui sopra un’atmosfera oniricamente sospesa su di un bordone dissonante ed un ostinato di tre note ossessivo e quasi straniante “galleggiano” temi che scompaiono e poi riappaiono nelle diverse tessiture, apparentemente estranei tra di loro ma che quando si incrociano si rivelano figli della stessa ispirazione.
La “Fantasia Brevis”, composta nel Dicembre 1983, è dedicata al Padre Domenicano Thierry Haenni che a quell’epoca era a Roma presso il Convento di Santa Maria sopra Minerva e che fu teologo, ricercatore e musicologo ed il brano fu composto espressamente per l’organo Bossi 1909 di quella Basilica. In questa breve composizione si scopre il profilo di un Graziano Fronzuto curioso ricercatore di linguaggi nuovi e più spiccatamente personali rispetto alla produzione degli anni precedenti e che riesce a “compattare”, in un brano relativamente breve, diversi discorsi musicali che potrebbero essere sviluppati molto più ampiamente ma che qui l’autore condensa in “idee” concettuali esponendole quasi come aforismi ed affidandole ai registri ad ancia dell’organo.
La “Passacaglia” è stata composta nel 2011 e dedicata a Giorgio Muto, organista, pianista, direttore di coro e -anche- musicista jazz. Il brano, che parte subito con la prima variazione senza l’esposizione iniziale del tema, si presenta apparentemente in un ambito tonale definito che nelle variazioni successive, con un progressivo e graduale aumento del cromatismo, assume caratteristiche di spiccata modernità. Contrappuntisticamente molto ben strutturato, questo pezzo nel suo sviluppo si arricchisce di caratteristiche ritmico-timbriche molto interessanti, che in alcuni episodi rasentano il virtuosismo.
Il “Cantabile”, che l’autore ha voluto dedicare a chi scrive nel Novembre 2008 in un momento difficile della vita, prende l’andamento e lo stile formale degli “Adagio” classici, direttamente ispirati dalle omonime composizioni orchestrali barocche e poi ripresi dalla scuola romantica (Rheinberger) con il pedale che sgrana un “pizzicato” violoncellistico, la mano sinistra che sviluppa l’accompagnamento armonico e la destra che “canta” la melodia. In questo brano è il cromatismo molto accentuato che ne caratterizza lo sviluppo sia melodico che armonico e le dissonanze, anche talora aspre, che lo caratterizzano lo rendono assolutamente interessante per le modalità con cui la linea melodica viene trattata con procedimenti di progressiva aumentazione e diminuzione che ne trasformano il carattere fino ad un inaspettato accordo finale di Fa Maggiore in posizione lata.
Lo “Scherzo”, composto nel 2012, è dedicato al napoletano Giovanni Picciafoco, organista di ottimo valore ed allievo del grande Enzo (Vincenzo) Marchetti, che fu uno dei migliori esponenti della scuola organistica napoletana del Novecento. Questo brano, in rigorosa forma tripartita A-B-A, inizia con una figurazione di “ostinato” su cui si incastonano frammenti di melodia quasi atonali che si evolvono in crescendo verso un tema di canzone popolare a cui segue un delicato Andante Cantabile i cui temi, anch’essi arieggianti a melodie popolari, presentano alcuni inconfondibili stilemi della musica partenopea; la terza parte riprende ed elabora la prima arricchendola di ulteriori spunti melodici assai gradevoli. Sarà una nostra impressione, ma durante l’ascolto di questo brano, nel quale spicca un cromatismo assai interessante, certi incisi ci hanno richiamato alla mente le grida dei venditori napoletani (che peraltro erano già state trattate musicalmente da un altro splendido musicista partenopeo del Novecento, Jacopo Napoli).
Conclude il disco il “Preludio e Fuga”, composizione molto recente (2017) che Fronzuto ha voluto dedicare all’interprete di questo disco, Paolo Bottini. In questo brano, che ci conferma ulteriormente le solide basi formali dell’autore, possiamo apprezzare l’approfondimento delle tematiche musicali che caratterizza la produzione di Fronzuto, che qui lascia evolvere quasi sottotraccia un cromatismo misurato per assumere linee di grande ampiezza in cui i temi (nel Preludio) assumono aspetti quasi rapsodici e ci riportano ad una magniloquenza importante e di grande spessore che spazia su ampi orizzonti ed apre diverse prospettive di ulteriore futuro sviluppo. La Fuga (che è in effetti un Fugato o, meglio, una serie di Fugati) rispecchia la stessa filosofia ed il suo tema, tonale, si sviluppa su calibrate e ben dosate iniezioni di cromatismo che non lo sconvolgono ma, al contrario, lo valorizzano in una luce che ci presenta un autore molto attento agli sviluppi e che presenta una grande maturità artistica.
