Seleziona una pagina
MADRID – L’organo della Cattedrale de la Almudena

MADRID – L’organo della Cattedrale de la Almudena

MADRID – L’organo  della Cattedrale de la Almudena

Cinque prospettive di Bach

Roberto Fresco

CD CMVK 1843

La cattedrale di Santa Maria la Real de Almudena di Madrid è un monumentale edificio completato negli anni ’80 del XX sec. che ospita sulla cantoria sopra l’ingresso principale un grandioso organo costruito da Gerhard Grenzing nel 1999 con 71 registri distribuiti su 4 manuali e pedaliera.

Con questo organo è stato inciso il CD che andrò a recensire con questo articolo. Il CD è in vendita presso il BookShop della Cattedrale e mi è stato gentilmente regalato dal mio amico Erasmo che ha visitato la chiesa nell’agosto 2025. Il brano di apertura è la Toccata e Fuga BWV 565 di Johann Sebastian Bach come da tradizione di CD destinati ai turisti di monumenti famosi con grandi organi all’interno.

Qui però, come vedremo meglio successivamente commentando gli altri brani, la Toccata e Fuga in Re minore funge da esempio per le prospettive di Bach proposte in quanto pezzo dalla genesi enigmatica in quanto la sua struttura ha fatto di recente pensare ad un pezzo scritto originariamente per violino andato perduto e di cui resta questa trascrizione per organo di  Bach ma non necessariamente lui in persona ma anche di un suo allievo quale Ludwig Krebs. Fresco inizia con il mordente La-Sol-La che poi viene raddoppiato La-Sol-La-Sol-La e poi triplicato La-Sol-La-Sol-La-Sol-La, poi prosegue rispettando fedelmente lo spartito, rubando qua e là nel corso dei passaggi della Toccata e negli episodi liberi della fuga dove gli effetti in Eco degli arpeggi suggeriscono una esecuzione piuttosto libera. Anche nel finale si prende qualche libertà fra cui la conclusione con un accordo in Re Maggiore anziché in Minore come da spartito.

I brani successivi sono trascrizioni per organo di opere di Bach effettuate da musicisti più o meno famosi il primo dei quali è Oskar Merikanto, organista finnico vissuto a cavallo fra XIX e XX sec., di cui viene eseguita la Sarabanda dalla Suite Francese n.2 BWV 812 e il Preludio dalla Suite Inglese BWV 807, in corrette trascrizioni per organo ben eseguite da Fresco.

Si prosegue con Sigfrid Karg-Elert di cui vengono eseguiti l’Adagio, trascrizione dell’Aria sulla quarta corda dalla Suite per Orchestra BWV 1068, e la Fantasia e doppia Fuga, trascrizione per organo dell’originale per “klavier” (tastiera) BWV 904. L’esecuzione di Fresco è molto cristallina mette bene in luce la melodia dell’Aria sulla quarta corda e le voci della Fantasia e doppia Fuga, in cui l’assegnazione delle voci più basse al Pedale rende il brano organistico.

Poi è il turno di Alexandre Guilmant di cui viene incisa la Sonatina, trascrizione dell’omonimo brano della Cantata Actus Tragicus, che viene eseguita con il giusto ritmo da Fresco, che si prende anche qualche libertà condivisibilissima.

Segue Xavier Darasse di cui viene eseguito l’Adagio dalla Prima Sonata per Violino solo sempre di Bach, dove le voci aggiuntive di mano sinistra e pedale rendono corposo l’etereo brano originale.

Il CD si conclude con sette brani di Bach di cui il primo è la Fuga in Re minore BWV 539/2, trascrizione della fuga in Sol minore per violino solo BWV 1001/2, eseguita con grande rigora stilistico da Fresco che riesce a rendere bene gli accordi dissonanti e gli arpeggi degli episodi liberi dell’originale per violino.

Gli altri sei brani sono Corali dalla raccolta di Schubler: Wachet auf BWV 645, Wo soll ich fliehen hin BWV 646, Wer nur den lieben Gott BWV 647, Meine Seele erhebt den Herren BWV 648, Ach bleib bi uns, Herr Jesu Christ BWV 649, Kommst du nun, Jesu vom Himmel herunter BWV 650. Questi sei Corali dimostrano la padronanza di Bach nel trattamento dei temi, dei Canti Fermi e degli ornati e Fresco si destreggia bene nell’esecuzione anche se non avrebbe guastato qualche cambio di registro e di tastiera in più.

Nel complesso il CD mantiene ciò che promette: presentare Bach sotto diverse prospettive di trascrizioni e di trattamento dei Corali, peccato che così facendo Fresco non utilizzi il quarto manuale, quello con le Ance a forte pressione secondo la tradizione Spagnola e Francese il cui suono riempie acusticamente il grande edificio della Cattedrale de la Almudena,

Il libretto è in Spagnolo e in Inglese ed è sufficientemente esauriente nella descrizione dei brani e dei compositori; c’è il curriculum dell’organista e la ricca disposizione fonica dell’organo. Purtroppo non c’è la fotografia dello strumento anche se c’è una sezione in bianco e nero della cattedrale con la mostra dell’organo abbastanza ben delineata, ma su internet si trovano foto a colori che mostrano la policromia della cassa e i suoi due positivi tergali. In conclusione il CD è vivamente consigliato agli appassionati di Bach.

Ottobre 2025

Graziano Fronzuto

NOVALESA – L’organo maggiore dell’Abbazia

NOVALESA – L’organo maggiore dell’Abbazia

NOVALESA – L’Organo maggiore dell’Abbazia

Markus Utz

CD Tactus TC 550006

Il CD di cui parlerò oggi riporta i brani del Concerto d’Inaugurazione del lavoro di ricostruzione e restauro dell’organo maggiore dell’Abbazia dei SS, Pietro e Andrea di Novalesa, sulle montagne al di sopra di Susa (TO) tenuto da Markus Utz nel 2007.

L’organo è la presunta ricostruzione storica dell’organo di 12’ che Cesare Catarinozzi aveva costruito per l’Abbazia di Santa Scolastica di Subiaco nel 1687 (o secondo altri 1692). La chiesa abbaziale si presentava allora come una chiesa romanico-gotica con aggiunte rinascimentali e l’organo fu collocato in absida con la sua cassa “serliana” dorata, Verso il 1770 la chiesa fu portata allo stile neoclassico attualmente visibile da Giacomo Quarenghi che fece collocare l’organo sulla cantoria sopra l’ingresso principale ridipingendo la cassa interamente di bianco come attualmente si vede. Il lavoro fu affidato a Celestino Catarinozzi (non si sa se parente e in quale grado a Cesare).

Per esigenze di accompagnamento del Coro, nel 1906 fu costruito da Francesco Morettini un organo positivo collocato dietro l’altare maggiore.

Nel corso dei secoli, l’organo Catarinozzi aveva subito alterazioni e modifiche ma dopo i danni del 1944 era rimasto silente. In vista della visita Pastorale di papa S. Paolo VI all’abbazia nel 1974 fu realizzato un nuovo grande organo Mascioni (op. 953 anno 1973) collocato nella cassa Catarinozzi e in due nicchie dietro l’altare per il corpo corale. Il materiale fonico dell’organo Catarinozzi fu donato agli Oblati dell’Abbazia di Novalesa che avevano riaperto l’Abbazia dopo oltre cent’anni di abbandono, l’organo Morettini fu donato alla chiesa di S. Francesco a Subiaco.

Da notare che a Novalesa esisteva un precedente strumento, costruito nel 1817, poi trasferito nella chiesa di S. Martino Vescovo ad Alpignano (TO), restaurato nel 2005 ed inaugurato il 17 giugno 2006 da Roberto Cognazzo e dal clarinettista Rocco Parisi. Il materiale proveniente da Subiaco venne conservato in un camerone dell’abbazia di Novalesa per 25 anni finché non fu affidato a Glauco Ghilardi nel 2004 per l’inventario e il  progetto di un nuovo organo il più possibile vicino all’originale Catarinozzi. I lavori iniziarono finalmente quando venne realizzata la cantoria sopra l’ingresso principale dell’abbazia e venne disegnata la cassa definitiva con le sue caratteristiche colonne decorate con ghirlande di foglie.