Di Paolo Bottini, l’organista che interpreta queste musiche, abbiamo già ampiamente parlato su queste pagine e ne abbiamo sempre sottolineato la bravura, la tecnica e la perfetta padronanza dei vari strumenti su cui effettua le sue performances. Quello che ci preme, una volta di più, sottolineare è come egli, anche in questo caso, nutra sempre una sana curiosità ed un desiderio di esplorare orizzonti sempre nuovi. Sia che si tratti di avventurose riscoperte, di coraggiose trascrizioni o di nuovi orizzonti da esplorare, Bottini dimostra sempre una grande voglia di arricchire il suo (ed il nostro) orizzonte musicale ed anche in questo caso (le musiche di Graziano Fronzuto non sono facili da “introiettare”) egli ci ha dimostrato come un bravo musicista riesca sempre -se lo vuole- a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Noi conosciamo personalmente Graziano Fronzuto da molti anni e ne abbiamo seguito ed apprezzato “da vicino” l’evoluzione artistica; dobbiamo però dire che Paolo Bottini in questo disco non solo è riuscito a cogliere molto bene l’essenza di questi brani proponendoceli in modo ottimale ma, cosa molto più difficile, ha colto “l’anima” musicale dell’autore. Per un interprete questo è un valore aggiunto di grande importanza.
Vista la passione dell’autore per gli organi di Roma, di cui conosce alla perfezione storia, composizione, vicende, fatti e misfatti, ci aspettavamo che per quest’incisione venisse utilizzato uno dei tanti bellissimi strumenti capitolini. Apprendiamo dalle note del libretto a corredo che ciò non è stato possibile non solo a causa dell’indisponibilità dei vari Parroci ma, anche, per dissidi profondi che hanno causato contenziosi legali. Siamo molto dispiaciuti per questo, poichè il grande lavoro che Fronzuto ha portato avanti per valorizzare il patrimonio organario della Capitale avrebbe meritato lodi incondizionate e grandi riconoscimenti da parte della Curia Romana. D’altra parte non ci meravigliamo più di tanto per questi atteggiamenti poichè, come ben sanno gli organisti, i rapporti con i Parroci -soprattutto se questi ultimi considerano l’organo come un inutile orpello- sono sempre (a parte rare eccezioni che confermano la regola) a dir poco problematici. Si è dovuto, quindi, optare per uno strumento diverso e si è scelto il grande Mascioni della chiesa di SS.Tommaso ed Andrea di Pontevico, di cui abbiamo già parlato alcune volte in occasione di precedenti recensioni. Si tratta di un grande strumento, realizzato nel 2009, con tre tastiere e pedaliera che ad una base fonica spiccatamente “italiana” unisce anche una ragionevole numero di registri “coloristici” ed “orchestrali”. Paolo Bottini, in questo disco, fa cantare i suoi quarantatre registri nominali, pari a cinquantadue reali, sistemati in due corpi contrapposti e ne valorizza in modo eccellente le potenzialità timbrico-foniche, particolarmente adatte a questo tipo di repertorio.
Le registrazioni sono state effettuate nel mese di Settembre 2018 e tutto il lavoro di presa del suono, editing, mastering e postproduzione è stato effettuato da Federico Savio, che è ormai considerato tra i migliori tecnici del suono italiani in assoluto e che anche in questa occasione dimostra ampiamente le sue grandi doti e la sua estrema professionalità.
Molto gradevole e sobria la veste grafica, con un libretto di otto pagine a corredo in cui possiamo apprezzare una presentazione del repertorio a cura dell’autore ed una bella descrizione dello strumento, tutto in lingua italiana. Curiosamente, e a nostro parere è una mancanza grave (a meno che non si tratti di un’espressa volontà dell’interessato), è assente il curriculum artistico dell’interprete. Molto ampia ed esaustiva la documentazione iconografica.
Si tratta, in conclusione, di una produzione discografica che presenta molteplici aspetti di interesse, soprattutto per il fatto che presenta agli appassionati di musica organistica una figura “nuova” dell’attuale panorama musicale italiano e, poi, per un repertorio veramente interessante che gratificherà sicuramente gli amanti della musica organistica contemporanea. Da non perdere.