L’organo finito non utilizza parte del materiale ricevuto, risalente a interventi ottocenteschi sull’organo Catarinozzi, ma utilizza tutto il materiale Catarinozzi superstite integrato con una fila acuta del Ripieno (sostituita da una Viola) e con altre canne mancanti o troppo danneggiate per essere riutilizzate. Il somiere è stato ricostruito ex-novo e contiene le canne di Ripieno con base 12’ e due Flauti. Il somiere ha estensione Fa0 – La5 e trattandosi di un somiere nuovo non si comprende perché non siano state aggiunte le tre canne per ogni registro per portarlo all’estensione di Do6 perché di fatto si è esclusa dall’esecuzione su quest’organo della maggior parte della musica sei-settecentesca che necessitano di un’estensione Do1 – Do6 e di quella musica (per esempio alcune Sonate di Domenico Scarlatti) che necessitano di un’estensione Fa0 – Do6 : insomma occorre limitare il repertorio a quel poco che c’è con estensione Fa0 – La5 e a qel poco che c’è con estensione Do1 – La5.

Aggiungiamo solo che nel 1997 l’abbazia ha acquistato un elegante positivo costruito da Dell’Orto e Lanzini e collocato a pavimento nel lato sinistro del presbiterio.

Markus Utz si adegua all’estensione discutibile realizzata (è vero che al tempo di Catarinozzi c’erano organi con tale estensione, ma non ci sono prove che l’organo Catarinozzi non arrivasse fino al Do; se poi pensiamo ai numerosi organi Callido di 12’ tuttora esistenti si vedrà che la loro estensione raggiunge e talvolta supera il Do) e sceglie un repertorio con tali limiti.

Il CD si apre con Bernardo Pasquini, Bergamasca (in cui in un minuto e 48 sec. la registrazione cambia in crescendo dal solo Principale a tutto il Ripieno con l’uccelliera); prosegue con Michelangelo Rossi, Toccata Settima, Corrente Settima, Partite sopra la Romanesca, Toccata 14; Girolamo Cavazzoni, Ricercar Secondo, Canzon sopra Il è bel e bon; Johann Kaspar Kerll, capriccio sopra il Cucù, Canzona 4, Battaglia (in cui il Ripieno sostituisce abbastanza bene le Trompetas en Batalla degli organi spagnoli); Giovanni de Macque, Canzona Francese, Durezze e ligature, Capriccio sopra un soggetto, Consonanze stravaganti, Canzona alla Francese; si conclude con Girolamo Frescobaldi, Toccata cromatica per la levazioine, Toccata Sesta dal secondo Libro, Bergamasca.

In tutti i pezzi Utz si dimostra versatile e appropriato, con cambiamenti di registro (mai più frequenti come nel primo brano) e rubati qua e là che rendono interessante l’ascolto. Purtroppo ha dovuto escludere numerosissimi pezzi degli autori scelti in quanto necessitano dell’estensione fino al Do.

Il libretto si apre con la descrizione dell’organo, della sua storia e del suo restauro. Questo capitolo, piuttosto lungo, è solo in Italiano. Seguono le descrizioni dei brani incisi con note critiche, tradotte anche in Inglese e in Francese, e si conclude con la scheda tecnica dell’organo (solo in Italiano). In copertina c’è una foto dell’organo e in quarta di copertina la scaletta dei brani incisi.

Consigliato agli appassionati del primo barocco e degli organi dall’estensione limitata fino al La e non fino al Do e del repertorio conseguente.

Giugno 2025

Graziano Fronzuto

TREVISO – L’Organo della Chiesa di San Leonardo

TREVISO – L’Organo della Chiesa di San Leonardo

TREVISO – L’Organo della Chiesa di San Leonardo

Sinfonie e Sonate per Organo del Settecento Organistico Trevigiano

Amedeo Aroma

All’organo Gaetano Callido (1787) della Chiesa di San Leonardo

CD Rivo Alto CRR 9811

Oltre al CD dedicato integralmente a Johann Sebastian Bach inciso sull’organo Kuhn (2000) di cui ho parlato QUI, Amedeo Aroma ha inciso questo CD con musiche di Maestri Trevigiani del Settecento. Nomi per lo più poco noti anche nel mondo degli appassionati, ma che hanno scritto musica decisamente accattivante che meritava ampiamente l’incisione.

Il CD si apre con Andrea Luchesi, Sonata in Due Tempi in Fa maggiore (Espressivo-Allegro con brio), prosegue con Giambattista Tagliasassi, Sonata a due tastadure in Sol maggiore (Allegro Moderato), Adagio in Re minore; Ignazio Spergher, Sinfonia in Do maggiore (Allegro-Andantino -Allegro con brio), Pastorale in Re maggiore (Andantino Sostenuto-Allegro espressivo); Girolamo Schiavon, Allegro Maestoso in Do maggiore; Niccolò Moretti, Sonata ad uso Sinfonia in Re maggiore (Allegro), Sonata ad uso Elevazione in Fa maggiore (Larghetto); Giambattista Botti, Toccata in Re minore (Andantino); si chiude con Gaetano Nave, Sinfonia in Do maggiore (Allegro), Sonata ad uso Orchestra in Do maggiore (Allegro moderato).

Se alcuni autori non sono del tutto sconosciuti (Luchesi, Spergher, Moretti), gli altri sono letteralmente tirati fuori dal dimenticatoio tanto che di loro si ignorano gli anni di nascita e/o di morte. Gli spartiti dei brani incisi, insieme ad altri, sono stati pubblicati in un volume apposito, curato dallo stesso Aroma e da Giuliano Simionato, e pubblicato dall’Ateneo di Treviso Edizioni Ensemble ’900/Diastema.

I brani sono tutti di pari levatura, non vi sono particolari capolavori ma sono tutti caratterizzati da buon mestiere compositivo (come molti brani coevi anche di autori blasonati), nelle ampie melodie, nella freschezza dell’invenzione, nel ritmo, nel fraseggio, nelle modulazioni, negli abbellimenti. Unica pecca, ma fino a un certo punto dato che nel periodo considerato nessun compositore, anche dei più famosi, ne era immune, l’uso del basso con note e/o accordi ribattuti e/o trattato come basso albertino.

Si tratta insomma di melodie accompagnate nel modo più semplice, senza ricorrere a contrappunti o a scale e/o arpeggi ma non per questo poco piacevoli, anzi! L’ascolto è divertente e scorre bene senza cadute di stile o di ritmo che rendono bene l’abbinamento organo/brani scelti.

Il libretto riporta una nota di Giuliano Simionato sul complesso dei brani incisi, tradotta anche in Inglese, la foto e il curriculum (ridotto all’osso) di Aroma, la descrizione dell’organo. In copertina c’è un dipinto che ritrae Treviso nel XVIII sec. In quarta di copertina c’è la foto dell’organo con la sua caratteristica mostra callidiana a cuspide con ali laterali.

Consigliato a tutti gli amatori della musica per strumenti a tastiera del XVIII sec., specie se poco nota, e agli estimatori dell’organo callidiano.

Maggio 2025

Graziano Fronzuto

TREVISO – L’Organo Maggiore della Cattedrale

TREVISO – L’Organo Maggiore della Cattedrale

TREVISO – L’Organo Maggiore della Cattedrale
Johann Sebastian Bach – Opere per Organo
Amedeo Aroma
CD Velut Luna CFCD 40

Degli organi della Cattedrale di Treviso ho già parlato QUI, questa volta parlerò di un CD registrato con il monumentale organo Kuhn (2000) che domina il lato sinistro del transetto della vasta chiesa trevigiana.
Il CD è dedicato integralmente a Bach e contiene tre brani molto difficili e di raro ascolto e di rara incisione: la Sonata in Trio in Mi b maggiore BWV 525, il Preludio e Fuga in Mi minore BWV 548 e le Partite diverse sopra “Sei gegrűsset, Jesu gűtig” BWV 768.
Bach ha composto varie sonate in trio per organo delle quali ce ne sono pervenute sei. Qui ascoltiamo la prima, in Mi b maggiore, che come tutte le altre prevede l’uso di un manuale per la mano destra, un altro manuale per la sinistra e la pedaliera per il basso continuo. Arona l’affronta molto correttamente, coi tempi giusti e con i giusti fraseggi, con qualche piccolo rubato che non guasta. Purtroppo però affronta i ritornelli, presenti in tutti e tre i tempi che compongono la sonata, senza alcuna differenza rispetto all’esposizione così che si ascolta due volte consecutivamente ciascuna delle sei parti (due per ogni tempo) senza variazioni, senza abbellimenti e senza nemmeno invertire le mani sui manuali che almeno avrebbe dato un senso ai ritornelli.
Il Preludio e Fuga in Mi minore è una delle opere monumentali di Bach, con passaggi grandiosi e con l’uso particolarmente articolato del pedale. Il Preludio, con le sue parti accordali alternate ad altre contrappuntistiche, scorre bene e in modo particolarmente “pulito” nei fraseggi e nei piccoli rubati che si ascoltano qua e là, anche i cambi di tastiera appaiono appropriati e nei momenti giusti. La fuga, con un tema cromatico fatto di note alternate che passano dalla terza minore all’ottava, è affrontata in modo particolarmente irruento, soprattutto negli episodi liberi dove rapide scalette si alternano a piccoli arpeggi in semicrome, correttamente eseguiti su un altro manuale, che rendono questa fuga eseguita al cardiopalma per quanto eseguita in modo estremamente corretto e senza errori.
Le Partite diverse sopra “Sei gegrűsset, Jesu gűtig” sono costituite dall’esposizione del tema sotto forma di Corale armonizzato a quattro voci e undici variazioni che esplorano molteplici modi di trattare il Corale. Le variazioni consentono ad Aroma di dispiegare la tavolozza sonora particolarmente ricca dello strumento, dalle variazioni che comportano l’uso di due manuali (come la prima, subito dopo il tema) e addirittura di tre (come la decima, dove la mano destra alterna il corale ornato al corale in canto fermo suonato con un’ancia solista).
Il giudizio complessivo è sostanzialmente positivo, salvo un’eccezione che riguarda il Preludio e Fuga in Mi minore e le Partite diverse sopra “Sei gegrűsset, Jesu gűtig” e cioè il ritmo particolarmente rapido con cui Aroma suona i due brani. Pare appena il caso di osservare che “quanto più sono veloce, tanto più sono bravo” può valere per le gare di atletica e non per eseguire questi pezzi di Bach. Per carità, la presa del suono è fatta talmente bene da non far percepire echi e riverberi che -suonando veloce- avrebbero contribuito all’accavallamento delle note con perdita di chiarezza e di distinzione delle note stesse, però la fuga e alcune variazioni della Partita sono eseguite troppo veloce per i miei gusti e -anche se l’organo si presta grazie alla sua perfetta costruzione delle meccaniche dei manuali e del pedale- non mi sono particolarmente piaciute. Ovviamente c’è chi apprezza questo modo di suonare ma io non sono particolarmente convinto che Bach avrebbe gradito.
Il libretto, in Italiano e Inglese, con copertina in Inglese raffigurante Aroma con in mano un volume della Bach-Edition della Peters con sullo sfondo l’Annunciazione di Tiziano che orna l’altare dell’abside della navata destra della chiesa, esplica bene i brani incisi e riporta il ricco curriculum di Aroma e la disposizione fonica dell’organo. La foto dell’organo è riportata sul CD dove il buco centrale del CD stesso capita fra le canne del comparto centrale dei cinque campi di cui è costituita la Mostra.
Fatta la tara dei ritornelli della Sonata e del ritmo veloce degli altri pezzi, il CD è particolarmente interessante e testimonia della presenza sul suono Italiano di un organo di fabbricazione tedesca particolarmente versatile (io, quando ho avuto occasione di suonarlo, ho eseguito alcune Sonate di Alexandre Guilmant, senza dubbio distanti per epoca e per stile dai brani di Bach).
Aprile 2025
Graziano Fronzuto
CREMONA – L’organo della Cattedrale

CREMONA – L’organo della Cattedrale

CREMONA – L’organo della Cattedrale
Fausto Caporali
CD MV Cremona 005/015

La cattedrale di Cremona è un amplissimo edificio a croce greca, sorto a partire dal XIII sec. cui fu aggiunto, dal XIV sec., un altissimo campanile che tuttora è il più alto d’Italia e viene chiamato dai cittadini “il Torrazzo” alto ben 112,54 metri. All’interno della cattedrale, sulla parete sinistra del presbiterio, fu costruito a partire dal 1545 un grandioso organo con base 24 piedi, forse in competizione con il Duomo di Milano dove all’epoca, nello stesso modo, era stato costruito un organo di 24 piedi per ordine di San Carlo Borromeo (cui fu aggiunto nel secolo successivo sul lato destro un altro organo di 24 piedi per ordine del cardinale Federigo Borromeo). Per un organo così importante come quello della cattedrale di Cremona furono sempre chiamati a suonarlo illustri organisti e maestri di cappella e il CD in esame ce ne presenta una illustre schiera ciascuno rappresentato da un pezzo e in due casi da due.
Si comincia con Marc’Antonio Ingegneri, Canzone Francese; seguono Germano Pallavicina, Fantasia ‘La Loda’ (°); Tarquinio Merula, Toccata del II tono, Intonazione cromatica del IV tono; Niccolò Corradini, Ricercar del IX tuono; Giuseppe Gonelli, Sonata (°); Pietro Chiarini, Allegro con violoncello, cornetti e tromboncini in risposta (°); Giacomo Arighi, Allegro (°); Gianfrancesco Polla, Sonata (°); Girolamo Barbieri, Suonata n. 5 (°); Ruggero Manna, Sinfonia dall’opera “Preziosa” (°); don Cesare Paloschi, Brano da cantarsi nella festa del S. Cuore di Gesù (°); Vincenzo Petrali, Versetto per il Gloria; Federico Caudana, Marcia Gaudete, Mater amabilis; don Dante Caifa, Victimae Paschalis (°); il CD si chiude con una composizione dell’attuale organista, quello che ha inciso il CD, Fausto Caporali, Variazioni su Lumen Gentium (°). I brani contrassegnati con (°) sono in prima incisione assoluta.
Il repertorio vastissimo scelto per questo CD percorre tutte le fasi costruttive dell’organo, dal Rinascimento al rifacimento di Pacifico Inzoli che rifece la mostra fondendo le canne di 24 piedi del comparto centrale in un’unica lastra senza giunzioni (e per questo ricevette i complimenti del sommo organaro francese Aristide Cavaillé-Coll), all’ampliamento di Balbiani Vegezzi-Bossi (che introdusse un registro di 32’ alla pedaliera completando la Mostra di 24’ verso il basso) fino all’attuale strumento ricostruito completamente da Mascioni (Op. 1066, anno 1985) grazie ad una generosa offerta del Cavaliere del Lavoro Giovanni Arvedi in cui però le tre canne centrali della Mostra e le canne centrali dei campi laterali (Fa0-Sol0-La0-Sib0-Si0) vennero rese mute. Successivamente all’incisione del CD, nel 2010, le canne mute della Mostra vennero alimentate e comandate da un ’apposita placchetta sulla consolle e usate più che come rinforzo della pedaliera in “cluster” suonate tutte insieme contemporaneamente creando un effetto di “tambor”.
All’ascolto, l’organo si mostra davvero versatilissimo, adatto a suonare i brani di tutte le epoche dal XVI al XX sec.; tant’è vero che ascoltando i primi brani sembra proprio di ascoltare un organo rinascimentale, poi uno barocco, poi uno ottocentesco e con Caudana e Caporali un organo sinfonico novecentesco a tutti gli effetti.
Le interpretazioni di Caporali sono tutte corrette e rispettano lo spirito dei pezzi, dal rinascimentale al contemporaneo, prendendosi qua e là alcune libertà di ritmo e di cambio dei registri che rendono bene i pezzi suonati. Forse solo la sua stessa composizione non è resa con il giusto “pathos” moderno ribadendo il vecchio detto che non sempre gli Autori sono i migliori interpreti della propria musica. Tutto sommato i brani meglio riusciti del CD sono quelli di Federico Caudana, titolare dell’organo Inzoli e poi del Balbiani Vegezzi-Bossi, che vengono resi col giusto “pathos” tardoromantico e con il giusto “rubato” in alcuni passaggi che li arricchiscono particolarmente.
Il libretto è soddisfacente poiché spiega di ogni brano le caratteristiche e la relazione che l’Autore ha avuto con l’organo della cattedrale di Cremona, riporta la disposizione fonica dell’organo attuale, ne raffigura la Mostra e la cassa rinascimentale in copertina mentre in quarta di copertina c’è il disegno originale proposto nel 1543 da Giulio Campi dove spiccano tre canne per ogni lesena laterale, quali columnae sonantes probabilmente per l’effetto “tambor”, che comunque non vennero realizzate.
Il testo, in Italiano, Inglese, Francese e Tedesco mostra la destinazione turistica del CD in vendita presso la Sacrestia della Cattedrale e quindi offerto ai turisti che la visitano e rimangono colpiti dalle dimensioni davvero monumentali dello strumento.
Tutto sommato è un bel CD e lo consiglio a tutti gli appassionati di musica Lombarda dal Rinascimento ai giorni nostri.
Gennaio 2025
Graziano Fronzuto